Cerca

Attualità

Arriva la neve a Natale: ecco dove sono previste le nevicate più abbondanti

Le mappe confermano la svolta: primi fiocchi tra martedì e mercoledì oltre i 1000 metri, poi una seconda irruzione più fredda tra il 21 e il 24 dicembre con neve fino a 800–1000 metri

Arriva la neve a Natale: ecco dove sono previste le nevicate più abbondanti

Arriva la neve a Natale: ecco dove sono previste le nevicate più abbondanti

Un uomo in stazione a Torino si tira su il cappuccio mentre il tabellone dei treni lampeggia un avviso secco: “Possibili ritardi per condizioni meteo avverse”. È ancora buio, sono le 6:45 di un martedì di metà dicembre, la città odora di pioggia e di camini, e sopra la collina una linea lattiginosa separa le nuvole dalla cresta. È il limite della neve che torna a scendere di quota. Non c’è atmosfera natalizia, non c’è attesa festosa: c’è l’inizio di una sequenza annunciata da giorni, che i modelli meteorologici hanno tracciato con coerenza e che le anticipazioni del colonnello Mario Giuliacci hanno tradotto in un messaggio netto. L’inverno rientra in scena in due tempi distinti, con piogge diffuse e nevicate progressivamente più probabili lungo l’arco alpino.

La prima parte di questo copione prende forma tra martedì e mercoledì, quando una perturbazione atlantica, agganciata a un canale più fresco in arrivo dalla Francia, insiste sul Nord-Ovest e su ampie porzioni del versante tirrenico. Le piogge interessano Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e le isole maggiori, con i fenomeni più intensi concentrati tra Liguria e Piemonte. Sulle Alpi centro-occidentali la neve torna a cadere oltre i 1000 metri, mentre le temperature massime al Centro-Nord restano spesso sotto i 10 gradi, con minime inferiori ai 5 gradi nelle valli interne. Al Sud, invece, resistono valori più miti, spesso sopra i 15 gradi, disegnando quel gradiente nord-sud che accompagna le fasi iniziali delle irruzioni atlantiche.

Dal punto di vista nivologico non è un passaggio banale. Questa prima fase contribuisce al consolidamento del manto nevoso alle quote medie dell’arco alpino occidentale, dalle Alpi Marittime alle Cozie, passando per le Graie e il settore occidentale delle Retiche. Non è ancora la neve fredda delle grandi discese artiche: la struttura resta atlantica, l’isotermia è modesta. Ma il segnale di svolta è chiaro.

La seconda parte della storia si apre nella finestra tra il 21 e il 24 dicembre, quando le proiezioni indicano l’ingresso di correnti nord-atlantiche, talvolta accompagnate da minimi di pressione in transito dalla Francia verso il Mediterraneo occidentale. È qui che la quota neve tende ad abbassarsi in modo più deciso. Sulle Alpi centro-occidentali i fiocchi possono scendere fino a 800–1000 metri, con apporti più consistenti nei settori esposti allo stau. Sull’Appennino centro-settentrionale lo scenario più plausibile colloca la neve intorno ai 1200–1400 metri, con variazioni legate all’intensità dei rovesci e alla conformazione delle valli.

Su questa scala temporale, le mappe del modello ECMWF mostrano un coinvolgimento frequente di Liguria, regioni tirreniche e Sud in precipitazioni diffuse, mentre la Val Padana orientale e l’area adriatica rischiano di restare più ai margini o di sperimentare una distribuzione irregolare dei fenomeni. Il segnale termico rientra su valori più consoni alla stagione, con isoterme a 1500 metri prossime allo zero al Nord, intorno ai +2 gradi al Centro e +4/+5 gradi al Sud, una firma tipica di un raffreddamento marittimo, non di un’irruzione continentale pura.

La credibilità di questo scenario non poggia su una singola previsione. Le ultime uscite del modello europeo ECMWF convergono su un aumento dell’attività ciclonica sul Mediterraneo occidentale durante la settimana natalizia, con correnti di origine islandese e groenlandese e un getto polare ondulato. È il pattern che storicamente favorisce piogge sul Nord-Ovest e sulle regioni tirreniche, e neve sulle Alpi a quote in calo. Le previsioni mensili del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, aggiornate a metà dicembre, parlano di un contesto più dinamico tra il 22 e il 28 dicembre, con precipitazioni in media o localmente superiori e temperature in progressivo avvicinamento alla norma. La stessa linea è ribadita dalle analisi della redazione MeteoGiuliacci, che colloca il ritorno dell’inverno più incisivo proprio tra il 22 e il 24 dicembre, con nevicate abbondanti sulle Alpi centrali e occidentali sopra gli 800–1000 metri.

Tradotto sul territorio, le aree più esposte restano le Alpi Marittime, le Cozie e le Graie, con una prima fase oltre i 1000 metri e una seconda capace di spingere la neve più in basso. Le Alpi Retiche mostrano un coinvolgimento crescente, soprattutto nella fase fredda, mentre l’Appennino ligure-emiliano e tosco-emiliano restano in bilico, con margini per fioccate alle quote medio-alte. Più incerto il segnale sulle Alpi orientali, dove molto dipenderà dalla traiettoria dei minimi depressionari.

La cronaca del meteo non è fatta solo di fiocchi. Liguria di Levante, Toscana, Lazio, porzioni di Campania e Sardegna possono sperimentare piogge intense, specie nella seconda fase, mentre in Pianura Padana il passaggio da nebbie persistenti a un regime più ventilato e umido aumenta i rischi legati alla visibilità e al ghiaccio notturno nelle valli quando le nubi si aprono dopo il fronte. Sul fronte termico, dopo settimane spesso sopramedia, la seconda metà di dicembre riporta l’Italia verso un quadro più invernale ma senza eccessi: freddo normale al Nord, più attenuato al Centro, ancora smorzato al Sud.

Resta il tema dell’affidabilità. Oltre i 5–7 giorni, le stime puntuali di quota neve e accumuli diventano fragili. Ha senso però leggere il pattern, non il dettaglio del singolo run. In questo senso, la doppia fase individuata anche dalle analisi pubblicate da Il Tempo con Giuliacci resta una sintesi robusta. Le tendenze weekly e mensili dell’Aeronautica Militare descrivono il contesto, non il campanile, e vanno integrate con bollettini giornalieri e avvisi di criticità. Sullo sfondo, la fase ENSO verso la neutralità tra fine 2025 e inizio 2026 suggerisce un quadro euro-atlantico più mobile, capace di oscillazioni frequenti, ma non determina il singolo Natale.

Per chi si muove tra montagna e città, il messaggio è pragmatico. Le strade alpine richiedono dotazioni invernali e attenzione ai tratti in ombra, le stazioni sciistiche potrebbero beneficiare di nuovi apporti nevosi ma restano esposte al vento, le aree urbane tirreniche devono fare i conti con piogge persistenti e possibili allagamenti localizzati. Sull’Appennino, ogni spostamento va pianificato con cautela, evitando di affidarsi a una sola previsione.

Guardando oltre, gli aggiornamenti a medio-lungo termine del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare lasciano intravedere un Capodanno ancora inserito in un contesto dinamico, con precipitazioni in media e temperature vicine alla norma. Tradotto: dopo il doppio passaggio natalizio, l’anticiclone potrebbe non tornare subito a occupare la scena.

Intanto, quella linea lattiginosa che all’alba separa la pioggia dalla neve racconta già tutto. L’inverno ha ripreso a scrivere, senza colpi di teatro ma con una trama coerente. Prima un avvertimento, poi una conferma. Due atti, stessa stagione.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori