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06 Gennaio 2026 - 20:38
I Gemelli Pasticceri, Pierfranco e Giancarlo Nada
Oggi, martedì 6 gennaio, i Gemelli Pasticceri di Cavagnolo hanno chiuso.
L’Epifania è stato l’ultimo giorno di apertura. Non un congedo silenzioso: il negozio, anche oggi, era pieno. File composte, strette di mano, clienti arrivati apposta “per l’ultima volta”. Un clima sobrio, senza scene. Ma con una consapevolezza condivisa: qui non si stava concludendo solo un’attività commerciale.
I Gemelli Pasticceri hanno tenuto aperto per quasi quarant'anni. Dal 1987 in via Martiri della Libertà, quando quella di Giancarlo con Domenica e Pierfranco Nada era una pasticceria-gelateria diventata poi anche bar dal 1994, e infine un punto fermo per un territorio molto più ampio dei confini comunali. Cavagnolo, certo. Ma anche Brusasco, Brozolo, Verrua Savoia, Monteu da Po, Lauriano, San Sebastiano, Casalborgone, la Valle Cerrina e la vicina Crescentino. Qui si veniva da fuori, senza bisogno di pubblicità. Bastava il passaparola.
Non c’è bisogno di caricare di significati quello che è evidente: per anni i Gemelli sono stati un riferimento. Non un locale “di tendenza”, non una novità da inseguire. Un posto affidabile, riconoscibile, coerente. Sempre aperti, sempre uguali a sé stessi. In un tempo che ha visto sparire botteghe, cambiare mode, svuotarsi i paesi, loro sono rimasti.
La storia è nota, ma vale la pena ricordarla. I fratelli Nada arrivano a Cavagnolo da Gassino, dopo aver imparato il mestiere dal maestro Morizio. Una famiglia di contadini, un raccolto distrutto da una grandinata, un padre che dice ai figli di imparare altro. Non una vocazione romantica, ma una scelta concreta. A 28 anni decidono di mettersi in proprio. Cavagnolo non è una tappa casuale: è un paese che all’epoca offriva spazi e relazioni. E loro sanno costruire entrambe le cose.
Nel locale, dietro la cassa, c’è ancora appesa una frase che racconta più di molte analisi: “Meglio un giorno dai Gemelli, che cento con gli Agnelli”. La scrisse Roberto Gervaso nel 1993. Gervaso era un cliente abituale, “andava matto per i cannoli”, ricordano ancora oggi.

La "combriccola" dei Gemelli Pasticceri oggi
Il lavoro dei Gemelli non ha mai avuto bisogno di sovrastrutture. Pasticceria piemontese, fatta bene. Bignole, torte di nocciole, torte alla frutta, i Gemellini alle mandorle. Gelato artigianale senza scorciatoie: ingredienti semplici, frutta di stagione, niente coloranti né conservanti. Lo zuccotto come semifreddo della casa. Ricette riconoscibili, ripetute con ostinazione. In un mercato che spingeva verso l’omologazione, loro hanno fatto il contrario: hanno resistito restando uguali.
La giornata iniziava presto, prestissimo. Brioches all’alba, laboratorio sempre acceso, turni lunghi. Negli anni il negozio si è ampliato, è arrivato anche Giuseppe, Beppe, il fratello, a occuparsi del bar. I dipendenti non sono mai stati una comparsa. Una brigata vera, che oggi il Comune di Cavagnolo con un post del sindaco Andrea Gavazza ha salutato pubblicamente, con parole misurate ma sentite.
E poi c’è un passaggio che pesa più di altri, perché riguarda il presente recente e non la memoria lontana. L’alluvione dell’aprile 2025. L’esondazione del rio Trincavenna ha colpito duramente Cavagnolo. Il locale dei Gemelli è stato allagato, così come il laboratorio. Danni pesanti, fango ovunque. Per molti, in una situazione simile, sarebbe stato il momento di mollare.
Loro no. Con la forza di volontà dei titolari e dei dipendenti, con giornate passate a spalare e pulire, i Gemelli hanno riaperto in tempi rapidi. Non per dimostrare qualcosa, ma perché era giusto così. In quei giorni c’è stata anche la visita simbolica del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, passato a Cavagnolo e nel chivassese per testimoniare la vicinanza alle attività colpite. Una presenza istituzionale che ha riconosciuto, almeno in parte, il valore di chi tiene aperto un presidio economico e sociale in un paese di collina.
Quel ritorno alla normalità, dopo l’alluvione, aveva dato a molti l’idea che i Gemelli sarebbero andati avanti ancora. E invece la decisione di chiudere, maturata nel tempo, arriva oggi. Non come una resa, ma come una scelta. Dopo oltre trent’anni di lavoro continuo, senza pause vere, fermarsi è anche un diritto.
Oggi, dentro il negozio, si respirava qualcosa di diverso dal cordoglio rituale. C’era riconoscenza. C’era chi ricordava la prima torta di compleanno, chi il gelato preso da bambino, chi le domeniche mattina. Non nostalgia, ma memoria concreta. Fatta di abitudini. Di appuntamenti fissi. Di un posto che c’era sempre.
Io li ho conosciuti dall’inizio, nella bottega piccola, prima che si allargasse. E forse è anche per questo che la chiusura colpisce in modo netto, senza bisogno di aggiungere enfasi. Perché vedere crescere un’attività insieme a un paese significa sapere che certe serrande non sono tutte uguali quando scendono.
I Gemelli Pasticceri non hanno mai cercato di “fare sistema”, non hanno mai preteso riconoscimenti. Hanno semplicemente lavorato. Anni e anni, tutti i giorni, diventando un punto di riferimento per un’area vasta, che spesso fatica a riconoscere i propri luoghi simbolici finché non li perde.
Non serve aggiungere altro. La speranza che una nuova storia possa nascere è legittima, ma non cancella ciò che è stato. E non lo deve fare. La storia dei Gemelli Pasticceri resta, così com’è stata: lunga, coerente, faticosa, concreta.
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