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La pace sotto attacco, Ivrea ancora in piazza

Dal genocidio a Gaza al Far West globale: la 202ª volta in piazza per dire no alla legge del più forte

Un prato, un cielo blu, un sole. Reema, 9 anni, non c’è più. È stata uccisa il 30 ottobre 2023 insieme alla sua famiglia da un bombardamento israeliano. Della sua famiglia è sopravvissuto solo il fratello Wassem, 17 anni. Una storia tra le tante. Una storia che non si è potuta dimenticare. Tra i disegni esposti c’era anche il suo.

A darle voce è stato Mohammed Timraz, co-fondatore di HeART of Gaza. Ha parlato della distruzione del suo Café Grey, della perdita degli amici, dei familiari, dei sogni. Ha ricordato i pasti distribuiti, l’acqua, le medicine, i bambini che sono tornati a disegnare. L’arte come spazio sicuro, come resistenza.

È anche da storie come questa che nasce la mostra HeART of Gaza, a sostegno della campagna We Are Not Alone. A sottolinearlo è stata Cadigia Perini, a nome del Circolo PRC di Ivrea, ringraziando chi l’ha visitata e sostenuta. «Le offerte sono state generose, segno di una vicinanza reale al popolo palestinese», ha precisato.

Tra i ricordi più commossi, quello di Rosanna Barzan per Mohammad Bakri, attore e regista israelo-palestinese scomparso il 24 dicembre 2025, conosciuto a Ivrea grazie ai film Jenin, Jenin e Private. Film che, è stato detto, andrebbe riproposto nelle scuole.

Insomma, sabato scorso in tante e in tanti si sono di nuovo fermati, per la 202ª volta, con un Presidio per la Pace che non ha avuto nulla di rituale o stanco, ma che ha restituito l’immagine di un mondo sempre più fuori controllo, dove la guerra non è più un’eccezione ma una regola, e il diritto internazionale appare come un optional buono solo per i comunicati ufficiali.

Ad aprire il presidio è stato Pierangelo Monti, che è andato subito al punto: l’anno è iniziato malissimo. Le guerre non si sono fermate, anzi si sono moltiplicate, e alla guida della principale potenza mondiale si è insediato un presidente degli Stati Uniti sempre più sfrenato, deciso a imporre il proprio dominio sul pianeta. Non a caso, nell’ultima locandina sono comparse le mappe dei conflitti in corso nel mondo e l’immagine iconica de Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, con il volto del dittatore sostituito da quello di Donald Trump, intento a giocare con il mappamondo come fosse un palloncino.

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Non si tratta di una provocazione gratuita. È cronaca.
Il raid delle forze armate statunitensi a Caracas, con oltre cento morti, il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, insieme al sequestro di navi petroliere e all’affondamento di imbarcazioni sospettate di narcotraffico, in aperta violazione del diritto internazionale del mare, ha rappresentato, per Monti, il punto più alto di un nuovo Far West globale.

"Un mondo dove domina la legge del più forte, mentre le regole internazionali vengono calpestate senza scrupoli. Per Trump – ma non solo per lui – arraffare ricchezze conta più delle vite umane. Una logica imperialista confermata anche dalle minacce di “prendersi” la Groenlandia, con le buone o con le cattive...", ha specificato Monti.

Una logica che non è nata oggi e che, come ha ricordato Monti, è sotto gli occhi di tutti da anni: "in Palestina, dove Israele continua a violare il diritto internazionale contro i palestinesi e contro le flottiglie umanitarie; in Ucraina, trasformata in un campo di battaglia conteso tra la Russia e i Paesi occidentali."

Sulla Palestina Monti è stato netto: «È assolutamente necessario continuare a denunciare il comportamento criminale del governo israeliano».

A Gaza e in Cisgiordania si continua a uccidere con le armi, ma anche con la fame, con la distruzione dell’assistenza sanitaria, con la violenza sistematica dei coloni e dell’esercito, che ha spinto la popolazione ad abbandonare case e terre per fare spazio a nuovi insediamenti.

"L’ultimo episodio grave è avvenuto all’Università di Birzeit, dove i soldati israeliani sono entrati e hanno colpito brutalmente studenti e docenti: oltre quaranta i feriti. Intanto il progetto di insediamento E1, con più di 3.000 nuovi alloggi riservati a cittadini ebrei a est di Gerusalemme, ha rischiato di spezzare la Cisgiordania in due, cancellando di fatto ogni possibilità di uno Stato palestinese...".

Anche la guerra russo-ucraina non ha conosciuto tregua. Nemmeno a Natale.

"Il 7 gennaio, giorno del Natale ortodosso, si è continuato a sparare e a morire. Nei giorni precedenti la Russia ha lanciato droni e missili su Kiev, colpendo una ventina di edifici e causando quattro morti e diciannove feriti. È stato utilizzato anche un missile ipersonico Oreshniknella regione di Leopoli, vicino al confine polacco, in risposta all’attacco ucraino alla residenza di Vladimir Putin del 29 dicembre 2025. Migliaia di famiglie sono rimaste senza riscaldamento, mentre i numeri della tragedia sono apparsi impressionanti: 4 milioni di sfollati interni e 7 milioni di emigrati all’estero."

Monti ha richiamato le parole di Papa Leone XIV, pronunciate davanti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Parole che hanno pesato come macigni: «La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando».

«È stato infranto il principio nato dopo la Seconda guerra mondiale che vietava l’uso della forza per violare i confini altrui. Ospedali, infrastrutture energetiche, abitazioni sono stati distrutti senza che questo abbia suscitato scandalo», ha ricordato Monti, citando il Papa. «La tutela della dignità umana e della sacralità della vita deve contare più di qualsiasi interesse nazionale», ha ribadito Leone XIV, invitando a sostituire l’industria della guerra con l’artigianato della pace.

Lo sguardo si è poi allargato alla memoria. Venticinque anni fa, il 16 gennaio 1991, è iniziata la Guerra del Golfo, con il bombardamento di Baghdad. Da lì in avanti si è snodata una lunga scia di conflitti: Balcani, Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia, Siria, Yemen. Ci sono stati milioni di morti e distruzioni immani, senza soluzioni reali per migliorare la vita delle popolazioni. Contro quelle guerre si è mosso un vasto movimento pacifista, fatto di tavoli della pace, diplomazia popolare, interposizione nonviolenta. «È a quella storia che il presidio di Ivrea si è collegato», ha sottolineato Monti, portato avanti da quasi quattro anni senza interruzioni. Una mappa delle manifestazioni pacifiste in Italia ha superato un milione e mezzo di visualizzazioni. Segno che nulla è andato davvero perduto, come aveva scritto Simone Weil nel 1942.

Livio Obert ha portato infine la posizione di Pax Christi International, netta e senza ambiguità: condanna dell’aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, definita una grave violazione del diritto internazionale e un precedente pericoloso.

Al termine dell’intervento, Monti ha annunciato che venerdì 16 gennaio, alle 17.30, nella sede ANPI-CGIL di piazza Perrone, si terrà un incontro aperto per confrontarsi su come proseguire la mobilitazione per la pace, il disarmo e la giustizia.

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