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Autostrade più care nel 2026: cosa cambia per i torinesi tra pedaggi e accise

Dal 1° gennaio 2026 pedaggi +1,5% in Piemonte; accise: benzina -4,05 cent/l, gasolio +4,05

Autostrade più care nel 2026: cosa cambia per i torinesi tra pedaggi e accise

Svegliarsi nel nuovo anno e scoprire che spostarsi costa un po’ di più non è mai una notizia piacevole. Eppure è esattamente ciò che molti automobilisti e pendolari hanno trovato ad attenderli con l’arrivo del 2026. Dopo anni di tariffe sostanzialmente ferme, dal 1° gennaio i pedaggi autostradali tornano a crescere, con un aumento medio attorno all’1,5% su gran parte della rete nazionale. Un ritocco che non fa rumore, ma che incide, soprattutto per chi l’autostrada la percorre ogni giorno.

Nel Torinese l’impatto non è astratto, ma passa da nomi e tratte ben precise. L’adeguamento interessa l’A4 Torino–Milano, l’A6 Torino–Savona e l’A32 Torino–Bardonecchia/Frejus, gestite rispettivamente da SATAP, Autostrada dei Fiori e SITAF. Su questi assi strategici per il traffico pendolare e turistico l’aumento è in linea con la media nazionale. Restano invece fuori dall’adeguamento i tronchi A5 e A21 gestiti da Itp – Ivrea Torino Piacenza, la stessa società che controlla anche la tangenziale A55, ma per la quale l’esclusione esplicita riguarda proprio A5 e A21.

Il ritorno agli aumenti non è una scelta estemporanea. Il lungo “congelamento” delle tariffe è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale nell’ottobre scorso, aprendo la strada a una revisione del sistema. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha quindi disposto un adeguamento legato all’inflazione, riattivando una dinamica che punta a essere più uniforme lungo la penisola. Il risultato, per il 2026, è un incremento contenuto nelle percentuali, ma reale nella quotidianità di chi passa spesso dal casello.

A rendere il conto meno lineare contribuisce un dettaglio che molti automobilisti sottovalutano: la regola dell’arrotondamento. Il pedaggio finale, infatti, non è sempre il risultato “puro” dell’aumento percentuale, ma viene adattato ai 10 centesimi di euro, per eccesso o per difetto, come previsto dal decreto interministeriale del 12 novembre 2001. In pratica, la cifra visualizzata al casello può discostarsi leggermente dal calcolo teorico, e su percorrenze ripetute anche queste piccole differenze finiscono per sommarsi.

In parallelo agli aumenti dei pedaggi, il nuovo anno ha portato con sé anche un cambio di passo sui carburanti, con un riallineamento delle accise che sposta l’ago della bilancia tra benzina e gasolio. Dal 1° gennaio la benzina beneficia di una riduzione di 4,05 centesimi al litro, mentre il gasolio impiegato come carburante subisce un aumento della stessa entità. Un movimento speculare che alleggerisce, seppur di poco, il costo per chi guida a benzina e appesantisce quello per chi utilizza veicoli diesel.

Il risultato è un quadro a doppia velocità. Per alcuni automobilisti torinesi l’aumento dei pedaggi può essere in parte compensato dal lieve risparmio alla pompa, per altri il rincaro del gasolio si somma all’incremento autostradale. Tutto dipende da chilometraggi, consumi e frequenza d’uso dell’autostrada. Chi percorre ogni giorno l’A4, l’A6 o l’A32 avverte l’aumento con maggiore continuità, mentre chi utilizza prevalentemente i tronchi A5 e A21 resta, almeno per ora, fuori dall’adeguamento tariffario.

Sul piano pratico, il 2026 impone una maggiore attenzione alla pianificazione. Anche variazioni minime, moltiplicate per decine o centinaia di viaggi all’anno, incidono sul budget di viaggio. Non si tratta di una stangata improvvisa, ma di un aggiustamento che segna la fine di un’eccezione durata anni e riporta il sistema a una normalità fatta di piccoli, costanti ritocchi.

In sintesi, il nuovo anno si apre con una certezza: muoversi resta possibile, ma costa un po’ di più. Pedaggi ritoccati, carburanti riallineati e regole tecniche come l’arrotondamento al casello ridisegnano il perimetro delle spese quotidiane. Senza allarmismi, ma con la consapevolezza che anche gli aumenti moderati, quando diventano strutturali, finiscono per farsi sentire.

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