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Il caso

La mozione contro la carne sintetica non ha nessun senso: la minoranza si alza e se ne va

Il documento targato Coldiretti e presentato dalla maggioranza in consiglio comunale contiene elementi antiscientifici e inutili...

Fiera del non-senso in consiglio comunale: il sindaco si schiera contro la carne sintetica

Dei tanti capolavori di cui può fregiarsi il Governo di Giorgia Meloni, il disegno di legge contro la carne sintetica è tra i più raffinati. Approvato con procedura d'urgenza nel corso del Consiglio dei Ministri dello scorso 28 marzo, il ddl spiega come "nel rispetto del principio di precauzione, le norme intendono tutelare la salute umana e il patrimonio agroalimentare attraverso il divieto di produzione e commercializzazione di alimenti sintetici".

Non è difficile immaginare che il progetto verrà presto convertito in legge dalle Camere, vista la maggioranza bulgara conquistata dal centrodestra in Parlamento. A dare manforte al progetto di legge c'è da sempre la Coldiretti, storico bacino di voti per le istanze democristiane e ad oggi convinta sostenitrice del no alla carne sintetica.

Coldiretti sta proponendo svariati ordini del giorno ai consigli comunali di tutta Italia per impegnare i sindaci a sostenere il disegno di legge meloniano contro la carne sintetica. Spesso i sindaci accettano e ringraziano, soprattutto in un territorio a vocazione agricola come quello canavesano, dove la Coldiretti conta numerosi iscritti.

Il sindaco si auto-impegna e i consiglieri non fiatano

L'ordine del giorno è passato ieri sera pure a Nole, sotto forma di mozione che impegnava il sindaco a sostenere il ddl. Le consuetudini amministrative prevedano che le mozioni portate dalla maggioranza consiliare vengano esposte dal capogruppo, che impegna il proprio sindaco in una certa direzione.

Si tratta di una procedura che tira in ballo il ruolo di indirizzo politico del consiglio comunale, così come la sua capacità di guidare l'azione dell'esecutivo. Invece ieri sera la mozione l'ha presentata il sindaco Luca Bertino, che si è quindi praticamente auto-impegnato senza che dal suo gruppo di maggioranza nessuno muovesse un dito se non per approvare la mozione.

"Ci siamo sentiti di appoggiare questa delibera - ha spiegato il sindaco - che vuole sensibilizzare la cittadinanza e gli organi competenti in merito all'importanza di adottare misure per limitare la promozione di alimenti sintetici. Non si tratta di difendere il prodotto locale, ma un modo di concepire e di vivere la produzione agricola non solo nazionale".

Opporsi alla carne sintetica significa prendere una cantonata

"Mi trovo in grossa difficoltà a dare questa delega al sindaco - ha commentato il consigliere Valeria Castellar, che assieme a Roberto Viano e Davide Arminio rappresentavano i 3/4 del gruppo di minoranza in consiglio, tutti e tre militanti della sezione nolese del Partito Democratico - non tanto perché il ddl è stato proposto da un Governo di cui non condivido nulla, ma soprattutto perché non abbiamo abbastanza competenze e informazioni necessarie su temi di questa portata".

Il tema della carne sintetica è effettivamente complesso, e La Voce ci aveva dedicato un lungo articolo a firma del direttore responsabile Liborio La Mattina. Come già spiegato nel nostro articolo, ci sono grossi dubbi su svariate posizioni della Coldiretti, a partire dai danni provocati alla salute dalla carne sintetica. Danni non dimostrati da nessuno scienziato accreditato nella comunità scientifica. 

Così come non ci sono evidenze che la carne sintetica inquini di più rispetto a quella "tradizionale". Semmai è il contrario: per un chilo di carne di manzo, ad esempio, si emettono circa 60 kg di CO2 e servono più o meno 15.000 litri di acqua. L'emergenza climatica è alle porte, eppure Coldiretti, il Governo nazionale e diversi esecutivi comunali e regionali preferiscono girarsi dall'altra parte e difendere modi di produzione del cibo vetusti e inquinanti.

Bruno Mecca Cici, Coldiretti Torino

In nome di interessi che definiremmo corporativi: quelli degli agricoltori e degli allevatori che producono i loro prodotti in maniera intensiva. Castellar ha citato a tal proposito la scienziata Antonella Viola, secondo cui "la produzione di carne di laboratorio avverrebbe in un ambiente estremamente controllato [...] azzerando il rischio di contenere microbi, ormoni e antibiotici, e dal punto di vista ambientale la produzione richiederebbe meno energia, meno suolo e meno acqua".

La posizione di Viola è la stessa, per citare i nomi fatti da Castellar, di quella di Luigi De Nardo, di Dario Bressanini, e di tanti altri scienziati e divulgatori. Tutti concordi nel dire che il disegno di legge è il risultato di una logica retriva e tradizionalista, completamente miope di fronte all'emergenza climatica.

Per essere commercializzata, la carne coltivata deve essere prima approvata dall'Unione Europea. Se la carne venisse approvata in Unione Europea e non in Italia, di fatto il nostro paese potrebbe solo importarla e non produrla, e non potrebbe nemmeno intervenire per limitarne la vendita.

L'Unione Europea ha infatti la priorità normativa su questioni come queste. L'Italia, quindi, con la conversione in legge del ddl si ritroverebbe comunque a veder circolare carne sintetica sul suo territorio, e al contempo toglierebbe alla ricerca scientifica nazionale la possibilità di investire risorse in un settore in continuo rinnovamento come quello alimentare.

Insomma, l'idea del Governo, oltre a essere politicamente penosa e antiscientifica, è pure inutile e dadaista. In parole povere, non serve a nulla. Ma non ci aspettavamo nulla di diverso, a dire il vero, dal Ministro competente Francesco Lollobrigida. Quello della sostituzione etnica, per intenderci.

Il gruppo consiliare Costruire Futuro

"Chi andiamo a difendere? - ha aggiunto Roberto Viano - Gli allevamenti intensivi, magari creati anche in modo poco corretto? Noi dobbiamo difendere la qualità dell'agricoltura italiana, non prendere le difese di una cosa così, in modo precostituito. Gli allevamenti intensivi inquinano molto...".

Viano ha dunque proposto di ritirare la mozione e di rivotarla una volta che le informazioni in merito saranno di più. Spoiler alert: la mozione non è stata ritirata. 

"Io credo che non si debba vietare a prescindere, senza conoscere - ha concluso Davide Arminio - perché la nostra impressione è piuttosto questa: quanto piuttosto di individuare e regolamentare per far coesistere le forme più antiche di cibo e quelle moderne, anche per garantire negli obiettivi di sviluppo sostenibile le possibilità di accesso a fonti di nutrizione a una parte della popolazione mondiale".

"La proposta sta trovando consensi nei vari schieramenti politici nazionali - ha risposto Bertino - e va evidenziato quanto Coldiretti in primis e le altre associazioni del mondo agricolo stanno facendo su certi temi come il benessere animale, gli allevamenti all'area aperta, il fatto di recuperare i pascoli di montagna: sono tutti segnali della direzione che è stata presa da parte delle associazioni di categoria".

Anche "quello che loro propongono in questo momento va in questa direzione, e non è detto che non si debba pensare al cibo sintetico per la ricerca scientifica e per la salute. Però io mi sento più legato a una posizione come quella di Coldiretti e mi sento di poterla sostenere e di votarla favorevolmente. Voi siete perplessi, mentre io questa perplessità non ce l'ho".

La minoranza non ci è stata, e ha preferito lasciare il consiglio comunale non partecipando alla votazione.

La maggioranza abdica al suo ruolo politico

Al di là del contenuto della mozione, una considerazione "di metodo". Nessun consigliere di maggioranza, l'abbiamo scritto, ha esposto una posizione a difesa della mozione. Eppure rientrerebbe nelle funzioni del gruppo consiliare l'illustrazione delle mozioni o la risposta alle proposte della minoranza. Il consigliere, Tuel alla mano, ricopre infatti un ruolo di indirizzo politico per eccellenza.

Come spesso accade a Nole, però, a rappresentare le posizioni della maggioranza c'era solo il sindaco Luca Bertino. Attento, competente e forse tra i sindaci più preparati del territorio sotto il versante tecnico, le parole di Bertino spesso bastano e avanzano a rappresentare le posizioni politiche della Giunta. 

Il Ministro Lollobrigida, fervente oppositore alla carne sintetica

Il resto della maggioranza, invece, non ha la stessa vivacità politica, e probabilmente neanche la stessa preparazione tecnica del leader del gruppo. Quella della mozione sulla carne sintetica poteva essere l'occasione di esporsi, di controbattere alle obiezioni della minoranza e di rafforzare la presa di posizione della Giunta accanto a Coldiretti. 

E invece niente, nessuno ha fiatato, lasciando al sindaco il "lavoro sporco" di controbattere e di difendersi. Potrebbe essere tutto a posto così se non ci fossero le elezioni il prossimo anno. Bertino, secondo le normative, non potrà ricandidarsi a sindaco, essendo già stato eletto due volte. Qualcuno dovrà eventualmente raccoglierne il testimone portando avanti il lavoro fatto in dieci anni.

Al momento viene difficile pensare che costui possa uscire dall'attuale maggioranza consiliare.

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