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Albiano d'Ivrea

Padre Bianchi: cado e mi rialzo

All'inaugurazione di Casa della Madia anche l’arcivescovo di Pescara-Penne Tommaso Valentinetti

Padre Bianchi: cado e mi rialzo

Si parlava di Albiano d'Ivrea e si pensava a Monsignor Luigi Bettazzi, il vescovo più conosciuto al mondo per la sua capacità di interagire con la gente, guardando soprattutto agli ultimi, ma anche e soprattutto per le sue battaglie per i diritti civili, per la pace e per gli immigrati.  Si continuerà a parlare di questo piccolo comune anche in futuro, perchè adesso c'è lui: padre Enzo Bianchi.

Alla fine il gran giorno è arrivato. Sabato scorso i riflettori si sono accesi sulla sua Casa della Madia, là dove si faceva il pane. All'inaugurazione sono arrivati tanti amici e lui li ha accolti con un sorriso che di più sinceri non ce n'è.

Con lui vivranno qui stabilmente altri sei monaci, 4 uomini e due donne.

 

Fondatore della Comunità di Bose che dista da qui una manciata di chilometri, tutto questo per Padre Bianchi è un "ricominciare" dopo tre lunghi anni passati a chiedersi il "perchè" del suo allontanamento, senza tuttavia mai trovare una risposta.

“Cado e mi rialzo, cado e mi rialzo, cado ancora e mi rialzo, e così ogni giorno ricomincio!”.

"Ricominciare" è stata la sua parola più usata. La stessa utilizzata da Sant'Antonio Abate. Quando ormai aveva più di novant’anni, a coloro che andavano da lui e chiedevano “Cosa fai nel deserto?”  rispondeva “Cado e mi rialzo, cado e mi rialzo, cado ancora e mi rialzo, e così ogni giorno ricomincio!”

«Oggi ricomincio - ha sottolineato Padre Bianchi -  Come ogni giorno perché la vita cristiana è sempre un ricominciare, con inizi che non hanno fine. Si deve ricominciare ogni giorno perché si fallisce l’obiettivo di vivere in pienezza il Vangelo. Noi tentiamo di viverlo ma non ci riusciamo. Pecchiamo. Rimane con noi la grazia di Dio, un amore che non occorre meritare».

Padre Bianchi ricomincia con una vita di comunione, di preghiera comune, di accoglienza, di silenzio e ascolto. Lo farà con chiunque varcherà quella porta: credenti e non credenti, anime belle e peccatori, persone semplici e complicate, poveri e ricchi. 

Perchè è questo che fa un monaco e lui ha sempre detto "no" a chi voleva diventasse un sacerdote.

Non ha negato la sofferenza vissuta nel distacco dalla comunità di Bose, ha chiesto ancora perdono per ciò che di sbagliato può aver commesso, «oggi il dialogo è ricominciato, non c’è più frizione».

Casa Madia presto avrà un responsabile (e non sarà Bianchi) e come nel Monastero di Pacomio intorno al 322, sarà un luogo per mangiare, pregare e lavorare insieme. Si aggiungerà il dialogo con chiunque lo vorrà. Qui troverà accoglienza e sette camere già predisposte a questo scopo.

Tra gli invitati  l’arcivescovo di Pescara-Penne, Tommaso Valentinetti, legato a Bianchi da una lunga amicizia, nata in Terra Santa. È stato lui a presiedere l’Eucaristia e durante l’omelia nel commento del Vangelo ha sottolineato il valore di guardare oltre, avere una visione più ampia, come invita papa Francesco. L'arcivescovo ha anchre ricordato gli immigrati in cerca di una vita migliore, chi ha fame di pace e misericordia e chi di umanità e della Parola.

«Auguro da “amico” che sappiate rispondere a questa umanità, di donare pace, misericordia e la Parola». E poi per rispondere a Padre Bianchi in quel suo dichiararsi "sconfitto ma non fallito" ha anche aggiunto «non si deve considerare sconfitto perché non c’è niente da sconfiggere, ma solo da cogliere gli eventi della vita e il poter affermare a 80 anni posso ricominciare. Così come suggeriscono i padri della Chiesa: cado e mi rialzo».

Classe 1943, originario di Castel Boglione nella Langa Astigiana, Padre Bianchi è un monaco cristiano e saggista italiano. E’ il fondatore della Comunità monastica di Bose a Magnano (crocevia di tutte le chiese cristiane), che ha lasciato rispettando un provvedimento di allontanamento a tempo indeterminato (di 5 anni anni per altri tre confratelli, Goffredo Boselli, Lino Breda e Antonella Casiraghi) firmato dalla Santa Sede, datato maggio 2020, senza alcuna possibilità di appello, quale unica soluzione alla risoluzione dei contrasti ai vertici della Comunità e il difficile passaggio di consegne al successore  Fra’ Luciano Manicardi, priore dal 2017.

Risale, invece, al febbraio del 2021 un secondo decreto, a firma del Delegato Pontificio, Amedeo Cencini, con invito a Bianchi di andare a vivere nella pieve di Cellole di San Gimignano, di proprietà della Comunità stessa.

Le condizioni poste dal decreto e dal contratto di comodato d’uso però vennero ritenute dall’ex priore “lesive della dignità” sue e dei suoi fratelli, e per questo motivo il monaco non accettò e iniziò la ricerca di una struttura che lo potesse accogliere senza “disumane” richieste.

In molti si appellarono in allora al Papa, ma in un incontro col nuovo priore e il delegato pontificio, alla vigilia di un viaggio in Iraq di Francesco, ribadì che Bianchi doveva lasciare la Comunità di Bose, al cui interno, peraltro, il clima si era fatto sempre più pesante, prefigurando addirittura una scissione.

“Cari amici/e per alcuni giorni sono stato silente e non vi ho inviato i pensieri emersi nel mio cuore ma un faticoso, sofferente trasloco me lo ha impedito: per noi vecchi migrare è uno strappo non pensabile anche perché ci prepariamo all’esodo finale, non a cambiar casa e terra”, scrisse Bianchi su twitter nelle ultime ore Bose.

Oggi Padre Bianchi è ritornato e Albiano, sicuramente non sarà una Bose, o una Bose 2, ma qualcosa che gli assomiglia tanto!

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