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Cronaca
03 Gennaio 2026 - 10:08
Natale Carlotto
È morto a 94 anni Natale Carlotto, ex senatore della Repubblica, protagonista silenzioso ma centrale della storia politica e agricola della provincia di Cuneo. Una figura che ha attraversato decenni di vita pubblica senza mai perdere il contatto con la terra, con le comunità rurali, con quel mondo agricolo che non ha mai considerato un semplice settore produttivo, ma una parte essenziale dell’identità del territorio.
Nato nel 1931 a Ceva, in frazione San Bernardino, Carlotto si è spento in una casa di riposo di Peveragno, la residenza Villa Fiorita di Montefallonio, dove si trovava da tempo. I funerali saranno celebrati lunedì alle 15.30 nella chiesa di Spinetta di Cuneo. Lascia la moglie Isa e i figli Paolo e Franco, ai quali in queste ore si stringono il mondo agricolo, quello politico e istituzionale, ma soprattutto una provincia che lo ha riconosciuto come uno dei suoi punti di riferimento più solidi e coerenti.
La storia pubblica di Natale Carlotto è indissolubilmente legata alla Coldiretti, l’organizzazione agricola alla quale ha dedicato gran parte della propria vita. Per 45 anni ne è stato direttore a Cuneo, un incarico svolto senza percepire alcuno stipendio, scelta che nel tempo è diventata il simbolo di un modo di intendere l’impegno pubblico come servizio e non come carriera. In Coldiretti Carlotto ha ricoperto numerosi ruoli di responsabilità, crescendo insieme all’organizzazione e contribuendo a costruirne il peso politico e sindacale, fino a diventare presidente nazionale dei pensionati e vicepresidente del Comitato europeo degli anziani rurali.
Un percorso che non si è mai limitato alla rappresentanza, ma che ha avuto sempre una forte impronta operativa. Gli uffici della Coldiretti di Cuneo, sotto la sua direzione, sono stati per anni un punto di snodo fondamentale tra le esigenze degli agricoltori, le istituzioni e il legislatore. È proprio da questo lavoro quotidiano, spesso lontano dai riflettori, che sono maturate molte delle proposte legislative che Carlotto ha poi portato in Parlamento.

Accanto all’impegno sindacale, infatti, Natale Carlotto ha costruito una lunga e intensa carriera istituzionale. È stato eletto per cinque legislature, prima alla Camera dei Deputati e poi al Senato della Repubblica, contribuendo in modo costante all’attività parlamentare. Il suo bilancio politico racconta di un lavoro continuo e metodico: 26 leggi approvate su sua proposta, 63 sostenute e ben 374 atti interrogativi presentati nel corso dei mandati. Numeri che restituiscono l’immagine di un parlamentare attento, presente, concentrato su temi concreti più che sulla visibilità mediatica.
Al suo nome sono legate alcune riforme considerate fondamentali per il mondo agricolo e montano. Tra queste spiccano la riforma dei patti agrari e l’ultima legge dedicata alla montagna, provvedimenti che hanno inciso profondamente sulla vita delle aree rurali e alpine. Leggi nate anche grazie alla conoscenza diretta dei problemi del territorio, maturata negli anni di lavoro a stretto contatto con agricoltori, allevatori e amministratori locali.
Carlotto è stato, per più generazioni, un punto di riferimento per sindaci, dirigenti agricoli, amministratori e rappresentanti delle istituzioni. Non un leader carismatico nel senso tradizionale, ma una figura solida, affidabile, capace di tenere insieme competenza tecnica, visione politica e radicamento territoriale. La sua azione è sempre stata orientata alla difesa delle comunità rurali, delle zone montane, di una provincia spesso periferica nei grandi equilibri nazionali, ma centrale per chi la vive e la lavora ogni giorno.
Il legame con la provincia di Cuneo non è mai venuto meno, nemmeno negli anni romani. Natale Carlotto ha dedicato l’intera vita pubblica e politica a questo territorio, portandone le istanze nelle sedi decisionali e restituendo, attraverso leggi e interventi concreti, risposte a problemi spesso ignorati dalla grande politica. Un impegno costante, portato avanti con uno stile sobrio, lontano dagli slogan e dalle mode, che oggi viene ricordato con rispetto trasversale.
Con la sua scomparsa se ne va un pezzo di storia del mondo agricolo piemontese e della politica cuneese. Resta il segno di un uomo che ha fatto della coerenza, del lavoro silenzioso e del servizio al territorio la cifra della propria esistenza pubblica. Insomma, una di quelle figure che non fanno rumore, ma che lasciano tracce profonde e durature.
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