300 euro all’anno. Meno di un caffè al giorno. Qualche pieno di benzina. Insomma, una miseria. Questo è quanto il Comune di Ivrea riconosce, come rimborso
spese, al “Garante dei detenuti”. Se ne lamentava
Armando Michelizza e se ne lamenta oggi - con tutte le ragioni del mondo - anche
Paola Perinetto che gli è subentrata.
“Una cifra esigua - ha sottolineato quest’ultima, l’altra sera, durante un consiglio comunale on line al quale era stata invitata per relazionare sulla situazione in cui versa il carcere di Ivrea -
Piccola perchè limita la possibilità di incontrare, partecipare a convegni e formazioni con lo scopo di rendere più incisivo l’intervento del garante sul territorio. Spesso devo intervenire pagando personalmente o rinunciando...”.
E di fronte a quella che è stata per tutti una notizia - e pure brutta - la reazione non s’è fatta attendere. Convinti tutti, dal sindaco
Stefano Sertoli in giù, maggioranza e opposizione, che si debba modificare lo stanziamento in bilancio, costi quel che costi. Vedremo con la prossima variazione di bilancio, se, alle intenzioni, si darà seguito con fatti concreti.
Insomma, come ha rimarcato il consigliere
Francesco Comotto... “c’è da vergognarsi... e non si capisce perchè alcuni membri di cda siano pagati lautamente e qui non ci sia neanche un rimborso spese… ”
Evidentemente non si è parlato solo di questo.
Anzi, a dirla tutta, le “300 euro” sono state davvero solo un inciso, al termine di una dettagliata relazione.
Per esempio, dal marzo dello scorso anno,
Paola Perinetto è stata l’unica persona (oltre a chi ci lavora) che ha potuto entrare in carcere. All’inizio ha affrontato l’emergenza dell’informazione (ne arrivava poca e pure confusa), poi ha cominciato ad occuparsi delle necessità più urgenti, non in ultima del vestiario, per quei detenuti entrati in inverno perciò sprovvisti di un abbigliamento estivo. Si è aggiunto il problema del patronato Acli.
“Quando mi sono resa conto che questa presenza sarebbe mancata per mesi - ha spiegato
Perinetto -
Ho affrontato poco per volta le richieste più basilari, dalle domande per l’invalidità civile, passando per gli assegni famigliari. Una enorme mole di lavoro sia dentro che fuori...”.
La verità è che quel che alla Casa circondariale di Ivrea
manca è un direttore fisso. Quello di Alessandria al massimo telefona, ma non si è visto neppure in occasione del suicidio di novembre, che è una delle cose più gravi che possano succedere in un carcere.
Il fatto che non ci sia, rallenta ogni
decisione, anche la più “scema”, come l’acquisto di un lavabo per fare il bucato al terzo piano.
“Per fortuna -
ha specificato
Perinetto -
da settembre abbiamo un comandante di Verbania che dedica 3 giorni alla settimana a Ivrea. E’ molto disponibile e con lui riesco a interagire velocemente e a risolvere molte criticità, anche solo con un messaggio su whatsapp...”.
Che in verità - e questo lo ha detto l’assessore
Povolo - di direttori in Piemonte ce ne sono 7 per 14 case circondariali e presto uno sarà trasferito a Milano Bollate e uno ha dei seri problemi di salute ed è proprio quello di Alessandria che dovrebbe occuparsi anche di Ivrea.
Tra le notizie in bianco e nero, la ripresa delle visite parenti, anche se alcuni detenuti, non potendoli abbracciare, preferiscono continuare a utilizzare le chiamate video whatsapp, rese possibili dalla recente fornitura di 6 cellulari.
E se il consigliere comunale del Pd
Gabriella Colosso si è soffermata sul problema del sovraffollamento (circa 270 unità contro una capienza di 196 posti letto) e dell’organico insufficiente che investe Ivrea ma un po’ tutte le carceri italiane, lamentando lo scarso interessamento dell’Amministrazione comunale (
“E’ un quartiere della città che va vissuto ...”) il collega
Francesco Comotto ha ricordato le tante denunce di questi anni, rinfacciando all’Amministrazione comunale la non attuazione di due precedenti mozioni e chiedendo incontri costanti con il Garante.
“Abbiamo scoperto proprio leggendo i giornali che erano senza riscaldamento - ha stigmatizzato
- Nel terzo millennio questo è inqualificabile...”.
“La struttura - gli ha risposto
Perinetto -
è veramente deteriorata e si deteriora sempre di più. Tutti gli impianti dovrebbero essere rifatti. I titoloni sui giornali hanno prodotto i loro effetti. Hanno attirato l’attenzione compresa quella del Sottosegretario Andrea Giorgis.... La situazione è brutta ovunque. Non so se costerebbe di più costruire un carcere nuovo o sistemare il vecchio. In tutte le celle ci sono infiltrazioni d’acqua. Piove anche quando fuori non piove...”
Di tutt’altro avviso - e non avevamo dubbi - la capogruppo della Lega
Anna Bono.
“Sarà anche un quartiere della città ma è un quartiere su cui noi non abbiamo modo di intervenire - ha lamentato -
E’ dall’inizio del mandato che chiedo incontri con il direttore e con la Garante, ma non si è mai riusciti ad organizzarli. Siamo rimasti intesi che siano loro, quando lo riterranno opportuno, a chiedere di partecipare ad una commissione compatibilmente con il tempo che avranno a disposizione. In verità credo non siano così ansiosi di partecipare...”.
Epperò sarà anche
vero che ci sono dei limiti ma fin dal 1981 il Comune di Ivrea ha sempre
impegnato molte risorse su questo fronte
“Non alziamo le spalle per dire che qualcun altro ci penserà...” ha inforcato
Colosso
Dello stesso avviso il capogruppo del Pd
Maurizio Perinetti.
“Ha ragione Bono quando dice che l’Amministrazione non ha competenza -
l’ha strigliata a dovere -
Ma mi domando se l’amministrazione abbia almeno segnalato il problema. Signor sindaco lei deve prendere carta e penna e denunciare questa cosa qui al Ministero di Grazia e Giustizia. Dire che non è tollerabile...”.
Al coro di chi ha chiesto al sindaco di agire si è aggiunto il consigliere comunale
Donato Malpede (“E’ una vergogna”) e pure
Mario Neri che il carcere lo ha vissuto in prima persona quando
era in organico alla polizia penitenziaria.