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22 Gennaio 2026 - 00:41
Da sinistra: Diego Sarno, ex consigliere regionale; Fiodor Verzola, assessore alle Politiche del Lavoro e Giovanili; Giampietro Tolardo, sindaco di Nichelino; Michele Pansini, portavoce del sindaco.
Ci sono luoghi che non abitano solo lo spazio, ma anche la coscienza. Nichelino lo ha fatto con un gesto chiaro: è il primo Comune in Italia a intitolare l’InformaGiovani a Giulio Regeni, un ragazzo ucciso per aver cercato la verità. Non una cerimonia formale, non una targa tra le tante, ma un atto politico e culturale che trasforma uno spazio quotidiano in un presidio di memoria attiva. Perché Giulio Regeni non è soltanto una vittima ma una domanda ancora aperta.
Giulio era un ricercatore, un dottorando dell’Università di Cambridge, un giovane brillante che aveva scelto di studiare i sindacati indipendenti egiziani, la voce di chi non ne aveva, il lavoro invisibile, le periferie del potere. Era al Cairo per questo, nel gennaio del 2016, quando scomparve nel nulla il 25 gennaio, quinto anniversario della rivoluzione egiziana. Il suo corpo venne ritrovato nove giorni dopo lungo un’autostrada alla periferia della capitale: torturato, martoriato, segnato da violenze incompatibili con qualsiasi casualità. Da allora, una parola accompagna la sua storia come una ferita mai rimarginata: verità.
In dieci anni, la famiglia Regeni, Paola e Claudio, insieme alla loro legale Alessandra Ballerini, non ha mai smesso di camminare insieme a un popolo che si è riconosciuto in quel volto, in quel sorriso timido, in quel giallo diventato colore della resistenza civile. Le spille, i bracciali, le panchine dedicate, le piazze, i cortei, la “scorta mediatica”, il “popolo giallo”: tutto questo non è folklore della memoria, ma un modo collettivo di dire che la giustizia non può essere archiviata. Ed è proprio questa idea che la città di Nichelino ha deciso di rendere concreta: non ricordare Giulio come un’icona muta, ma come una presenza viva dentro un luogo frequentato ogni giorno da ragazze e ragazzi.

L’InformaGiovani Giulio Regeni non è un monumento: è il punto di incontro di chi cerca lavoro, orientamento, ascolto, possibilità. Intitolarlo a Giulio significa legare le politiche giovanili al valore della conoscenza, del dubbio, della libertà di pensiero. Significa affermare che studiare, indagare, farsi domande non è mai una colpa. E che cercare la verità non può essere punito con la morte. Sulle pareti di questo luogo non ci sono solo poster o scritte decorative. Vi è una bussola dipinta con parole semplici e radicali: “Naviga, sogna, costruisci, trasforma”. Accanto, il murale dedicato a Giulio, realizzato da Davide Andreazza, artista visivo specializzato in urban e street art, accompagna silenziosamente lo sguardo di chi varca la soglia. Non invoca pietà, ma responsabilità.
Durante la cerimonia di intitolazione è stata letta una lettera della famiglia Regeni rivolta agli studenti presenti. Parole che non cercano retorica, ma consegnano un testimone: quello della memoria attiva, del ricordare facendo, mettendo insieme le proprie gocce per formare un’onda. Un’onda capace di resistere al tempo, all’indifferenza, alla stanchezza.
“Ragazzi, scegliete sempre da che parte stare”, scrivono Paola e Claudio. Perché basta poco per perdere ciò che con fatica si è conquistato: la libertà di pensiero, la dignità, il diritto di parola.E in quelle frasi c’è tutto il senso di questa intitolazione: non permettere che Giulio diventi un nome sbiadito sui libri, ma una domanda che continua a interpellarci.

Nichelino ha scelto di stare da una parte precisa della storia, di dire che la memoria non è neutra, che ricordare è un atto politico nel senso più alto del termine. Vuol dire prendersi cura della comunità, della sua coscienza, del suo futuro.
La politica passa, i ruoli cambiano, ma gli ideali restano e se oggi un ragazzo o una ragazza entrerà all’InformaGiovani Giulio Regeni per cercare una strada, un lavoro, un sogno, incontrerà anche una storia che gli ricorderà che la libertà non è mai scontata e che la verità ha bisogno di essere difesa, ogni giorno, perché Giulio non è solo ciò che gli hanno fatto.
Giulio è ciò che continuiamo a fare in suo nome.
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