AGGIORNAMENTI
Cerca
16 Marzo 2021 - 18:45
È terminato con 49 condanne - per un totale di quasi due secoli e mezzo di reclusione - il primo grado in rito abbreviato del processo Cerbero sulla ‘ndrangheta nel torinese e sul traffico internazionale di droga.
Un processo scaturito dalla maxi inchiesta della Direzione Antimafia di Torino che all’alba del 5 novembre del 2019 portò all’esecuzione di 71 provvedimenti cautelari da parte dai carabinieri e dalla guardia di finanza: 57 arresti, 4 persone ai domiciliari, 8 sottoposte all’obbligo di firma e 2 sottoposte all’interdizione dell’esercizio della professione. Gli indagati erano in totale 85, accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Gli imputati che hanno scelto il giudizio abbreviato - che comporta una corposa riduzione della pena, pari ad un terzo, in caso di condanna - sono stati 64. I giudici hanno confermato l’impianto accusatorio dei pm Paolo Toso e Monica Abbatecola, condannando quasi tutti gli imputati a giudizio per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Le indagini erano partite nel 2016 e avevano consentito di ricostruire la struttura delle locali di ‘ndrangheta di Volpiano e San Giusto, facenti capo rispettivamente alle potenti famiglie Agresta e Assisi. I carabinieri avevano inoltre tracciato i canali di approvvigionamento della droga (hashish importato tramite la tradizionale rotta spagnola e cocaina attraverso i porti del nord Europa), scoprendo l’esistenza di due organizzazioni dedite al traffico e allo smercio delle sostanze illegali, una attiva a Volpiano e l’altra a Torino, in Barriera di Milano. Due associazioni che operavano sotto l’egida della ‘ndrangheta.
Nel corso delle investigazioni erano stati anche arrestati tre noti latitanti (padre e due figli): Pasquale Michael Assisi, catturato nel suo appartamento nel centro di Torino il 3 maggio 2017, e Nicola e Patrick Assisi, inseriti nell’elenco dei latitanti “pericolosi” (ex lista 100), individuati in appartamenti di lusso a San Paolo, in Brasile, l’8 luglio 2019.
Fondamentale nell’inchiesta il ruolo del collaboratore di giustizia Domenico Agresta, detto “Micu McDonald”, 32 anni, giovane “padrino” pentitosi nel 2016. Erano state proprio le sue dichiarazioni a permettere ai magistrati di fare luce sull’intricato mondo delle cosche. Dichiarazioni suffragate da ampi riscontri che hanno confermato la credibilità del collaboratore di giustizia.
La pena più elevata, 19 anni di carcere, è stata inflitta ad Antonio Agresta, 48 anni, omonimo di un altro imputato sessantunenne (condannato invece a 10 anni). Altre pesanti condanne sono state inflitte a Bruno Pezzolato - 17 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione - e Michelangelo Versaci, 14 anni e 8 mesi.
I giudici hanno inoltre riconosciuto una provvisionale di 15mila euro al Comune di Volpiano e di 10mila euro al Comune di San Giusto, ambedue patrocinati dall’avvocato Giulio Calosso. «Una sentenza - commenta - che ha confermato l’opportunità di costituirsi parte civile da parte dei Comuni sui quali insistono due storiche locali di ‘ndrangheta che hanno causato un importante danno d’immagine».
Agresta Antonio (classe 1973), condannato a 19 anni di reclusione
Agresta Antonio (classe 1960), condannato a 10 anni di reclusione
Agresta Domenico, assolto perché il fatto non sussiste
Agresta Francesco, condannato a 6 anni 10 mesi di reclusione
Agresta Michele, assolto per non aver commesso il fatto
Agresta Natale, condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione
Alvaro Domenico, condannato a 7 anni di reclusione
Andriani Nicola, condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione
Assisi Pasquale Michael, condannato a 5 anni di reclusione
Barbaro Antonio, condannato a 4 anni 8 mesi di reclusione
Barbaro Domenico, condannato a 5 anni 8 mesi di reclusione
Barbaro Francesco, condannato a 4 anni 4 mesi di reclusione
Barbaro Saverio, condannato a 2 anni di reclusione
Basile Vito Luigi, condannato a 1 anno 4 mesi di reclusione
Begaj Brulind, condannato a 1 anno 8 mesi di reclusione
Begaj Elez, condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione
Bernardo Daniele, assolto perché il fatto non costituisce reato
Carbone Giuseppe, condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione
Catanzariti Domenico Cosimo, condannato a 13 anni e 10 mesi di reclusione
Catanzariti Francesco, condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione
Catanzariti Pasquale, condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione
Cirelli Paolo, condannato a 3 anni di reclusione
Cristofaro Salvatore, assolto perché il fatto non costituisce reato
De Carne Nicola, assolto perché il fatto non costituisce reato
Di Pietro Gianluca, assolto per non aver commesso il fatto
Facchino Luigi, condannato a 10 anni e 2 mesi di reclusione
Falletta Lorenzo, assolto per non aver commesso il fatto
Ferlito Antonio Roberto, condannato a 5 anni e 2 mesi di reclusione
Ferlito Roberto, condannato a 5 anni e 2 mesi di reclusione
Filippini Francesco, condannato a 8 mesi di reclusione
Folinazzo Rossella, assolto perché il fatto non sussiste
Gambino Cinzia, assolto perché il fatto non costituisce reato
Gargivolo Michael, condannato a 5 anni di reclusione
Gatto Antonino, condannato a 6 anni di reclusione
Giacomazzi Stefano, assolto perché il fatto non sussiste
Iaconis Cosimo, condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione
Imbergamo Terenzio, condannato a 5 anni e 10 mesi di reclusione
Lampis Juri, condannato 3 anni e 4 mesi di reclusione
Macrì Francesco, condannato a 5 anni e 10 mesi di reclusione
Maggiore Alfio Giuseppe, condannato a 3 anni di reclusione
Maggiore Giuseppe, condannato a 2 anni di reclusione
Maggiore Orazio Valentino, condannato a 2 anni di reclusione
Martina Piero, condannato a 8 mesi di reclusione
Nanzenze Bunga Eliel, condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione
Nerbo Junior Giuseppe, condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione
Oneto Vincenzo, condannato a 3 anni di reclusione
Palmitesta Domenico Fabrizio, condannato a 4 anni di reclusione
Palumbo Salvatore Antonino, assolto per non aver commesso il fatto
Paparo Luciano, condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione
Pezzolato Bruno, condannato a 17 anni, 9 mesi e 10 giorni
Piccolo Antonio, condannato a 4 anni di reclusione
Priolo Francesco, condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione
Priolo Giusepe, condannato a 4 anni di reclusione
Redino Giuseppina, assolta per non aver commesso il fatto
Risiglione Deborah, assolta perché il fatto non sussiste
Risiglione Jermaine, assolta perché il fatto non sussiste
Romano Angelo Raffaele, assolto perché il fatto non sussiste
Romeo Giuseppe, condannato a 5 anni di reclusione
Salandin Emanuele, assolto perché il fatto non sussiste
Sergi Pasquale, condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione (sospensione condizionale della pena)
Siclari Sebastiano, condannato a 4 anni di reclusione
Solitano Alessandro, condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione
Versaci Giovanni, condannato a 6 mesi di reclusione
Versaci Michelangelo, condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione
Villani Alessandro, condannato a 3 anni di reclusione
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.