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Domani online le graduatorie: continua l'incubo degli studenti di medicina dopo la riforma Bernini

Graduatoria attesa per domani, tra regole nuove, voti “salvati” e avvocati pronti ai ricorsi

Domani online le graduatorie: continua l'incubo degli studenti di medicina dopo la riforma Bernini

Domani online le graduatorie: continua l'incubo degli studenti di medicina dopo la riforma Bernini (immagine di repertorio)

Domani è il giorno della graduatoria nazionale di Medicina, uno dei passaggi più delicati dell’anno accademico e, questa volta, anche uno dei più controversi. Per la prima volta entra pienamente in funzione la riforma del cosiddetto semestre filtro, introdotta dal Ministero dell’Università per superare il tradizionale test d’ingresso e selezionare gli studenti sulla base dei risultati ottenuti negli esami iniziali. Una novità che, invece di spegnere le polemiche, le ha moltiplicate.

Lo dimostra il clima che accompagna la vigilia: diversi studi legali specializzati in diritto universitario annunciano di essere pronti a impugnare la graduatoria, ritenendo che alcune delle soluzioni adottate dal Ministero possano generare disparità di trattamento tra gli studenti.

Uno dei nodi principali riguarda il meccanismo delle “sufficienze dirette”, previsto per i voti pari o superiori a 18 ottenuti nel semestre filtro. Il Ministero ha chiarito che questi voti, se inizialmente accettati dallo studente, restano validi anche nel caso in cui, al secondo appello, l’esame venga rifatto con esito insufficiente. In pratica, viene ripristinato il voto positivo del primo appello, annullando l’effetto negativo del secondo tentativo.

Dal Ministero la scelta viene difesa come una misura di tutela del merito già acquisito, per evitare che uno studente perda una sufficienza a causa di un esame successivo andato male. Una soluzione che, però, secondo alcuni legali rischia di alterare la parità di condizioni tra candidati, soprattutto rispetto a chi ha scelto strategie diverse o non ha avuto la possibilità di ripetere la prova.

Altro punto sensibile è il recupero dei crediti formativi. Gli studenti che non hanno raggiunto la sufficienza in una o due materie del semestre filtro non vengono automaticamente esclusi dalla graduatoria. Potranno risultare comunque idonei e, se assegnati a una sede, recuperare i crediti mancanti direttamente nell’università di destinazione.

Il ministro Bernini

Anche in questo caso, l’obiettivo dichiarato è evitare espulsioni automatiche e consentire la prosecuzione del percorso universitario. Ma per i critici si tratta di un meccanismo che introduce un doppio binario: studenti ammessi “a pieno titolo” e studenti ammessi con obblighi formativi aggiuntivi, con possibili ripercussioni sull’organizzazione degli atenei e sulla sostenibilità didattica dei primi anni.

Il punteggio finale di graduatoria viene calcolato esclusivamente sulla base dei voti pari o superiori a 18. Gli esiti insufficienti non entrano nel computo, nemmeno come penalizzazione. Inoltre, per il solo anno accademico 2025/2026, le università potranno prevedere – su richiesta dello studente – che i voti del semestre filtro non concorrano alla media finale di laurea, riconoscendo il carattere sperimentale della riforma.

È una clausola transitoria che, nelle intenzioni del Ministero, serve ad accompagnare il sistema nella fase di rodaggio. Ma proprio questa flessibilità, secondo gli studi legali, potrebbe diventare terreno fertile per contestazioni, soprattutto se emergeranno interpretazioni differenti tra ateneo e ateneo.

Il Ministero ha previsto anche una via d’uscita per chi non proseguirà nel corso di Medicina. Tutti gli studenti non ammessi potranno immatricolarsi in qualsiasi altro corso universitario, anche oltre i termini ordinari stabiliti dai regolamenti degli atenei, e comunque entro il 6 marzo 2026. Una misura pensata per evitare anni “persi” e contenere l’impatto psicologico ed economico dell’esclusione.

Nonostante le cautele, la tensione resta alta. Secondo diversi studi legali, la riforma del semestre filtro avrebbe modificato in corsa le regole del gioco, introducendo criteri di valutazione che potrebbero risultare discriminatori o poco trasparenti. Da qui l’annuncio di ricorsi, soprattutto da parte di studenti che si riterranno penalizzati dalla graduatoria o dalle modalità di calcolo del punteggio.

La pubblicazione della graduatoria, dunque, non segnerà la fine del percorso, ma probabilmente l’inizio di una nuova fase di confronto, questa volta nelle aule dei tribunali amministrativi. La riforma di Medicina, nata per superare il contenzioso infinito dei test d’ingresso, rischia così di aprire un fronte diverso ma altrettanto complesso.

Domani i numeri diranno chi entra e chi resta fuori. Nei mesi successivi, saranno i giudici a dire se il nuovo sistema regge davvero alla prova del diritto.

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