Pensavamo di averle viste e sentite già tutte ma questa no, proprio ci mancava. Il sovraffollamento del pronto soccorso, le lunghe attese per una radiografia, gli infermieri che non ce n’è mai abbastanza e adesso si aggiunge la storia di un primario senza reparto, senza sala chirugica, senza una sedia e una scrivania. Un fantasma che si aggira quatto quatto in prestito da un’ospedale torinese all’altro perchè nel nuovo e fantasmagorico nosocomio chivassese pare non ci sia un posto per lui...
Lui si chiama Giuseppe Vadalà, ha 56 anni ed è un luminare nel campo degli interventi alle vie lacrimali. Lavorava a Ivrea come vice nel reparto di oculistica e nell’aprile dello scorso anno ha vinto il bando per dare il via alla nuova struttura dipartimentale a Chivasso con le stesse dotazioni strumentali (laser, microscopi) a disposizione a Ciriè e a Ivrea. Un colpaccio considerando che quando si parla di “oculistica” vengono in mente le “cataratte” e di pazienti ce ne sono sempre in fila a centinaia.
Sulla carta una bomba. Oltre a Vadalà si sarebbero dovuti infatti assumere altri 3 dottori più un’ortettista da condividere con Ivrea. Nella sostanza non aveva fatto in tempo ad accettare la nomina che dalla Regione arrivava uno “stop” all’attivazione di nuove strutture.Inizia lo stesso ad andare su e giù come una trottola ma per la nomina dovrà aspettare ottobre. Si dirà, poco male, finalmente si parte. Marameo....!!!
Toh, guarda, si scopre che a Chivasso non c’è un buco per lui. Guarda di là, scava di qua, alla fine si trova una sistemazione per l’attività ambulatoriale all’ospedale di Settimo Torinese. La società Saapa che lo gestisce si fa in quattro, risistema i locali mettendoli a norma (tre stanze e un corridoio) e alla To4 sarebbe poi toccato l’acquisto delle attrezzature e degli arredi.... Peccato che al momento di spendere quei 20, forse 30, forse 40 mila euro (che saran mai?) ci ripensa e fa un passo indietro. A nulla serve la disponibilità di Saapa ad anticipare i costi per poi aggiungerli nel canone. Testardo come u mulo, il direttore generale Lorenzo Ardissone dice “no” e non c’è niente da fare.
Morale? Vadalà non demorde e decide lo stesso di accettare di fare ambulatorio a Settimo, con un semplice lettino e una bajour per l’oculoplastica, un paio di volte la settimana. Sembra una bella cosa, i pazienti cominciano ad arrivare, sul più bello però sopraggiunge il Covid e la stanza viene occupata - e lo è ancora oggi - dall’Usca (Unità speciale). Vadalà, manco a dirlo si ritrova di nuovo senza un posto in cui stare.
Ricapitolando. A Chivasso non è mai partito un ambulatorio. A Settimo ci sarebbero i locali ma mancano le attrezzature. Prima del Covid si è ventilata l’ipotesi di spostare tutto a Cuorgnè, compresi gli interventi di cataratta, ma per il momento è tutto chiuso.
Infine i medici. Dovevano essere quattro e, invece, oltre a Vadalà, fino ad oggi ne è stato assunto solo un altro che non avendo un reparto si sposta da un laboratorio all’altro. Ci sarebbe l’ortettista (peraltro residente a Chivasso) da condividere con Ivrea ma da quando è stata assunta praticamente da Ivrea no s’è mai mossa.
Con la ripartenza post Covid in tanti speravanoripartisse anche l’oculistica ma chi vive sperando si sa come finisce.
Da una piccola ricognizione della Direzione Generaleè emerso che a Chivasso le sale operatorie per l’oculistica sono indisponibile. Si sta cercando di capire se casomai ci siano dei buchi all’ospedale di Ciriè ma non c’è da sperarci molto. E parliamo di buchi non a caso, essendo la “presa per i fondelli” talmente esagerata che più che una denuncia sui giornali ne occorrerebbe una alla Procura della Repubblica. Solo un’approfondita indagine, infatti, potrebbe appurare se è solo sfiga o c’è dell’altro. Se lo stanno chiedendo peraltro, da qualche settimana anche i sindaci di Chivasso e di Settimo, non foss’altro che la vicenda è ormai sulla bocca di tutti. Promettono entrambi di voler andare in battaglia, ma non sono ancora noti i modi e i tempi...
Cosa sta facendo il primario oggi? In realtà non lo sappiamo. Da noi contattato ha preferito non commentare... Pare stia lavorando in prestito negli ospedali torinesi, ma se non cambieranno le cose è certo che lui e la collega, prima o poi potrebbero decidere di andarsene via.
E il direttore Ardissone?
Non pervenuto!
E chissenefrega se centinaia di cittadini sono costrettia fare un mucchio di chilometri per una cataratta. Lui ci vede benissimo...
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