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La Voce degli animali

Brigitte Bardot, i ricci e quella lettera arrivata un anno prima dell’addio

Dal cinema mondiale ai ricci salvati, dalle luci dei riflettori a una lettera scritta a mano: il legame profondo con il Centro Recupero Ricci “La Ninna”, l’ultima prefazione, la riccia d’oro e un’eredità morale che continua a camminare sulle zampe dei più fragili

Brigitte Bardot, i ricci e quella lettera arrivata un anno prima dell’addio

Brigitte Bardot, i ricci e quella lettera arrivata un anno prima dell’addio

Il tempo a volte sembra fermarsi per un istante, come se il mondo intero trattenesse il fiato. Domenica 28 dicembre 2025 è uno di quei giorni. Se ne va Brigitte Bardot, e con lei non muore soltanto un’icona del cinema mondiale, ma una coscienza, una voce libera, una donna che ha scelto di spogliarsi della fama per rivestirsi di qualcosa di infinitamente più raro: la coerenza.

Il grande pubblico la ricorderà per il suo volto, per quella bellezza che ha incendiato gli schermi e attraversato decenni di cinema. Ma chi davvero l’ha conosciuta, chi ha avuto il privilegio di incrociare il suo sguardo umano prima ancora che artistico, sa che Brigitte Bardot era molto di più. Era una donna che, nel momento di massimo successo, ha avuto il coraggio di dire basta. Basta ai riflettori, basta ai compromessi, basta a un mondo che applaude ma non ascolta. Ha scelto gli animali. E lo ha fatto senza tornare indietro, senza calcoli, senza nostalgia.

bardot

È per questo che al Centro Recupero Ricci “La Ninna” non parlano di lei come di una celebrità, ma come di un’amica. Un’anima affine. Una presenza silenziosa e potente che, esattamente un anno fa, ha abbracciato una causa apparentemente piccola – quella dei ricci – e l’ha resa universale. Lo ha fatto con una lettera scritta a mano, con un disegno semplice e delicato, con parole che oggi suonano come un testamento morale.

La storia inizia nel 2024, quando Florence Marchal, volontaria profondamente legata al Centro, decide di inviare a Brigitte Bardot una copia dell’edizione italiana del fumetto 75 Kg di felicità. Un gesto d’amore, senza aspettative. E invece arriva una risposta. Immediata. Intima. Una lettera autografa, accompagnata da un piccolo disegno. Un segno concreto, tangibile, di attenzione vera.

"Natale 2024.
Cari voi tutti, Florence, Massimo e tutti quanti!
Ho adorato questo magnifico fumetto, omaggio a Ninna. Vi scriverò una prefazione perché ho una passione per i ricci, ho anche fatto un piccolo disegno sul retro di questo foglio. Lasciatemi solo il tempo di riprendere il fiato e di scrivere il mio piccolo testo. Sono sopraffatta dal tanto lavoro, ma la Ninna è prioritaria. Siccome parlo un po’ l’italiano, che ho imparato prima del francese, quando avevo quattro anni, sono riuscita a leggere interamente questo bello e tenero libro d’amore. Baci, baci, Brigitte Bardot"
.

Parole che oggi colpiscono, commuovono, quasi sconvolgono. Perché quella lettera è arrivata esattamente un anno prima della sua morte, come se il tempo avesse voluto lasciare un segno preciso, un cerchio che si chiude con una delicatezza disarmante.

In risposta, Massimo Vacchetta, fondatore del Centro, le invia una copia del suo primo libro, 25 grammi di felicità, per raccontarle da dove tutto è iniziato: l’incontro con una riccina orfana di 25 grammi e la scelta radicale di cambiare vita, rinunciando a denaro e sicurezza per dedicarsi completamente ai più fragili. Una storia che Brigitte Bardot sente profondamente sua, perché anche lei aveva abbandonato una carriera straordinaria per seguire una vocazione etica, assoluta.

E Brigitte Bardot mantiene la promessa. Nei primi giorni di gennaio 2025 arriva la prefazione. Oggi è parte integrante della seconda edizione italiana e della prima edizione francese di 75 Kg di felicità, accanto alle firme di Brian May, Bruno Bozzetto e Andreas Hoppe. Un coro di voci diverse, unite dalla stessa urgenza: difendere la vita quando è più vulnerabile.

Il legame diventa sempre più profondo. Il 27 aprile 2025, durante il Riccio Music Day, Massimo Vacchetta decide di conferirle la riccia d’oro, un riconoscimento simbolico destinato a personalità che hanno dedicato la propria esistenza alla protezione degli animali e alla biodiversità. Brigitte Bardot non può essere presente. L’età e la salute non glielo consentono. Ma manda un messaggio vocale, in italiano, che emoziona tutti.

"Pronto? Sono Brigitte! Volevo ringraziare tutti quelli che hanno fatto la BD con il riccio, i ricci! Questo piccolo animale che mi piace tanto e che amo molto molto, molto! Mi fa piacere sapere che adesso, con questo fumetto, il mondo sarà meno crudele con i ricci. Mando a tutti quanti un enorme bacio, molti baci con tutto il cuore, e sono très fière di aver ricevuto un riccio d’oro, che mi fa molto piacere… ringrazio per tutto! Baci, baci, amore, amore… Ciao!"

Per tre volte ripete di essere très fière. Orgogliosa. Probabilmente l’ultimo premio della sua vita.

Quando, a luglio, la riccia d’oro arriva finalmente a casa sua, Brigitte Bardot la sistema in bella vista nel salotto. È felice. Lo racconta il suo agente, lo conferma Eric Gousset, il guardiano della sua casa. Quel premio non era un oggetto: era un simbolo. Una conferma. Una carezza ricevuta alla fine di un percorso lungo e solitario.

A fine settembre, per i suoi 91 anni, il Centro le dedica un post affettuoso, accompagnato da un disegno di Roberta Morucci che gioca con i numeri, trasformando i 91 in 19. Brigitte Bardot lo vede e lo definisce adorable. È uno degli ultimi scambi, uno degli ultimi sorrisi.

Poi arriva ottobre. Le notizie sulla sua salute si fanno più insistenti. L’agente conferma che è molto stanca. A dicembre partono gli auguri di Natale. Non si saprà mai se li abbia letti.

"Non sappiamo se sia riuscita ancora a leggere i nostri ultimi auguri di Natale, che le abbiamo mandato a dicembre, ma ci piace pensare di sì" – racconta Massimo Vacchetta"sono molto addolorato per la sua scomparsa perché lei era un pilastro per la difesa dei diritti degli animali con il suo esempio di sacrificio e dedizione. Grazie al suo carisma e alla sua sensibilità aveva dato un contributo significativo nella battaglia contro il maltrattamento e la sofferenza degli animali. Per quanto riguarda il nostro Centro, alla quale si era sinceramente affezionata, posso dire che grazie a lei la nostra missione è stata proiettata sulle pagine dei più importanti giornali d’Europa. Il legame che si era creato tra di noi mi ha dato la forza di continuare in un momento per me difficile, di grande stanchezza fisica ed emotiva. Penso che anche lei si sentisse un po’ meno sola dopo aver conosciuto la nostra realtà e sento di farmi testimone del suo messaggio che umilmente porterò avanti nel corso della mia vita".

Il fumetto 75 Kg di felicità racconta la stessa storia di 25 grammi di felicità, ma ribaltandone lo sguardo: a parlare non è più l’uomo, ma la riccina. Un cambio di prospettiva che è anche una scelta etica. Guardare il mondo dal basso, da chi non ha voce, da chi paga il prezzo delle nostre scelte.

I ricci, animali sentinella degli ecosistemi, stanno scomparendo. In Europa il calo è del 70% in vent’anni. In Inghilterra si è passati da 30 milioni a meno di ottocentomila esemplari.

"Se non faremo nulla per fermare il declino di questa specie, i ricci si estingueranno in meno di 20 anni. Se sono ad un passo dall’estinzione animali così comuni, i prossimi saremo noi" avverte Massimo Vacchetta.

Il Centro Recupero Ricci “La Ninna”, nato nel 2014 da un incontro casuale e salvifico, oggi accoglie circa 400 ricci all’anno. Vittime dei decespugliatori, delle auto, dei pesticidi, del cambiamento climatico. È un presidio di cura, di studio, di resistenza. E presto potrebbe diventare il primo ospedale e centro di ricerca interamente dedicato a questi piccoli mammiferi.

Anche questo è parte dell’eredità di Brigitte Bardot. Non un mito lontano, ma una responsabilità concreta.

"Non voglio che i ricci si estinguano, non solo perché li ritengo animali meravigliosi, ma perché temo che il loro destino possa presto diventare il nostro…", conclude Massimo Vacchetta.

Insomma, Brigitte Bardot non ha lasciato solo ricordi. Ha lasciato una strada. E sta a noi decidere se avere il coraggio di percorrerla.

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