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Altro che assolti: tutto da rifare per Goffi, Tentoni e Montaruli

Altro che assolti: tutto da rifare  per Goffi, Tentoni e Montaruli

Tribunale (foto archivio)

Roberto Cota, l’ex governatore leghista del Piemonte, rivendicava “per sè un potere di spesa generale, di posizione, sostanzialmente sottratto a sindacato in ragione del ruolo ricoperto” rivelando una “concezione privatistica” dei rimborsi spese privi della “necessaria inerenza alle finalità pubbliche sottese al fondo di funzionamento dei gruppi consigliari”. Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni nelle quali ha esaminato la vicenda dei tanti scontrini per i quali Cota ha chiesto il rimborso, compreso quello delle famose ‘mutande’ verdi, concludendo che non si trattava di spese rimborsabili. Tuttavia, siccome l’accusa di peculato è contestata in concorso con il collega di partito Mario Carossa, e questo aspetto è stato trattato “sbrigativamente” dai giudici dell’appello, secondo gli ‘ermellini’ occorre un nuovo dibattimento con una motivazione rafforzata dato che Cota in primo grado era stato assolto. Nel verdetto depositato la scorsa settimana - sentenza 16765 della Sesta sezione penale - si legge infatti che “é fondato” il motivo di ricorso “relativo al concorso di persone con il capogruppo consigliare, a fronte di una assoluzione per insussistenza del fatto la motivazione” resa dalla Corte di Appello di Torino il 24 luglio 2018 “é sbrigativa”.  “Ne deriva che sul punto - concludono gli ‘ermellini’ dando ragione all’avvocato difensore Domenico Aiello - la sentenza deve essere annullata con rinvio per nuovo giudizio”.  Lo scorso novembre, il giorno successivo all’udienza svoltasi il 18, Aiello - forse per un dispositivo del verdetto non molto chiaro - aveva dichiarato che Cota era stato assolto, in realtà come si legge ora nelle motivazioni della Suprema Corte, ci sarà un appello bis. Per quanto riguarda le contestazioni delle spese, la Cassazione ritiene invece “non illogiche” le conclusioni cui erano giunti i giudici dell’appello condannando Cota a un anno e sette mesi per la “non occasionalità e sistematicità” con la quale l’ex governatore metteva a rimborso spese scontrini che non avevano attinenza con il suo ruolo in Regione. Si tratta di spese per effetti personali, “scontrini a catena, spese per ristorazione in luoghi limitrofi all’abitazione, spese sostenute durante viaggi all’estero”.  Molti conti di pranzi e cene dagli “importi rilevanti i cui giustificativi - osserva la Cassazione - farebbero riferimento a luoghi diversi da quello in cui l’imputato si sarebbe trovato”.  Sulle ‘mutande verdi’, la Cassazione concorda con la sentenza di merito che il loro acquisto non può essere addebitato ai contribuenti per il solo fatto che Cota era andato “negli Stati Uniti per un corso di inglese” e “che in tale occasione egli avesse in programma di incontrare, e poi incontrò, al Mit di Boston un ingegnere italiano per un progetto sulla innovazione relativo allo sviluppo economico”. Il processo sulla rimborsopoli del Piemonte riguardava l’uso disinvolto dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi consiliari nella legislatura 2010/2014 a trazione Lega e centrodestra. In appello erano stati condannati in 25, rispetto ai 15 del primo grado, ora per molti ci sarà un appello bis, per alcuni solo una rideterminazione di pena. Del tutto assolto Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera al quale erano stati inflitti undici mesi di carcere per i rimborsi, peraltro esigui (600 euro), delle notti in albergo quando si fermava a Torino per il protrarsi dei lavori consiliari. Chi aveva fatto ricorso in Cassazione...? Michele Giovine, Roberto De Magistris, Massimo Giordano, Federico Gregorio, Riccardo Molinari, Paolo Tiramani, Michele Dell’Utri, Angelo Burzi, Alberto Goffi, Giovanni Negro, Michele Formagnana, Maurizio Lupi, Alberto Cortopassi, Girolamo La Rocca, Lorenzo Leardi, Angiolino Mastrullo, Augusta Montaruli, Massimiliano Motta, Alfredo Roberto Tentoni, Rossana Valle, Sara Lupi, Daniele Cantore, Andrea Stara, Roberto Cota Era stato condannato in concorso con Burzi  e Pedrale per peculato Per l’ex consigliere regionale  Roberto Tentoni, secondo la Cassazione, il ricorso proposto è infondato, ma la sentenza deve essere comunque annullata con rinvio in Appello per quanto riguarda la durata della pena accessoria inflitta. Per gli Ermellini, infatti, essendo stato condannato ad una pena inferiore ai tre anni di reclusione, non poteva essere disposta la pena accessoria dell’interdizione dei pubblici uffici per cinque anni. Tentoni era stato condannato per il reato di peculato commesso in concorso con Angelo Burzi e Luca Pedrale., rispettivamente capogruppo di “Progettazione” e del “Popolo della Libertà”. Montaruli in Appello per il concorso in  peculato con Pedrale  Tra coloro che dovranno affrontare un nuovo dibattimento in Corte d’Appello c’è anche la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, condannata ad un anno e sette mesi. Il ricorso presentato da Montaruli è stato accolto limitatamente “al terzo motivo”: “L’imputata - scrivono gli ermellini - è stata condannata, per il reato di peculato  commesso in qualità di consigliere regionale ed in concorso con Pedrale Luca, capogruppo del gruppo consigliare del Popolo della Libertà”. Ma per i giudici di Cassazione la prova sarebbe stata tratta da “ragionamento puramente indiziario, fondato su singoli elementi non significativi”.   Per Goffi rinvio  per rideterminare la pena accesoria Per il 50enne Alberto Goffi, già consigliere a Ciriè, poi in Regione con l’Udc,  la sentenza è stata annullata con rinvio per rideterminare esclusivamente la durata della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici perché «non poteva essere disposta (...) per cinque anni». Goffi in primo grado era stato assolto mentre in Appello è stato condannato per peculato ad 1 anno e 5 mesi per essersi appropriato, quale consigliere regionale ed in concorso con il presidente del gruppo Giovanni Negro, della somma totale di circa 11mila euro, tra cui 70 per spese allo Juventus Store ed il resto in spese di ristorazione.
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