Qualcuno se lo ricorda ancora il gran dibattito sul “nuovo centro cottura” fortemente voluto dall’allegra brigata guidata da Stefano Sertoli? Un nuovo centro cottura, valore un milione e mezzo di euro, da costruirsi in projetc financing (scusate l’inglesismo), in località San Giovanni, vale a dire, a spese di una delle otto imprese che a detta dell’assessore Giorgia Povolo non vedevano l’ora di formulare una proposta. Il tutto ben descritto in una delibera di “indirizzo” poi approvata dal consiglio comunale che avrebbe vincolato la città ad una concessione di non meno di 15 anni per oltre 18 milioni di euro da addebitare per intero agli utenti con le tariffe.
Com’era finita? La gara era andata deserta. Insommac’era una manifestazione di interesse ma non tanta voglia di fare.
L’altra soluzione, sventolata dalla Povolo in giunta? Ilcook and gee (altroinglesismo) con cibi surgelati e poipreparati in cucine, cosiddette di ripristino.
Da quei giorni ad oggi di tempo e di acqua sotto il ponte della Dora non ne è passato poi molto, epperò, e per farla breve,il Comune nel frattempo ha rinunciato all’alta finanza ed è tornato con i piedi per terra.
Morale?
Siccome è impossibile continuare a cucinare nel vecchio edificio di via Nazario Sauro e l’appalto per larefezione scolastica è scaduto ad aprile altro non è rimasto da fare che indire una gara in cui si è chiesto di andare a far da mangiare da un’altra parte, in un altro centro cottura non importa quale o di chi… La gara da 6 milioni di euro finalmente c’è stata e a vincere l’appalto per i prossimi 4 anni (rinnovabili per altri due) è stata la multinazionale tedesca Dussmann che giàsta ristrutturando il proprio centro cottura, a Burolo.
Dussmann, unica partecipante, ha vinto con un ribasso inferiore all’1% .
La mensa scolastica di Ivrea, che riguarda anche i dipendenti comunali, prevede la preparazione di una media di circa 1.250 pasti al giorno. Il servizio di refezione comprende anche la merenda per gli iscritti al servizio di pre-post scuola, il pranzo a saccoin occasione di gite e le “diete speciali” per motivi sanitari (intolleranze alimentari), religiosi o etici (vegetariane).
Per la prima volta, nella gara si è parlato di basso impatto ambientale e finita l’emergenza sanitaria si ritornerà ai piatti, sostituiti in tempo di pandemia con vassoi biodegradabili.
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