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LOCANA. Piange la madonna del santuario di Sant’Anna

Su La Voce in edicola tutti gli approfondimenti della notizia. Anche le dichiarazioni di Papa Francesco rilasciate all’Osservatore Romano.

Ci si può anche non credere ma tant’è. La madonnina di frazione Meinardi di Locana, a 1.480 metri di altezza, si è messa a piangere. La notizia è rimasta segreta fino a qualche giorno fa, quando “L’osservatore romano” e il sito culturacattolica.it hanno annunciato l’istituzione di una commissione d’inchiesta nominata da Papa Francesco.

“Vescovi e cardinali arriveranno in Valle Orco nel pomeriggio di sabato 1° aprile….” questo si dice.

Tutti qui, ai piedi del Gran Paradiso, per verificare la straordinarietà del miracolo raccontato da alcuni testimoni oculari e che, quando l’ha saputo, ha fatto sobbalazare dalla sedia l’Arcivesco di Torino Cesare Nosiglia.
st005082Borgata Meinardi potrebbe diventare la prossima Medgiugorje, meta di fedeli da tutto il mondo? E chi lo può sapere. Quel che si sa è che  il miracolo, di cui si racconta, e per cui si stanno mobilitando in tanti, risalirebbe all’autunno scorso, durante una tranquilla giornata di novembre, quando alcuni volontari del Comitato per la festa di Sant’Anna, sono saliti al Santuario, per chiudere gli impianti dell’acqua.

Una precauzione, in vista dell’inverno. Una delle poche visite, a cui si aggiunge quella, in primavera per sistemare l’area e prepararla all’appuntamento di agosto, con il pellegrinaggio, ancora molto sentito dalle gente originaria di Locana.

Una mansione di routine che richiede comunque una faticosa camminata a piedi lungo il sentiero, non così lungo ma di certo impervio. Unica via, a meno di arrivarci su con un elicottero.

E poteva finire lì, con la chiusura della saracinesca e null’altro, se solo i volontari non si fossero trovati davanti ad uno spettacolo che mai avrebbe immaginato.

Ed erano lacrime, lacrime vere, che scendevano giù da quelle guance candide. C’è chi ha sbattuto le palpebre, chi ha sgranato gli occhi, chi si è avvicinato un po’, chi si è addirittura sentito male.

Da qui in avanti il percorso è stato praticamente obbligato. Dal prete all’Arcivescovo, dall’Arcivescovo alla Santa Sede.

Per la visita dei commissari in programma sabato intorno alle 14, stando a quel che dice l’Osservatore Romano, si farà uso di un elicolettero

Se fosse tutto vero, il Santuario, il più grande edificio religioso costruito nel Parco Nazionale Gran Paradiso, potrebbe diventare presto un luogo di culto visitato da centinaia di migliaia di persone. Un po’ come Medgiugorje, insomma.

Un po’ di storia

Sant’Anna è la madre della Madonna che partorì Maria quando ormai  si sentiva troppo vecchia. Per questo è considerata la protettrice delle partorienti e la devozione verso  di lei è molto intensa tra le donne delle nostre montagne. Tanti sono i luoghi sacri a lei consacrati lungo la catena alpina.  Tuttavia quella di Sant’Anna dei Meinardi  è una  storia speciale, ormai intrisa di leggenda e di agiografia religiosa. Si racconta infatti che  risaliva faticosamente il sentiero verso questa borgata  una mamma con la sua bimba a fine Ottocento, reduci dalla Messa domenicale. La piccola, trafelata si lasciò scappare un’invocazione: ”Ah, se qui a Meinardi ci fosse una piccola Cappella per pregare!”.

Quella sorta di sogno devoto divenne realtà nel 1877, allorchè un gruppo di ardimentosi costruì l’originario Santuario in pietra, affacciato su tutta la valle con una veduta mozzafiato. Quando tuttavia una valanga impietosa lo distrusse, i montanari non si arresero e lo ricostruirono più solido e grande nel 1891. Dopo alcuni decenni di devote preghiere e raccolte cerimonie, le case strette intorno a quella chiesa alpina vennero via via abbandonate dalle famiglie dei montanari che cercavano miglior fortuna e una vita più agevole nel fondovalle. Dopo che  anche le ultime due famiglie lasciarono le casupole di quello che era divenuto un alpeggio, negli anni 70, il Santuario cadde in uno stato di abbandono.

Nella seconda metà degli anni 80 un gruppo di volontari,  capeggiati da Ezio Tuberosa, lavorò con impegno per riaprirlo e restaurarlo. Nel 1983 ripresero dunque le solenni Messe con autorità e fedeli, dapprima in una Chiesa  che sembrava un cantiere, poi sempre più affollate divennero quelle domeniche di fine luglio e intorno al Santuario furono riadattate alcune stanze per accogliere i pellegrini, progetto di una casa religiosa alpina che  era sembrato allora un azzardo coraggioso e che oggi è già una realtà…

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