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14 Dicembre 2025 - 08:52
Claudia Sheinbaum
Una cortina di polvere si solleva dal letto ormai asciutto del Río Conchos, poco sopra Ojinaga. Dall’altra parte del confine, i canali di irrigazione della Valle del Rio Grande in Texas attendono un’acqua che non arriva più con continuità. In mezzo c’è una cifra: 246 milioni di metri cubi. È il volume che il Messico si è impegnato a consegnare agli Stati Uniti a partire da lunedì, dopo l’intesa raggiunta venerdì 12 dicembre. Una fornitura tampone che equivale a circa 200.000 acri-piede (conversione tecnica: 1 acro-piede ≈ 1.233 metri cubi), la stessa quantità richiesta con insistenza dalla Casa Bianca negli ultimi giorni per scongiurare un’ulteriore escalation commerciale. Dietro quel numero, però, si intrecciano una controversia che dura da decenni, un trattato firmato più di settant’anni fa e una siccità che ha svuotato invasi, pazienza e margini diplomatici.
Per capire il senso dell’accordo bisogna tornare al Trattato del 1944 sulla utilizzazione delle acque del Colorado, del Río Bravo (Rio Grande) e del Tijuana, che affida la gestione alla International Boundary and Water Commission (Commissione Internazionale dei Confini e delle Acque, IBWC/CILA). L’impianto è semplice sulla carta: gli Stati Uniti consegnano al Messico 1,5 milioni di acri-piede all’anno dal Colorado, mentre il Messico si impegna a fornire agli USA in media 350.000 acri-piede all’anno dal Río Bravo, calcolati su cicli di cinque anni, per un totale minimo di 1,75 milioni di acri-piede. Il trattato prevede eccezioni in caso di “siccità straordinaria” o di “grave incidente” infrastrutturale e consente di recuperare eventuali deficit nel ciclo successivo. È un sistema a bilancio quinquennale che richiede continuità, fiducia e dati condivisi.
Negli ultimi anni, la cooperazione sul Colorado è stata aggiornata attraverso le cosiddette Minute 319 (2012) e Minute 323 (2017), che hanno introdotto riduzioni proporzionali in caso di scarsità, strumenti di risparmio, possibilità di stoccaggio nel Lake Mead e un piano binazionale di contingenza per la siccità. Il fronte del Río Grande, invece, è rimasto più fragile. Le intese più recenti, come la Minute 331, firmata nel 2024, puntano a rendere le consegne messicane più prevedibili e affidabili, ma la combinazione di clima secco e pressioni politiche ha spesso superato le soluzioni tecniche.
Secondo quanto comunicato ufficialmente, l’accordo del 12 dicembre prevede che il Messico inizi a trasferire verso gli Stati Uniti 246 milioni di metri cubi di acqua lungo l’alveo del Río Grande. È una risposta diretta all’ultimatum con cui il presidente Donald Trump aveva minacciato l’introduzione di un dazio aggiuntivo del 5% sulle importazioni messicane se, entro la fine dell’anno, non fosse arrivata una fornitura immediata a sostegno degli agricoltori del Texas. In questo modo una questione idrica è stata spostata sul terreno commerciale, rompendo la prassi dell’IBWC, che storicamente ha gestito questi dossier come problemi tecnici e bilaterali, lontani dalla retorica politica.
La presidente Claudia Sheinbaum ha ammesso l’esistenza di un deficit, ma ha sostenuto che il Messico non stia violando il trattato. La clausola sulla siccità consente infatti di rinviare il saldo al ciclo successivo e, soprattutto, le infrastrutture non permettono di riversare grandi volumi in tempi brevissimi. Da qui la scelta di una consegna scaglionata, pensata per inviare un segnale politico senza compromettere gli usi prioritari sul territorio messicano, a partire dal consumo umano e dall’agricoltura locale.
Il nodo centrale resta il bilancio dell’ultimo ciclo 2020–2025. Alla data di chiusura del quinquennio, fissata al 24 ottobre 2025, le consegne risultavano pari a circa il 50% del minimo previsto, con un arretrato stimato in oltre 800.000 acri-piede, poco più di 1 miliardo di metri cubi. Si tratta di un deficit eccezionale anche rispetto ai cicli più problematici del passato. A pesare sono due fattori intrecciati: una siccità di lungo periodo e un sistema di gestione dell’acqua sotto pressione, segnato da colture ad alta domanda idrica, perdite infrastrutturali e concessioni spesso superiori alle reali disponibilità.
A rendere il quadro ancora più teso, nel marzo 2025 gli Stati Uniti hanno negato una delle forniture straordinarie dal Colorado verso Tijuana, autorizzate in passato per emergenze, citando proprio le carenze persistenti nelle consegne messicane sul Río Grande. Un segnale chiaro di come l’architettura del Trattato del 1944 funzioni come un sistema interconnesso: le tensioni su un bacino finiscono per riflettersi anche sugli altri.
Il trattato assegna agli USA circa un terzo delle portate che affluiscono al Río Grande dai tributari messicani, e tra questi il Río Conchos ha un ruolo decisivo. Storicamente ha contribuito dal 40% al 70% delle portate del basso Río Bravo, a seconda dei periodi e delle fonti. Negli ultimi decenni, però, il suo apporto è diminuito, complice l’aumento dei prelievi e un clima più secco. Quando il Conchos entra in magra, l’intero equilibrio del Río Grande si inceppa.
I dati del 2025 mostrano un Nord del Messico ancora fragile. Tra primavera ed estate, nonostante un lieve miglioramento rispetto al 2024, regioni come Sonora, Chihuahua e Coahuila hanno continuato a registrare vaste aree in condizioni di siccità da moderata a eccezionale. L’effetto è evidente anche nei grandi bacini binazionali: Amistad e Falcon, che regolano le consegne verso il Texas, sono rimasti per mesi su livelli molto bassi, oscillando tra il 15% e il 36% della capacità, con variazioni nel corso dell’autunno. Con serbatoi così scarichi, la possibilità di compensare rapidamente un deficit strutturale si riduce drasticamente.
La scarsità d’acqua sul Río Grande ha una ricaduta politica forte in Texas. Il governatore Greg Abbott ha chiesto più volte a Washington di far rispettare il trattato, stimando in quasi 1 miliardo di dollari le perdite agricole subite nel 2023 nella Rio Grande Valley. A livello federale, senatori come John Cornyn e Ted Cruz hanno promosso iniziative legislative per vincolare il Messico a consegne più regolari. In questo contesto, la minaccia di un dazio del 5% da parte di Donald Trump ha trasformato una crisi idrica in un confronto commerciale, aumentando la tensione su entrambe le sponde del confine.
Dal lato messicano, Claudia Sheinbaum ha ribadito l’impegno a rispettare gli accordi internazionali, ma senza mettere a rischio il consumo umano e l’agricoltura nazionale, richiamando i limiti fisici delle infrastrutture e la necessità di distribuire i rilasci nel tempo. Il trattato le offre una copertura giuridica, consentendo il recupero del deficit nel ciclo 2025–2030 in presenza di siccità straordinaria. L’intesa del 12 dicembre appare quindi come una soluzione temporanea, utile a disinnescare la minaccia dei dazi e a mantenere aperto il tavolo tecnico dell’IBWC, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a una revisione più ampia entro il 31 gennaio 2026.
I 246 milioni di metri cubi, tradotti in acri-piede, rappresentano il minimo richiesto da Washington entro la fine dell’anno. Per gli agricoltori texani a valle significano la possibilità di completare alcuni cicli irrigui e di ripristinare livelli minimi di stoccaggio nei bacini di Falcon e Amistad. Ma sul piano del bilancio complessivo sono solo un anticipo rispetto a un deficit che supera gli 800.000 acri-piede. Senza un cambiamento nella gestione e senza precipitazioni sopra la media, il rischio è di ritrovarsi nella stessa situazione all’inizio del prossimo ciclo.

La Minute 331 del 2024 ha messo sul tavolo strumenti per rendere più regolari le consegne sul Río Grande, come anticipi condizionati, calendari condivisi e una contabilità più frequente. Sulla carta, avrebbe dovuto prevenire lo scenario attuale. Nella pratica, l’attuazione richiede decisioni politiche interne, investimenti nei sistemi di misurazione e una maggiore flessibilità operativa, elementi difficili da garantire quando la siccità persiste e la domanda agricola resta elevata. Non sorprende che parte della comunità di esperti binazionali guardi con scetticismo alla capacità della Minute 331 di stabilizzare davvero i flussi.
Sul Colorado, invece, le Minute 319 e 323 hanno dimostrato che è possibile distribuire la scarsità in modo proporzionale e creare incentivi all’efficienza. Il Messico può accumulare acqua nel Lake Mead sotto forma di Intentionally Created Surplus (Surplus Creato Intenzionalmente, ICS), spesso finanziato da progetti statunitensi di modernizzazione dell’irrigazione. Non tutto è replicabile sul Río Grande, ma la logica della condivisione del rischio climatico resta un riferimento.
I dati sui livelli di Amistad e Falcon sono il termometro più diretto della crisi. Tra novembre e l’inizio di dicembre 2025, le rilevazioni della Texas Water Development Board indicavano percentuali di riempimento comprese, nella maggior parte dei casi, tra il 15% e il 36%, con oscillazioni settimanali. Nel complesso, i due invasi hanno toccato per lunghi periodi alcuni dei livelli più bassi degli ultimi trent’anni per quella stagione. In queste condizioni, anche una consegna straordinaria di 200.000 acri-piede serve più a evitare il superamento di soglie critiche che a colmare un deficit strutturale.
Nel breve periodo, la fornitura promessa dal Messico dovrebbe alleggerire la pressione sui bacini e offrire un margine di respiro all’agricoltura texana. Resta però aperta la questione di fondo: il sistema attuale può reggere un clima che rende il Río Conchos sempre più incostante e una domanda irrigua rigida? Un recente rapporto di WWF (World Wide Fund for Nature) segnala che oltre il 50% dei consumi idrici nel bacino Rio Grande–Bravo è oggi insostenibile e che, senza interventi rapidi, milioni di persone e interi ecosistemi resteranno esposti a crisi ricorrenti. È un avvertimento che riguarda entrambe le sponde del confine. Le intese tecniche esistono, ma solo riforme strutturali e investimenti possono trasformare un anticipo di 200.000 acri-piede in una soluzione duratura.
Se l’accordo del 12 dicembre ha un merito politico, è quello di aver trasformato una minaccia di dazi in un calendario di rilasci. Ma l’acqua segue la geografia e il clima, non le dichiarazioni. Per questo il passaggio decisivo si sposta ora sul tavolo tecnico dell’IBWC, dove si deciderà se il 2026 potrà segnare l’avvio di un nuovo pacchetto binazionale in grado di reggere alla prossima stagione secca. Fino ad allora, i livelli di Falcon e Amistad resteranno la prima lettura settimanale per agricoltori, amministratori e negoziatori.
Fonti: Trattato del 1944, International Boundary and Water Commission (IBWC/CILA), Minute 319, Minute 323, Minute 331, Texas Water Development Board, World Wide Fund for Nature (WWF), dichiarazioni ufficiali di Casa Bianca, Governo del Messico, Presidenza Claudia Sheinbaum, Governatore Greg Abbott, Senato degli Stati Uniti.
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