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12 Dicembre 2025 - 10:36
CasaPound provoca Torino: striscioni contro l’antifascismo sotto le Molinette
Nuova azione notturna di CasaPound a Torino, dove nelle ultime ore sono comparsi alcuni striscioni affissi in corso Dogliotti, a pochi passi dall’ospedale Molinette. Il messaggio è diretto e volutamente provocatorio: “L’antifascismo si cura leggendo”. Una frase che non nasce dal nulla, ma si inserisce nel dibattito acceso delle ultime settimane attorno alla fiera Più Libri Più Liberi, dove la presenza della casa editrice Passaggio al bosco, ritenuta di area neofascista, ha sollevato proteste, prese di posizione e iniziative di boicottaggio.
L’azione è stata rivendicata ufficialmente dal movimento di estrema destra attraverso una nota diffusa nelle ore successive. CasaPound lega esplicitamente gli striscioni a quanto accaduto alla fiera romana, utilizzando toni duri e sprezzanti nei confronti del mondo antifascista. Nel comunicato, il movimento ribalta l’accusa, sostenendo che il problema non sarebbe la presenza di editori controversi, ma la presunta povertà culturale di chi li contesta.
Secondo CasaPound, le proteste nate attorno a Più Libri Più Liberi sarebbero la dimostrazione di un antifascismo “senza punti di riferimento”, incapace di confrontarsi sul piano culturale e pronto invece a ricorrere a scioperi editoriali e manifestazioni simboliche. Una lettura che trasforma la fiera del libro in terreno di scontro ideologico, andando ben oltre il perimetro dell’evento culturale.

Nel testo diffuso dal movimento si insiste sull’idea che il fascismo venga evocato in modo automatico e strumentale, anche in contesti dove, a loro dire, non sarebbe presente. CasaPound rivendica una tradizione culturale che affonda le radici in autori e opere storicamente associati al fascismo o considerati tali, senza però elencarli, sostenendo che oggi il termine “fascismo” venga usato come un’etichetta priva di reale significato.
Il passaggio più polemico della nota riguarda il mondo antifascista contemporaneo, accusato di voler decidere “chi può o non può parlare” e “chi può o non può pubblicare”, con un metodo definito “mafioso”. Una critica che si accompagna a un paragone volutamente provocatorio tra figure storiche del pensiero italiano e autori contemporanei, descritto come il simbolo di un “percorso storico disastroso”.
La scelta del luogo non sembra casuale. Affiggere gli striscioni nei pressi di uno dei principali ospedali cittadini, in una zona molto frequentata, garantisce visibilità e amplifica l’effetto del messaggio, trasformando un’azione notturna in un caso politico destinato a far discutere. Al momento non risultano reazioni ufficiali da parte delle istituzioni cittadine, ma l’episodio riaccende una tensione mai sopita tra movimenti di estrema destra e realtà antifasciste, anche sul piano simbolico e culturale.
Ancora una volta, Torino si ritrova teatro di una provocazione politica che utilizza lo spazio urbano come palcoscenico e il tema della cultura come arma di scontro. Un episodio che difficilmente resterà isolato, in un clima nazionale dove il confine tra dibattito culturale e conflitto ideologico appare sempre più sottile.
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