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ALBIANO D'IVREA. Per Padre Bianchi non un castello ma una cascina

ALBIANO D'IVREA. Per Padre Bianchi non un castello ma una cascina

Cascina acquistata da Padre Enzo Bianchi

Ad Albiano d'Ivrea sta per arrivare Padre Enzo Bianchi. Lo avevamo già scritto e adesso è ufficiale! Ma non al castello, insieme all'amico emerito Monsignor Luigi Bettazzi, come si era creduto in un primo momento. Il priore fondatore della Comunità monastica di Bose di Magnano (Biella) ha infatti acquistato un immobile tutto suo. Magari il suggerimento gli è arrivato dal Vescovo emerito, ma di firme sui documenti c'è solo la sua. E' Cascina Camadio, un rustico, un tempo sede di un campo volo. Siamo in aperta campagna. All'immobile immerso nel verde (un edificio su due piani con tanto di cortile)  si accede percorrendo una stradina sterrata che parte dalla Provinciale per Ivrea. Da una quindicina di giorni sono in corso i lavori di ristrutturazione appaltati all'impresa edile di Ugo Ollearo di Piverone. “Io eseguo solo i lavori ci dice l'impresario a cui chiediamo cosa diventerà Cascina Camadio - Dovete chiedere al direttore dei lavori, il geometra Mattiolo che qui viene una volta la settimana....". Si tratta di lavori interni e che non prevedono un passaggio in commissione edilizia.

La trattativa di acquisto, conclusasi il 5 luglio scorso, con il proprietario Maurizio Ollearis, falegname a Viverone, sarebbe stata portata a termine in prima persona da Padre Bianchi, classe 1943, originario di Castel Boglione nella Langa Astigiana. I conti tornano, considerando che esattamente un mese prima Bianchi aveva lasciato Bose rispettando così un provvedimento di allontanamento a tempo indeterminato (di 5 anni anni per altri tre confratelli, Goffredo Boselli, Lino Breda e Antonella Casiraghi) firmato dalla Santa Sede, datato maggio 2020, senza alcuna possibilità di appello, quale unica soluzione alla risoluzione dei contrasti ai vertici della Comunità e il difficile passaggio di consegne al successore di Bianchi, Fra’ Luciano Manicardi, priore dal 2017.

Risale, invece, al febbraio dello scorso anno un secondo decreto, a firma del Delegato Pontificio, Amedeo Cencinicon invito a Bianchi di andare a vivere nella pieve di Cellole di San Gimignano, di proprietà della Comunità stessa. Le condizioni poste dal decreto e dal contratto di comodato d’uso però vennero ritenute dall’ex priore “lesive della dignità” sue e dei suoi fratelli, e per questo motivo il monaco non accettò e iniziò la ricerca di una struttura che lo potesse accogliere senza “disumane” richieste. In molti si appellarono in allora al Papa, ma in un incontro col nuovo priore e il delegato pontificio, alla vigilia del suo viaggio in Iraq, Francesco  ribadì che Bianchi doveva lasciare la Comunità di Bose, al cui interno, peraltro, il clima si era fatto sempre più pesante, prefigurando addirittura una scissione.

“Cari amici/e per alcuni giorni sono stato silente e non vi ho inviato i pensieri emersi nel mio cuore ma un faticoso, sofferente trasloco me lo ha impedito: per noi vecchi migrare è uno strappo non pensabile anche perché ci prepariamo all’esodo finale, non a cambiar casa e terra”, aveva scritto Bianchi nelle ultime ore Bose  su Twitter.

In tutti questi mesi,  comunque, Padre Bianchi non ha mai smesso la sua attività di commentatore, editorialista e scrittore, più volte manifestando il suo pensiero anche su Twitter. “Stiamo attenti quando parliamo di sofferenza – aveva scritto ad esempio il 3 maggio –: perché non è vero che il dolore purifica, redime, rende più buoni, anzi rende irritabili, abbrutisce, e ci induce all’egoismo. Il dolore è sempre in-sensato e al dolore insopportabile abbiamo il diritto di dire basta!“.

Ad Albiano, Padre Bianchi, nessuno lo ha visto, almeno per ora. In Municipio giurano di non sapere se davvero abbia l'intenzione di fondare qui una nuova comunità, che sarebbe - inutile negarlo - una sorta di rivalsa nei confronti di chi lo ha cacciato dal Monastero distante appena 15 chilometri, per lo più tornanti sulla serra Morenica, percorribili in auto in poco più di venti minuti.

Inutile chiedersi che cosa non dirà l’attuale vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Cerrato già costretto all’ingombrante e onnipresente figura del suo predecessore con cui, nella Diocesi di Ivrea, continuano ad avere rapporti decine e decine di preti, diaconi e viceparroci. Tutto e bene quel che finisce bene, termina così un lungo e doloroso tira e molla, che a tratti aveva preso i contorni di una specie di ‘telenovela’. Ora Padre Bianchi una casa, anzi una cascina ce l’ha a due passi dal castello e dall'amico Bettazzi.    
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