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Ivrea

Il capo di gabinetto Renato Lavarini che fine farà?

E' arrivato con Della Pepa...

Renato Lavarini

Renato Lavarini

Un capo di gabinetto è uno "staffista" che dura esattamente quanto dura il suo capo in questo caso il sindaco Stefano Sertoli. Domanda da un milione di euro. Che fine farà il super consulente Unesco Renato Lavarini?

Chiamato da Carlo Della Pepa, rimasto al suo posto con il centrodestra, quel che ci si chiede è se con il nuovo governo della città in mano a Matteo Chiantore continuerà ad occuparsi delle cose di cui si sta occupando oppure ha già fatto le valigie e se n'è già andato via...

Il suo curriculum è lungo come la quaresima. Nato a Torino nel 1960, dal 1986 al 1998 iscritto all’Ordine dei Giornalisti, dal 1989 al 1993 dipendente del Gruppo G Srl, poi dal 1993 al 1996 alle Cartiere Burgo, quindi all’Ente Fiera di Rimini e da Gancia, l'esperienza è continuata fino al 2002 come collaboratore e socio di PRO Srl (tra i clienti Ferrero SpA, Soremartec S.A. e Bersano&Riccadonna SpA), poi dal 2002 al 2009 come socio e amministratore di Estesa Srl e, infine, dal 2010 alla fine del 2012 come consulente presso l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Provincia di Torino.

Ed è proprio quando si mise a lavorare in Provincia che il suo nome balzò per la prima volta agli onori della cronaca.

Venne definito il “pupillo dell’assessore Perone. “Per tutti – scriveva Lo spiffero il 13 aprile del 2011 – a Palazzo Cisterna, il dottor Renato Lavarini, è stato ed è lo “staffista” del filosofo Ugo Perone, ex assessore comunale alla Cultura con Valentino Castellani...”.

In realtà Lavarini, non fu mai “staffista” dell’assessore Perone (cioè assistente-segretario-portavoce-portaborse) bensì “collaboratore”, assunto il 4 gennaio 2010 per coordinare  le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Alla Provincia era stato “prestato” temporaneamente e senza alcun onere. 

Di sicuro l’equivoco staffista/collaboratore fu utile per evitare polemiche. “Fino a che non si è conosciuta – con una spifferata, scrisse Lo Spiffero – la sua candidatura alla direzione dei Beni e attività culturali. E allora sì, si è alzato il mugugno, non solo dei funzionari che si son visti scavalcare, ma soprattutto dai circa 20 dirigenti a tempo determinato che non sarebbero stati riconfermati.” 

Poi è arrivato il decreto Brunetta e l’assunzione di Renato Lavarini è saltata. La storia recente di Lavarini è nota a tutti.

Un contratto con Della Pepa, poi una proroga, poi un nuovo incarico esterno, poi un contratto, un’altra proroga, infine l’assunzione a tempo determinato e fino allo scadere dell’Amministrazione Sertoli.

Con Della Pepa si è occupato della gestione del progetto di candidatura di Ivrea “Città industriale del ventesimo secolo a patrimonio Unesco”; con Sertoli ha continuato ad occuparsi delle tante cose che restavano (e ancora restano) da fare per meritare la denominazione a cominciare dal visitor center alla Ico, passando per l’ennesima Fondazione, da mettere in piedi con tutti i soggetti interessati (Comune, Archivio Olivetti, Fondazione Guelpa ecc…) che non ha mai visto la luce. 

Si aggiungono i rapporti con i giornali (non il nostro), i rapporti con le minoranze e la rappresentanza dell’Ente.

Tutte cose che in realtà avrebbe dovuto fare il sindaco ma che non ha fatto.

Insomma per quasi 10 anni il Municipio non è riuscito a fare a meno di lui e Sertoli & C lo hanno scritto più volte “nero su bianco” aggiungendo che “il prestigioso riconoscimento Unesco imponeva l’attuazione del piano di gestione ma anche di mantenere attivi i canali di comunicazione tra le amministrazioni e gli altri Enti aderenti al Tavolo della candidatura…”

Il passato

In un cassetto tutte le polemiche che quasi stavano per mandare a casa l’ex sindaco Della Pepa (qualcuno se le ricorda ancora?), firmate congiuntamente da una buona parte dell’allora Pd, in testa Elisabetta Ballurio, passando dai consiglieri Alberto Tognoli, Francesco Comotto e dal  centrodestra.  

Tutti con il dito puntato su quei 60 mila euro scuciti nell’aprile del 2015, senza alcun bando, dalla Fondazione Guelpa al “Consorzio per gli Insediamenti produttivi” per il piano di gestione del sito Unesco.

E si scriveva “Consorzio…” ma si leggeva e ancora si legge “Alberta Pasquero”, ex membro del direttivo Pd.

Peccato che quel lavoro avrebbe dovuto farlo Lavarini, come peraltro indicato (toh guarda) nel supercontratto siglato, sempre con Guelpa, nell’ottobre del 2013 (circa 4.000 euro al mese).

“Vogliamo sapere come mai si è pagata due volte la stessa cosa…” chiesero in coro  Ballurio, Tognoli, Comotto, Gilardini e pure Diego Borla (seduto nei banchi dell'Opposizione), senza mai ottenere da Della Pepa (e ancora la stanno aspettando) una risposta….

Tant’è! Prendere o lasciare… Finito un incarico ne era seguito un secondo, di 16 mesi e per un compenso di circa 20 mila euro, assegnato attraverso un bando in cui il Comune si diceva alla ricerca di una figura professionale idonea ad accompagnare e organizzare il processo di verifica dell’Unesco. Di persone se ne erano presentate cinque.

Oltre a Renato Lavarini (punteggio ottenuto: 88), anche Antonio Scuderi (86), Sabino Maria Frassà (80), Sara Lyla Mantica (72), Bianca Maria Seardo (72). Non c’è il due senza il tre, ad agosto e fino alla fine del 2018 Lavarini si è portato a casa altri 5 mila euro, felice come una Pasqua, c’è da giurarci, per essersi preso una bella rivincita sui suoi passati “persecutori”…. Poi ancora un contratto da 12 mila euro sino al giugno del 2019, infine, con Sertoli l’assunzione.

Un passato in Massoneria

Nel gennaio del 2020 la "bomba".

Fiato alle trombe, rullo di tamburi, Renato Lavarini, capo del Gabinetto del sindaco, assunto a tempo determinato per farne le veci ed occuparsi a tempo pieno dell’Unesco, era stato espulso, cacciato, buttato fuori a “calci nel sedere” (si fa per dire) dal Grande Oriente d’Italia. La notizia fece fin da subito il giro di tutte le stanze del Municipio. A consegnare nella mani di Stefano Sertoli la missiva fu lo stesso Lavarini, non senza qualche lacrimuccia di circostanza.

Tutto poteva, infatti, immaginare (e lo immaginiamo noi) tranne che la sua lettera di dimissioni, inviata con la richeista di trasformarsi in un “insonne”, avrebbe prodotto gli effetti che poi produsse.

Perchè dal Grande Oriente, come si sa, una volta entrati, non si dovrebbe uscire mai. Si può chiedere di essere dimenticati, questo sì, e Lavarini, terminati i suoi incarichi “municipali” avrebbe potuto tornare a fare il libero muratore.

A tagliare il “cordone ombelicale” con i suo vecchi amici furono una serie di dichiarazioni non gradite, rilasciate ai giornali, sul ruolo che sarebbe andato a ricoprire in piazza di città.

Filosofo e ormai ex “Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili di Piemonte e Valle d’Aosta del Grande Oriente d’Italia” i dubbi su Lavarini e sulla sua appartenenza alla Massoneria sorsero fin dai tempi dell’ex sindaco Carlo Della Pepa.

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