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02 Gennaio 2026 - 12:56
Distanze cimiteriali, una norma del 1934 cambia volto: dal Piemonte al Parlamento la svolta che sblocca l’urbanistica locale
Una regola nata quasi un secolo fa, pensata per un Paese che non esiste più, smette finalmente di essere un vincolo rigido e spesso paralizzante. Con l’approvazione della Legge di Bilancio, il Parlamento ha recepito la proposta avanzata dalla Regione Piemonte sulla revisione delle distanze cimiteriali, modificando l’articolo 338 del Testo Unico delle leggi sanitarie del 1934. Una svolta attesa da anni da sindaci e amministratori locali, soprattutto nei piccoli Comuni, che ora potranno tornare a pianificare il territorio con maggiore margine di manovra.
Il percorso che ha portato a questo risultato parte dal Piemonte e affonda le radici nell’ascolto diretto delle criticità segnalate dagli enti locali. In molte realtà, in particolare montane e collinari, la presenza di cimiteri a ridosso dei centri abitati e l’applicazione rigida della fascia di rispetto avevano finito per congelare intere porzioni di territorio, impedendo interventi edilizi, recuperi urbanistici e progetti di valorizzazione. Una situazione che, nel tempo, ha prodotto immobilismo, contenziosi e frustrazione amministrativa.
La svolta prende forma il 9 settembre 2025, quando il Consiglio regionale del Piemonte approva una proposta di legge di iniziativa della Giunta regionale, fortemente voluta dall’assessore all’Urbanistica Marco Gallo. Un atto politico che nasce non da un’astrazione tecnica, ma dal confronto quotidiano con i sindaci, chiamati a governare territori complessi con strumenti normativi spesso inadeguati.

Dopo il via libera di Palazzo Lascaris, la proposta viene trasmessa ai parlamentari piemontesi, con l’obiettivo di portare il tema all’attenzione nazionale. L’idea è chiara: superare un vincolo figlio di un’altra epoca, senza compromettere la tutela della salute pubblica, ma riconoscendo che le condizioni igienico-sanitarie, le tecniche di sepoltura e l’organizzazione degli spazi urbani sono profondamente cambiate.
Il passaggio decisivo avviene in Parlamento, dove la proposta regionale viene tradotta in un emendamento presentato dal senatore Giorgio Bergesio, che ne segue l’iter fino all’approvazione definitiva all’interno della manovra di bilancio. Un risultato non scontato, che dimostra come un’iniziativa nata sui territori possa trovare ascolto anche a livello statale, se sostenuta da un lavoro politico coerente e trasversale.
La nuova norma introduce una maggiore flessibilità urbanistica. All’interno della zona di rispetto cimiteriale, e a una distanza non inferiore a 50 metri dal perimetro, sarà ora possibile realizzare interventi edilizi e urbanistici, a condizione che vi sia una deliberazione del Consiglio comunale e il parere favorevole dell’ASL competente. Non un liberi tutti, ma una procedura che restituisce responsabilità e discrezionalità agli enti locali, mantenendo saldi i presìdi sanitari.
È proprio questo l’equilibrio rivendicato dall’assessore Marco Gallo, che parla di un risultato concreto, nato dall’ascolto e tradotto in una proposta normativa capace di incidere realmente. Una modifica che, per molti Comuni, rappresenta una opportunità di sviluppo, consentendo di recuperare aree oggi inutilizzabili, favorire interventi di riqualificazione e contrastare fenomeni come lo spopolamento e l’abbandono edilizio.
La portata della riforma va oltre i confini regionali. Il Piemonte si propone come capofila nazionale su un tema che riguarda centinaia di amministrazioni locali e che per anni ha generato incertezza interpretativa e rallentamenti procedurali. Una dimostrazione concreta del ruolo che le Regioni possono svolgere come ponte tra territori e Stato, traducendo bisogni locali in scelte legislative di respiro più ampio.
Dal punto di vista urbanistico, la revisione delle distanze cimiteriali segna anche un cambio di paradigma. Non più norme immutabili, ma regole che tengono conto dell’evoluzione della società, delle tecnologie e delle esigenze demografiche. In molti piccoli centri, soprattutto nelle aree interne, ogni metro quadrato disponibile può fare la differenza tra stagnazione e rilancio.
Il provvedimento si inserisce inoltre in una visione più ampia di governo responsabile del territorio, dove la tutela della salute pubblica non è contrapposta allo sviluppo, ma integrata in scelte pianificate e consapevoli. La possibilità di valutare caso per caso, con il coinvolgimento dei Consigli comunali e delle ASL, restituisce ai Comuni un ruolo attivo e non più meramente esecutivo.
Con questa modifica normativa, il Piemonte rafforza la propria immagine di Regione capace di proporre soluzioni pragmatiche, lontane dagli slogan e ancorate alla realtà amministrativa. Una risposta concreta a problemi concreti, che per anni hanno frenato progetti e alimentato frustrazione nei territori più fragili.
In definitiva, la revisione delle distanze cimiteriali non è solo un intervento tecnico. È un segnale politico chiaro: le regole possono e devono evolvere, se vogliono continuare a servire le comunità. E quando questo accade partendo dall’ascolto dei territori, il risultato può davvero cambiare il modo in cui i Comuni immaginano e costruiscono il proprio futuro.
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