Un disavanzo di
24 milioni nel 2020 perfettamente allineato al disavanzo di
24 milioni del 2019 e del tutto appollaiato con il disavanzo di
18 milioni del 2018... Solo che lo scorso anno, di fronte a questi disastrosi numeri, la Conferenza dei sindaci s'era astenuta, s'era in buona sostanza rifiutata di approvare il bilancio conciò invitando l'ex direttore
Luigi Ardissone a fare le valigie e andarsene via, cosa che fece senza tante parole. Stavolta, invece, non c'è stato uno che abbia detto beh. Niente dibattito. Nessuna richiesta di chiarimenti. Quindi tutto chiaro? Figuriamoci...
E va bene che non abbia detto nulla il sindaco di Bollengo
Luigi Sergio Ricca, solitamente molto loquace, considerando che già aveva detto tutto il giorno dell'inaugurazione del centro vaccinale sotto casa. Passi anche che se ne siano stati zitti il primo cittadino di Ivrea
Stefano Sertoli e quello di Chivasso
Claudio Castello, che non è una gran novità. Stupisce, invece, questo sì, che non abbiano banfato Alberto Rostagno, Beppe Pezzetto, Pasquale Mazza, Ellade Peller, Bevolo, Bava, Pittalis, Piastra, Cugini eccetera eccetera.
Il "silenzio", che fa rumore, è andato in scena mercoledì scorso sulla piattaforma "Zoom". Nomi e cognomi nient'affatto citati a caso, considerando che quando ci sono cose da chiedere per i propri territori, un nuovo ospedale o anche solo un ambulatorio, eccome se si fanno sentire.
Tra i motivi del "buco" il commissario straordinario
Luigi Vercellino ha tirato in ballo i 12 milioni di euro di spese legate al Covid. Peccato che, per capirne l'incidenza, avrebbe dovuto anche elencare i "denari" risparmiati grazie al Covid e - bontà sua - non lo ha fatto. E parliamo di visite specialistiche, esami e interventi chirurgici rinviati a data da destinarsi e oggi trasformatisi nel più grosso problema di tutta l'Asl To4.
Fuori dai denti alcuni sindaci ci han confessato che non se la sono sentita di fare le pulci ad uno che sta seduto lì dove sta seduto solo dallo scorso mese di settembre. E poco importa - questo lo diciamo noi- se in questi pochi mesi, il commissario ha comunque avuto modo di rinnovare,
senza banfare, una serie di convenzioni con decine di operatori privati e non in ultima con la Clinica Eporediese, di proprietà del
Policninico di Monza per 17,4 milioni di euro per il 2020, circa 70 milioni di euro negli ultimi quattro anni “regalati” (tra virgolette) ad un soggetto che agisce in concorrenza con la sanità pubblica, peraltro scegliendo le attività più convenienti e profittevoli. E poi le manutenzioni “a tavolino” di pronto intervento di natura edile ed impiantistica da eseguirsi a qualsiasi titolo e in tutti i presidi sanitari, che, per l’intera Asl To4, ammonteranno, stando al bando di gara quinquennale in corso, anche questo made in Vercellino, a circa 14 milioni e 159 mila euro.
Ecco, di fronte a un disavanzo di 24 milioni di euro, il cittadino vorrebbe vedere vedere sindaci, commissari straordinari, direttori generali e amministratori pancia a terra per cercare di capire dove risparmiare e soprattutto come, senza toccare un posto letto che sia uno, senza tagliare il personale e soprattutto mantenendo inalterati i servizi. Sbagliato.
Peraltro, a chirarire che l’attuale commissario straordinario
Luigi Vercellino stia governando l’azienda come hanno fatto i suoi predecessori, senza cioè alcun valore aggiunto, basti a tutti un’analisi degli affitti e del patrimonio a disposizione in quel di Ivrea
La domanda è banale ma a quanto pare non tanto scontata. Quale azienda privata continuerebbe a pagare qualcosa come
304 mila euro all’anno per occupare una casa d’altri se avesse a disposizione degli immobili di proprietà?
Fiato alle trombe e rullo di tamburi… A guardare l’elenco ufficiale degli immobili, recentemente aggiornato dall’Asl To4, quel che immediatamente salta all’occhio, è il canone di 140 mila euro per l’edificio di via Aldisio (Ex Artigianelli) di proprietà dell’Istituto Canonico Cuniberti, vale a dire del Vescovo della Diocesi di Ivrea.
Il contratto scaduto il 31 dicembre del 2017 è stato rinnovato al ribasso per i prossimi sei anni (prima il canone era di 252 mila euro…) cioè fino al 2023.
In via Aldisio trovano ancora spazio il Sert (servizio per le tossicodipendenze), un pezzo di “igiene degli alimenti” (ma non tutta), un ambulatorio per le vaccinazioni, un pezzo di veterinaria (ma non tutta), un pezzo di ufficio tecnico (ma non tutto), un po’ di informatici (ma non tutti), un po’ di ingegneria clinica (ma non tutto) e il centralino. Il magazzino al piano terra è occupato da “lastre” (proprio così: lastre) che potrebbero benissimo essere buttate.
Tutto bene e tante grazie per il ribasso?
Eh no, non foss’altro che, stando agli accordi a suo tempo sottoscritti con la Regione, quel che c’è qui lo si sarebbe dovuto trasferire nel nuovo poliambulatorio di via Gingzburg. Non solo non lo si è fatto ma a quanto pare non lo si farà almeno fino al 2029 dato che gli affitti prevedono sempre un rinnovo di sei più sei.
Nel frattempo (altro che manutenzioni periodiche e costanti) si è però riusciti a mandare a “ramengo” l’ex Poliambulatorio di corso Costantino Nigra (che invece, toh guarda, è di proprietà dell’Asl To4) dove un tempo operava proprio il Sert spostato in via Aldisio e il centro di riabilitazione visiva.
Quel che fa ridere è che l’immobile di via Costantino Nigra tutto sommato non necessiterebbe
di particolari adeguamenti ma quello di via Aldisio sì. Manca infatti un accesso per i disabili, manca un ascensore e delle certificazioni anticendio e sulla sicurezza
non se n’è mai vista traccia.
Chi lavora in via Aldisio, comunque non se n’è mai lamentato,
felice come una Pasqua di poter contare su di un bel piazzale per parcheggiare la propria auto. Contenti loro, contenti tutti!
E la chiudiamo qui, con la consapevolezza che solo i sindaci, se lo volessero, ma a quanto pare non lo vogliono, potrebbero obbligare un direttore generale o un semplice commissario per quanto “straordinario” ad un cambio di passo vero. Spulciando una delibera dietro l’altra, chiedendo lumi e pezze giustificative. Facendo insomma quel che compete loro e che è scritto nero su bianco nel cosiddetto “Atto Unico” aziendale.
“Il ruolo dei Sindaci nella programmazione e nella valutazione dei servizi sanitari è garantito dalla normativa – si legge –
Il confronto costante con tali figure rappresenta per l’A.S.L. TO4 la modalità ordinaria nei percorsi di programmazione aziendale e distrettuale…”
S’aggiunge il grande potere “inutilizzato” della “conferenza” presieduta dal sindaco di Ivrea
Stefano Sertoli.
Tra le altre cose, dovrebbe concorrere alla definizione degli indirizzi generali di programmazione socio-sanitaria, esamina ed esprime parere sul bilancio pluriennale di previsione e sul bilancio di esercizio; può richiedere alla Regione la revoca del Direttore Generale e può esprimere proposte e valutazioni sull’andamento dell’A.S.L.
La verità? C'è che continueremo a concentrarci sui costi non foss’altro che non ce la facciamo più di sentir
dire che la sanità va a ramengo, che mancano i soldi per le assunzioni degli infermieri, che nel corso degli anni ci sono stati dei tagli per accontentare l’Europa e poi, porca quella miseria, a leggere i bilanci dell'Asl To4 si scopre che non s’è mai risparmiato un euro che sia uno. O meglio, che lo si è risparmiato solo nei servizi e nel personale, ma non nella gestione delle cose e nelle convenzioni.
Qual è il gran finale? E' il premio (chiamato trattamento economico integrativo) che la legge regionale assegna al Commissario e al suo staff subito dopo l'approvazione del bilancio da parte della conferenza dei sindaci. Se lo porterà a casa Luigi Vercellino ma anche il direttore amministrativo Michele Colasanto e pure il direttore sanitario Sara Marchisio.
Benvenuti nell'Asl To4, anzi no "Benvenuti in Italia".