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Infermieri alla Corte dei conti. Dove sono finiti i 100 milioni?

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Un esposto alla procura della corte dei conti regionale. Lo ha depositato il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche. Perchè? Perchè dopo tre mesi dalla prima richiesta ancora non si è capito come siano stati spesi i soldi, previsti dal D.L. 34 poi convertito in legge (la numero 77/2020), indispensabili per potenziare l’assistenza domiciliare e per assumere  infermieri di famiglia e di comunità. Calcolatrice alla mano parliamo, per il solo Piemonte, di circa 50 milioni di euro per il 2020 e 60 milioni di euro per 2021 “Il 26 giugno - sottolinea il segretario regionale Francesco  Coppolella del Nursind - avevamo chiesto un resoconto dettagliato. La stragrande maggioranza delle aziende, inspiegabilmente non ha ancora risposto. Alcune di loro, dopo l’ennesimo sollecito. si sono limitate a fornire una risposta insoddisfacente, affermando che tali fondi sarebbero stati ricevuti e spesi secondo le indicazioni contenute in alcune note regionali, prescindendo dalla linea di finanziamento nazionale e per tutte le attività assistenziali legati all’emergenza covid, senza indicarci quali....! Qualcosa di più la si capisce a rileggere una Deliberazione della Giunta Regionale del 29 luglio 2022 (la numero 8-5443) .. “Si capisce - continua Coppolella  - che quei soldi non sono stati spesi per potenziare l’assistenza domiciliare nè tantomeno per assumere 750 infermieri di comunità a tempo indeterminato e per le finalità che la legge stabiliva. La verità è che non sappiamo per quali altre spese siano stati resi disponibili. Che non si possa sapere come un servizio pubblico abbia speso 110 milioni di euro destinati a dare risposte fondamentali alle criticità evidenziate dall’emergenza è cosa folle .... Quel che sappiamo è che quei fondi avrebbero permesso di assumere al di fuori dei tetti di spesa assegnati, circa 1500 infermieri a tempo indeterminato sul territorio....” Quel che fa rabbia è che a due passi dal Piemonte, in Lombardia, la giunta ha autorizzato l’assunzione di 1.600 infermieri di famiglia e di questi ne risultano in servizio già 1.039. “La storiella che qualcuno vuol farci credere che non vi fossero graduatorie e professionisti disponibili non era credibile prima e non lo è adesso - stigmatizza Coppolella - Siamo molto preoccupati per il prossimo autunno ed inverno. I problemi di ieri saranno i problemi di domani moltiplicati da condizioni di lavoro che peggioreranno perché non vi è stato posto alcun rimedio. Ne sono testimonianza le tante segnalazioni che riceviamo di grande precarietà nell’organizzazione dei servizi. Ci preoccupa la situazione economica e i bilanci delle aziende non sono rassicuranti...”. E su questo fronte, cioè quello del personale che non ce n’è abbastanza, il Nursind scende i piazza anche a fianco dei comuni dell’alto Canavese preoccupati per futuro del pronto soccorso di Cuorgnè e dell’ospedale di Lanzo. “Riteniamo - stigmatizza Giuseppe Summa, il responsabile territoriale - che l’esternalizzazione non può essere la risposta ai problemi della sanità e che in particolar modo per  presidi periferici come Cuorgnè e Lanzo, serve una progettualità a lungo termine...”. Il Nursind prende atto dei numerosi tentativi che la direzione generale dell’ASL TO4 dice di aver fato per riaprire il Pronto soccorso ma anche che ad oggi non hanno portato ai risultati sperati a causa della carenza di ortopedici. “Il problema però - sottolinea - non riguarda solo i medici  ma tutto il personale. Crediamo che  cittadini e operatori sanitari meritino maggiore rispetto da parte della Regione, ed è per questo che chiediamo a chi tranquillizzava i cittadini facendosi immortalare dinanzi al nosocomio  cuorgnatese di fare chiarezza. Non possiamo invece considerarci soddisfatti per quanto riguarda l’ospedale di Lanzo, dove tutto tace. Spiace che l’Amministrazione comunale si  sia rassegnata ...”.
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