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Carcere di Biella, 44 aggressioni in un anno: il bilancio del Sinappe sul 2025

Un contesto operativo definito particolarmente gravoso

Carcere di Biella

Carcere di Biella, 44 aggressioni in un anno: il bilancio del Sinappe sul 2025 (foto di repertorio)

Il 2025 è stato un anno particolarmente complesso per il personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso la casa circondariale di Biella. A tracciarne un bilancio è il Sinappe, il sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria, che parla di un contesto operativo difficile, segnato da numerose criticità e da un carico di lavoro costante e spesso silenzioso.

Secondo quanto comunicato dal sindacato, nel corso dell’anno appena concluso gli agenti hanno dovuto affrontare “numerose e complesse vicende operative”, dimostrando spirito di sacrificio, professionalità e senso del dovere in un ambiente definito particolarmente gravoso. Il dato più allarmante riguarda il numero delle aggressioni: ben 44 episodi ai danni del personale della Polizia Penitenziaria e anche del personale medico e civile operante all’interno dell’istituto.

Un numero che, secondo il Sinappe, testimonia in modo evidente la delicatezza del servizio svolto quotidianamente e le difficoltà strutturali che caratterizzano la gestione della popolazione detenuta. Le aggressioni rappresentano solo uno degli aspetti più visibili di una tensione costante che accompagna il lavoro degli operatori penitenziari, chiamati a garantire sicurezza, ordine e assistenza in un contesto complesso.

Accanto a questi dati critici, il sindacato sottolinea però anche un aspetto che viene definito di grande valore umano e professionale. Nel corso del 2025, infatti, il personale in servizio presso il carcere di Biella è riuscito a salvare la vita a cinque detenuti che avevano tentato gesti estremi. Interventi resi possibili da tempestività, competenza operativa e prontezza di riflessi, che hanno evitato conseguenze irreparabili.

Grazie a questi interventi, sottolinea il Sinappe, nel 2025 non si è registrato alcun suicidio né alcun decesso per cause naturali all’interno della struttura. Un risultato che viene indicato come frutto diretto dell’impegno quotidiano degli operatori, spesso chiamati a svolgere un ruolo che va ben oltre la sola funzione di custodia.

Il bilancio tracciato dal sindacato restituisce così l’immagine di un istituto penitenziario attraversato da forti criticità, ma anche sostenuto dal lavoro di operatori che, nonostante le difficoltà, continuano a garantire sicurezza e tutela della vita umana. Un quadro che riporta al centro del dibattito il tema delle condizioni di lavoro nelle carceri e della necessità di interventi strutturali a sostegno del personale.

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