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02 Gennaio 2026 - 10:42
Non è maleducazione né pigrizia: quando un bambino “non sta fermo” forse c’è molto di più dietro
Immagina di avere nella testa una televisione accesa tutto il giorno, con il telecomando rotto. I canali cambiano da soli, uno dopo l’altro. Tu vorresti guardare un cartone preciso, ma dopo pochi secondi lo schermo passa a qualcos’altro. Non perché non ti interessa, ma perché il tuo cervello fa fatica a restare fermo su una cosa sola. Per molte persone con ADHD succede proprio questo.
L’ADHD è una parola complicata che indica il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. È una condizione che riguarda soprattutto i bambini, ma può continuare anche quando si diventa adulti. Non è una malattia che si prende come l’influenza, non è una colpa e non vuol dire essere maleducati o pigri. Vuol dire che il cervello funziona in modo diverso, come se avesse un motore sempre acceso.
Un bambino con ADHD può avere difficoltà a stare seduto, a concentrarsi sui compiti o ad aspettare il proprio turno. A volte parla senza pensarci, si muove tanto, si distrae facilmente anche se vuole fare attenzione. Non lo fa apposta. È come se dentro avesse troppa energia tutta insieme. Anche gli adulti con ADHD possono sentirsi così: dimenticano le cose, fanno fatica a organizzarsi, iniziano tante attività ma ne finiscono poche e spesso si sentono rimproverati o inadeguati.
Negli ultimi anni si sente parlare sempre di più di ADHD. I medici dicono che le diagnosi sono aumentate, soprattutto tra i bambini, ma anche tra gli adulti. Questo però non significa automaticamente che ci siano più persone con ADHD rispetto al passato. In parte succede perché oggi si conosce meglio questo disturbo. Molti anni fa, un bambino con ADHD veniva semplicemente chiamato “vivace”, “distratto” o “difficile”. Nessuno pensava che potesse esserci qualcosa di più profondo.

Oggi invece genitori, insegnanti e medici fanno più attenzione. Quando un bambino fatica molto a scuola o nelle relazioni con gli altri, si cerca di capire il motivo. Questo ha permesso a tante persone di ricevere una spiegazione per quello che provano da sempre. Anche molti adulti scoprono di avere l’ADHD solo da grandi, rendendosi conto che certi problemi non dipendevano da loro, ma dal modo in cui funziona il loro cervello.
C’è però anche un altro motivo per cui se ne parla tanto: internet e i social. Su TikTok, Instagram e YouTube si trovano moltissimi video sull’ADHD. Alcuni sono utili e aiutano a sentirsi meno soli. Altri però possono essere fuorvianti. A volte basta sentirsi stanchi, distratti o agitati per pensare subito di avere l’ADHD. Ma non sempre è così.
Gli esperti spiegano che non tutto è ADHD. Anche lo stress, l’ansia, la mancanza di sonno, i problemi a casa o a scuola possono rendere una persona distratta o nervosa. Un bambino che attraversa un periodo difficile può sembrare iperattivo o disattento senza avere questo disturbo. Per questo i medici mettono in guardia dalle autodiagnosi, cioè dal decidere da soli, magari guardando un video online, di avere l’ADHD.
L’ADHD nasce da una combinazione di fattori. In parte dipende dalla genetica, cioè da quello che ereditiamo dalla nostra famiglia. In parte dal modo in cui il cervello cresce e si sviluppa. Non è causato dal fatto di guardare troppa televisione, usare il cellulare o giocare ai videogiochi. E non è colpa dei genitori.
I sintomi dell’ADHD di solito si vedono già da piccoli, spesso quando si inizia la scuola. È lì che stare seduti, ascoltare e seguire delle regole diventa più difficile. Alcuni bambini con ADHD possono sentirsi spesso rimproverati, anche se si impegnano. Questo può farli sentire tristi, arrabbiati o poco capaci, abbassando la loro autostima.
Anche da adulti l’ADHD può creare problemi. Al lavoro si può fare fatica a rispettare le scadenze o a organizzare le attività. Nelle relazioni con gli altri si può essere più impulsivi o sensibili alle critiche. Molte persone con ADHD raccontano di sentirsi giudicate per tutta la vita, come se non fossero mai abbastanza.
Proprio per questo, quando l’ADHD è reale, una diagnosi fatta bene può aiutare molto. Non serve per mettere un’etichetta, ma per capire come funzioniamo e trovare strategie adatte. In alcuni casi possono essere utili anche dei farmaci, ma solo se prescritti da specialisti e dopo una valutazione attenta. L’ADHD non è una moda e non è una scorciatoia per spiegare tutto.
I medici ricordano che l’ADHD non è un gioco. È una condizione seria, che va presa sul serio, ma anche spiegata con parole semplici, soprattutto ai bambini. Avere l’ADHD non significa avere qualcosa che non va. Significa avere un cervello che corre più veloce, che a volte ha bisogno di binari diversi per non deragliare.
Capire l’ADHD, senza paura e senza esagerazioni, aiuta tutti. Aiuta chi ne soffre a sentirsi compreso. Aiuta gli adulti a non giudicare troppo in fretta. E aiuta i bambini a crescere sapendo che ognuno è diverso, e che anche chi sembra sempre distratto o iperattivo può avere talenti, idee e sensibilità speciali.
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