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Personaggi e ricorrenze
14 Ottobre 2023 - 00:13
C’è un'usanza tra gli ebrei che molti conoscono per cultura generale o grazie all'iconica scena del film "Schindler's List" di Steven Spielberg: posare un sasso sulla lapide, utilizzando la mano sinistra (che simboleggia la mano del cuore), per ricordare sia i cari scomparsi sia le origini di un popolo nomade che seppelliva per strada i propri cari. Un’usanza tramandata fino ai giorni nostri e messa in pratica anche giovedì scorso, al cimitero ebraico di Biella, dove le Spille d’Oro, tutti gli anni si recano per un saluto a Camillo Olivetti.
In quest’occasione c’era anche Matteo, figlio di David e nipote di Dino (l’ultimo figlio di Camillo), che però quando è arrivato il momento del “sassolino” ha detto “No, io non lo faccio. Mio bisnonno non era di fede ebraica… Non avrebbe mai voluto!”.
Come no?
Sguardi allibiti di tutti quanti, più di una quarantina i partecipanti e quasi tutti gli uomini con la kippah in testa.
Matteo ha preso la parola ed è andato avanti per un quarto d’ora, raccontando chi era Camillo e rivelando una storia inedita ai più.
Non che fu uno studente di Galileo Ferraris, che quello già lo sapevamo.
Non che fece un viaggio lunghissimo negli Stati uniti d’America per apprendere cos’era la moderna industria, che anche questo si sapeva.
Non che da un punto di vista politico si fosse avvicinato al socialismo imperante in quell’epoca, quello romantico e umanitario, interpretato a Torino soprattutto da Edmondo De Amicis e poi di Filippo Turati.
Niente di tutto questo, ma del suo Dio, della sua fede, del suo io.
“Diciamo che mio bisnonno per quasi tutta la sua vita ha creduto in Dio ma non nelle religioni - ci spiega Matteo Olivetti - Poi nel 1934, alla morte di sua figlia, cade in una vera e propria crisi esistenziale e aderisce ufficialmente alla Chiesa Unitariana che aveva scoperto studiando negli Stati Uniti presso la Stanford University. Fu lì che ad un certo punto si stupisce della decisione del rettore di mettere a a disposizione uno stesso luogo per tutte le religioni del mondo…"
Unitarianismo o “socianismo” dal nome dai pensatori e riformatori senesi Lelio Sozzini (o Socini) e Fausto Sozzini (o Socini).
Troppo complicato sarebbe spiegarne qui la dottrina. In sintesi possiamo dire che da un lato c’era la negazione della preesistenza di Cristo, e, pertanto, della sua divinità, e dall'altro l'accettazione della nascita da una vergine.
I Socini giunsero ad una interpretazione delle scritture, basandosi sul rispetto delle altre fedi religiose, sul libero arbitrio, sulla libertà di coscienza, sulla tolleranza e sul rifiuto di ogni dogma non dimostrabile con la ragione. I sociniani sostengono l'esistenza di un solo Dio, padre creatore, che non ha tracciato la strada dell'essere umano, ma lo ha messo nella condizione di costruirsela con le sue libere scelte. Eccetera… eccetera…
Morale?
Camillo si mette in testa di riportare in auge questa fede religiosa che in Italia era scomparsa con i Sozzini. Segue i congressi unitariani di Parigi e Londra. Si fa nominare primo fedele in Italia e compra uno stabile a Milano da trasformare in chiesa. Ufficialmente diventa un “unitario”. Si avvicinò all'Unitarianesimo anche Giovanni Pioli, ex sacerdote cattolico, modernista, allievo dello storico e teologo Ernesto Buonaiuti. Incoraggiato da Olivetti stesso, Pioli fu autore di un notevole saggio sulle radici storiche dell'Unitarianesimo dal titolo Fausto Socino: vita, opere, fortuna: contributo alla storia del liberalismo religioso moderno (Modena: Guanda, 1952).
“Poi c’è la guerra, ci sono le leggi contro gli ebrei, ci sono altre cose a cui pensare - ricorda Matteo - Su questa storia ho trovato numerose lettere. Di lui che scriveva ad una signora a cui aveva commissionato la traduzione di alcuni testi. Mio bisnonno era uno che leggeva la bibbia ai nipoti e s’interessava a tutte le religioni ma non ne aveva mai sposata una, salvo che negli ultimi anni. Lo sapeva anche Adriano. Lo sapevamo tutti in famiglia…”.
Talmente chiaro che ad un certo punto il figlio David (papà di Matteo) e Lalla s’erano messi in testa di riportare Camillo Olivetti nel cimitero di Ivrea. Chissà!!!

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