Cerca

Attualità

Vuoi perdere un chilo? Preparati a fare i conti con calorie, metabolismo e le bugie della bilancia

Dalla bilancia al divano, passando per corsa, dieta e funzioni vitali: perché perdere peso è molto più complicato di quanto raccontano i buoni propositi di gennaio

Vuoi perdere un chilo?

Vuoi perdere un chilo? Preparati a fare i conti con calorie, metabolismo e le bugie della bilancia

Alzi la mano chi, dopo le grandi abbuffate delle feste, non abbia pensato almeno una volta: “Da lunedì perdo un chilo”. È uno dei mantra più ripetuti di gennaio, insieme all’iscrizione in palestra mai utilizzata e alla promessa di rinunciare ai dolci “solo per un po’”. Peccato che dimagrire davvero, quello vero, non quello che illude la bilancia dopo due giorni di pasti leggeri, sia una faccenda decisamente più complessa e, soprattutto, meno romantica.

Partiamo dal dato che mette subito i piedi per terra. Per perdere un chilo di massa grassa bisogna bruciare in media tra le 7.000 e le 9.000 calorie. In realtà si tratta di chilocalorie, ma visto che nessuno le chiama così nella vita quotidiana, continuiamo pure a chiamarle calorie, come fanno tutti. Il punto, però, è che questo numero non è scolpito nella pietra. Cambia in base a età, peso, sesso e metabolismo, quattro variabili che rendono impossibile una risposta valida per tutti.

C’è poi un equivoco di fondo che merita di essere chiarito subito, prima ancora di indossare le scarpe da ginnastica. Pesare un chilo in meno non significa essere dimagriti di un chilo. La bilancia è democratica solo in apparenza: registra tutto, acqua compresa. Perdere liquidi, svuotare l’intestino o ridurre temporaneamente il volume dei pasti può far scendere l’ago, ma non ha nulla a che vedere con la perdita di massa grassa, che è l’unica vera protagonista quando si parla di dimagrimento.

Ed è qui che entra in gioco la matematica, quella che non perdona. Per sottrarre al corpo un chilo di grasso occorre consumare più energia di quanta se ne introduca, attraverso una combinazione di alimentazione e attività fisica. Non esistono scorciatoie miracolose, tisane notturne o esercizi da tre minuti capaci di aggirare questo principio. Esistono solo i conti.

Prendiamo l’attività fisica, spesso caricata di aspettative eroiche. Per calcolare il dispendio energetico di una corsa, basta una formula semplice: chilometri percorsi moltiplicati per il proprio peso corporeo e per un coefficiente di 0,9. Un esempio chiarisce tutto. Un podista di 80 chili che corre 10 chilometri brucia circa 720 calorie. Numero rispettabile, senza dubbio. Ma se l’obiettivo è il grasso corporeo, l’entusiasmo dura poco. Dividendo il peso per la distanza percorsa e poi per 20, il risultato è impietoso: 40 grammi di grasso. Altro che chilo.

A questo punto qualcuno potrebbe sentirsi autorizzato a tornare sul divano con la coscienza a posto. E in parte, paradossalmente, la scienza gli dà anche una mano. In media, infatti, circa il 60% del consumo energetico quotidiano dipende dal metabolismo basale, cioè dall’energia che il corpo utilizza per funzionare anche quando siamo immobili: respirare, far circolare il sangue, digerire, mantenere la temperatura corporea. A seconda delle persone, questa quota può oscillare tra il 45% e il 75%.

Un altro 10% circa è legato all’azione specifica degli alimenti ingeriti, mentre solo il 30% del dispendio totale dipende dall’attività fisica. Tradotto: anche stando fermi, il nostro corpo consuma energia. Ma sarebbe un errore clamoroso interpretare questo dato come un invito all’ozio. Il metabolismo non è un motore che gira sempre allo stesso regime: si allena anche lui.

Qui entra in scena la parte meno spettacolare ma più decisiva del dimagrimento. Una dieta equilibrata e un’attività fisica regolare, non necessariamente massacrante, sono strumenti fondamentali per accelerare le funzioni metaboliche. Non serve correre una maratona né sollevare pesi impossibili. Serve costanza. Meglio poco e spesso che tanto e una volta ogni due settimane. Il metabolismo ama la regolarità, detesta gli strappi improvvisi.

C’è poi l’aspetto più sottovalutato di tutti: la testa. Prima ancora che nel corpo, la dieta comincia nel cervello. Le scelte alimentari, la gestione delle porzioni, la capacità di resistere all’ennesimo “strappo perché tanto ormai…” fanno la differenza molto più di una seduta extra in palestra. Pensare di compensare una settimana di eccessi con un’ora di corsa è uno dei grandi autoinganni contemporanei.

Alla fine, il dimagrimento si rivela per quello che è davvero: un processo lento, fatto di equilibri, non di gesti eclatanti. Nessuna formula magica, solo una combinazione di numeri, abitudini e pazienza. Il chilo promesso dopo le feste, se arriva, non lo fa in silenzio e senza fatica. E soprattutto non arriva quando lo si guarda ossessivamente sulla bilancia ogni mattina.

Forse la vera rivoluzione, più che dimagrire in fretta, è capire come funziona il nostro corpo. E accettare che tra una corsa da dieci chilometri e un chilo di grasso c’è di mezzo un abisso fatto di calorie, metabolismo e scelte quotidiane. Poco affascinante, certo. Ma tremendamente reale.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori