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16 Dicembre 2025 - 16:52
Peste suina, il virus avanza ancora: nuovi casi tra i cinghiali, gli allevamenti restano sotto assedio (foto di repertorio)
La Peste Suina Africana continua a mordere il territorio del Nord-Ovest e a tenere in allarme il comparto suinicolo, anche se – almeno per ora – gli allevamenti reggono. L’ultimo aggiornamento di oggi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta certifica nuovi casi tra i cinghiali selvatici, con un’ulteriore espansione geografica del virus e numeri che restano tutt’altro che rassicuranti.
In Piemonte sono state rilevate due nuove positività, entrambe in provincia di Alessandria. Un caso riguarda il comune di Molare, dove il bilancio locale sale a 21 cinghiali infetti, l’altro Predosa, che raggiunge quota 4. Con questi ultimi riscontri, il totale regionale arriva a 796 casi di Peste Suina Africana tra i selvatici. Un dato pesante, che fotografa una circolazione ormai strutturale del virus nel territorio, anche se la notizia meno negativa resta l’assenza di nuovi focolai negli allevamenti suinicoli piemontesi, che rimangono fermi a nove.
La situazione appare ancora più critica in Liguria, dove l’ultimo monitoraggio segnala sette nuove positività tra i cinghiali. Tre casi sono stati individuati in provincia di Genova, nel comune di Serra Riccò, che arriva così a 30 contagi complessivi. Un nuovo caso è stato rilevato nel comune di Savona, portando il totale locale a 20, mentre desta particolare attenzione la provincia di La Spezia, dove a Rocchetta di Vara sono stati individuati i primi tre casi assoluti. Un segnale chiaro dell’ulteriore avanzata del virus verso nuove aree. Il totale regionale ligure sale così a 1.162 casi.
Con questi nuovi riscontri, diventano 188 i comuni italiani in cui è stata osservata almeno una positività alla Psa, un numero che rende evidente come l’emergenza non sia più episodica ma sistemica. La diffusione tra i cinghiali, principale vettore della malattia, resta il vero nodo irrisolto: il contenimento della fauna selvatica procede a rilento e le misure di controllo, pur rafforzate, faticano a stare al passo con la velocità del contagio.
Per il mondo agricolo e per gli allevatori, la parola chiave resta una sola: prevenzione. Le aziende suinicole continuano a vivere sotto pressione, strette tra protocolli di biosicurezza sempre più stringenti, costi aggiuntivi e il timore costante che il virus possa varcare i cancelli degli allevamenti. Il fatto che i focolai negli impianti produttivi siano fermi è un segnale positivo, ma fragile, perché legato a un equilibrio che può rompersi in qualsiasi momento.
La Peste Suina Africana, va ricordato, non è pericolosa per l’uomo, ma ha effetti devastanti sul piano economico e zootecnico. L’abbattimento degli animali, le restrizioni alla movimentazione delle carni, i blocchi commerciali e l’impatto sull’export rappresentano una minaccia concreta per un settore già messo alla prova dall’aumento dei costi energetici e dalla concorrenza internazionale.
Il quadro che emerge dall’ultimo bollettino dell’Izs è quindi quello di una battaglia ancora aperta, combattuta giorno per giorno sul territorio. I numeri crescono lentamente ma in modo costante, la mappa del contagio si allarga e la linea di difesa resta affidata a controlli, recinzioni, abbattimenti selettivi e sorveglianza sanitaria. Una partita lunga, che continua a giocarsi soprattutto nei boschi, ma che tiene con il fiato sospeso tutta la filiera suinicola del Nord-Ovest.

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