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Ivrea

Quartiere abbandonato, tra discariche, marciapiedi rotti e verde pubblico da far schifo

san grato Adesso c’è un nuovo comitato di quartiere presieduto dal giovane Federico Giovannni

Federico Giovannini

Federico Giovannini

C’è un quartiere in città che per chi è costretto a viaggiare su una sedia a rotelle non ha un percorso senza barriere.

C’è un quartiere in città in cui l’erba è sempre alta e l’impresa pagata per tagliarla ne fa di cotte e di crude: lo scorso anno ha spaccato un tombino e pochi giorni fa ha estirpato persino le radici, lasciando ciuffi un po’ qua e un po’ là, ma soprattutto  i bordi come erano.

C’è un quartiere in città che da anni aspetta e spera, e siamo arrivati ad oggi.

C’è un quartiere in città che è ormai diventato terra di spaccio e di gare di corsa con le macchine a ogni ora del giorno e della notte.

C’è un quartiere in città in cui servirebbero delle telecamere, non per fare multe, ma per accrescere la sensazione di sicurezza.

C’è un quartiere in città che, quando piove un po’ di più, vede uno dei suoi grandi prati trasformarsi in laghetto. 

È un quartiere in cui mancano i marciapiedi e quelli che ci sono sono sgangherati  intervallati da buche un po’ ovunque, con pali posizionati proprio nel mezzo e tombini otturati.

erba tagliata male

C’è un quartiere in città dove vige la legge del “parcheggio selvaggio”, anche in doppia fila, anche davanti ai passaggi pedonali.

C’è un quartiere in città in cui qualcosa si è mosso, ma sarebbe stato meglio stare fermi.

Lavori per l’eliminazione delle barriere architettoniche fatti male e una discarica per inerti cresciuta a dismisura in contemporanea con i lavori in corso per gli orti urbani. 

Quartiere San Grato. Era un bel quartiere una volta, oggi non più tanto.

Siamo ad Ivrea, la città che per il Carnevale è capace di spendere (bando all’avarizia) anche fino a 400 mila euro. Poi ti guardi intorno e capisci che forse sarebbe il caso di spenderne un po’ di meno.

“Io purtroppo faccio una vita dentro casa - commenta con noi Francesco Maria Mosconi - Dall’ultima volta che ci siamo visti non è cambiato nulla...”.

Sui social lo conoscono tutti. È quel signore che continua a parlare di “corale” e che fino ad oggi lo si è visto polemizzare con tutte le Amministrazioni succedutesi a Palazzo di città. Di centrodestra, di centrosinistra, tutte uguali.

“Il sindaco mi aveva promesso che avrebbe fatto tracciare delle strisce gialle per i portatori di handicap sotto casa, ma io non le ho viste...”, sintetizza, stigmatizza e s’affaccia dalla finestra con il dito puntato diritto ad una discarica di inerti che sta crescendo giorno dopo giorno sempre di più.

“C’è chi pensa si tratti di chissà quale lestofante, in verità la catasta di rifiuti è il prodotto del lavoro di pulizia degli orti e i cittadini ci hanno messo sopra altro svuotando garage e cantine...”. Insomma, un disastro.

“Per non parlare del prato, distrutto dall’impresa che dovrebbe manutenerlo...”.

Lo sguardo di Mosconi è di chi non nutre più una speranza che sia una.

“Credimi -  racconta -  è da 24 anni che vivo qui e non ho mai visto un camion con del catrame...”.

Nel giugno dello scorso anno le assessore Patrizia Del Santo e Gabriella Colosso, con il sindaco Matteo Chiantore nel primo incontro tra i quartieri della città, avevano preso un mucchio di appunti e sembrava volessero cambiare il mondo, come quei tre amici al bar.

In cambio avevano chiesto una cosa: che si formasse un Comitato di quartiere per rendere più semplice e costruttivo il dialogo e il passaggio di informazioni.

Il Comitato adesso c’è ed è presieduto da Federico Giovannini, 28 anni, al suo fianco la vicepresidente Annamaria Pastore Giacolin, il segretario Marco Castellani e poi Fiorenzo Fregiero, Annunziata Perrone, Giovanni Ferraioli, Mariangela Gamberini, Gilberto Bogatto, Giovanni Colonnese e Bruno Saccuman.

“Il Comitato c’è, ma non abbiamo una sede”, mette subito le mani avanti Giovannini, “i locali di via Perotti sono occupati... da associazioni che non hanno nulla a che fare con il quartiere ( Aranceri delle Morte, banda musicale e Associazione Napoli per Maradona, ndr). Ci serve un posto per riunire gli abitanti.”.

E siamo al primo dei problemi, se vogliamo il più semplice. Tutto il resto è in salita. E si comincia proprio dalle barriere architettoniche.

“A febbraio abbiamo percorso a piedi tutto il quartiere e ci siamo resi conto che chi sta in carrozzina non si può muovere. I marciapiedi sono un disastro, evidentemente a causa di decenni di disinteresse. Pali, tombini, buche, una tragedia.  Abbiamo inviato in Municipio un ampio servizio fotografico. S’aggiunge lo smog, il traffico, i giochi per i bambini messi male...”.

Federico abita a Ivrea da due anni. Lo avevamo incontrato una prima volta in campagna elettorale e poi in piazza, in uno dei tanti presidi per la pace, a cantare e a suonare.

Ha tante energie e tanta voglia di fare. A San Grato vuole organizzare un mucchio di cose, persino una grande festa, ma “finché non ci danno una sede sarà anche difficile fare partire un processo...”.

Ci parla a ruota libera, a tratti un po’ sconsolato.

“Il verde qui è davvero un problema”, ci spiega, “l’Hortilus taglia l’erba e poi la lascia lì a marcire... ”.

E a guardare il lavoro finito c’è da mettersi le mani nei capelli. 

Che sono poi le stesse cose che si dicevano circa un anno fa...

A farle eco c’è Nunzia Perrone.

“In questo quartiere”, ci racconta, “abbiamo problemi molto seri. Prendiamo i marciapiedi, l’impresa che avrebbe dovuto togliere le barriere ha fatto delle cose assurde. Adesso si inciampa anche chi non è disabile... I lavori nella zona degli orti sono fermi e non sappiamo perché. Il recinto è venuto giù con le ultime intemperie e l’amianto recuperato nella bonifica sta lì coperto da un telo...”.

Lavori fermi e automezzi incustoditi e a disposizione di chi ha voglia di giocarci un po’.

E sugli orti urbani, in verità, qualcosa da dire ci sarebbe, non foss’altro che, ad una riunione di non molto tempo fa, il sindaco insieme al progettista Riccardo Ansaldi e agli assessori Francesco Comotto, Massimo Fresc, Fabrizio Dulla, Gabriella Colosso, con l’ingegnere Fabio Flore dell’ufficio tecnico, avevano parlato di fine lavori entro il 2025. S’era detto che la SCS si sarebbe subito organizzata per la raccolta dei materiali. “Subito” tanto per dire...

ALCUNE DELLE FOTO INVIATE ALL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DOPO UNA PASSEGGIATA

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