Cerca

CASELLE TORINESE: "Lo Stato danneggia le vittime di mafia, non le difende" (VIDEO)

CASELLE TORINESE. “Lo Stato danneggia le vittime di mafia, non le difende. Esiste una legge, ma solo su carta, praticamente noi non abbiamo nessun aiuto tantomeno un risarcimento”. A ribadirlo è Mauro Esposito ingegnere e architetto di Caselle Torinese, vittima di mafia. Mauro ha denunciato per la prima volta la ‘ndrangheta nel 2010. “Sono passati più di dieci anni da quella prima denuncia (dopo ce ne sono state delle altre ndr), ma io non sono ancora stato risarcito, anzi lo Stato mi chiede di versare dei soldi”. Esposito ha il suo studio Me Studio a Caselle. La cosca calabrese si avvicinò la prima volta a Mauro in un cantiere a Rivoli. Era il 2011. Ma l’architetto non si è mai piegato alle ‘ndrine e ha denunciato. Denuncia che poi è sfogata con una complessa indagine e ha fatto condannare 19 persone nell’ambito del processo San Michele. Dopo quattro anni una sentenza ha stabilito che Esposito dovrà essere risarcito per 6 milioni di euro dal Tribunale civile. “Io non ricevuto un centesimo di quei soldi – aggiunge – anzi ho anche detto di chiudere qui la vicenda, senza ricevere il risarcimento, ma mi è stato negato”. L’ingegnere continua la sua “guerra” contro la mafia, contro lo Stato che a suo dire “non tutela le vittime”. La sua storia la conoscono ormai tutti, era pure confluita in un libro edito da La Nave di Teseo, “Le mie due guerre”, in cui raccontava la sua testimonianza di giustizia. Ma la parola fine a quanto pare non è ancora stata scritta. Quanto è difficile oggi essere testimone di giustizia? Parecchio difficile. Là dove ci sono dieci persone che hanno capito la vicenda ce ne sono altrettante che invece pensano che io speculo sulla vicenda. Nella vita di tutti i giorni è molto complesso perché lo Stato non aiuta per niente chi è vittima. Le leggi ci sono ma vengono disapplicate. Le prefetture tardano ad analizzare le parti. Il commissario straordinario antiracket tarda a dar delle risposte. Quindi o uno ha delle risorse proprie o non ce la fa. Com’è cambiata la sua vita dopo aver denunciato? Tantissimo. Intanto non devi più avere due occhi ma almeno quattro. Non puoi più vivere una vita tranquilla e spensierata. Sicuramente le forze dell’ordine fanno il loro, ti aiutano, ma se ci pensi, la vita è cambiata. Perché secondo lei è così difficile nel nostro Paese parlare di mafia? E’ una domanda che mi faccio spesso. Una idea me la sono fatta, ma non rispondo per evitarmi delle querele (sorride ndr). Sicuramente è imbarazzante pensare che in pochi vogliono parlare di mafia e soprattutto di lotta alla mafia. Dopo la prima denuncia lei ha attraversato un periodo molto buio, la sua società stava sull’orlo del fallimento, cosa o chi le ha dato la forza di andare avanti? Mi ha dato la forza prima di tutto mia moglie, poi i miei figli e dopo i collaboratori più vicini e poi Pino Masciari (imprenditore calabrese, che ha denunciato la mafia e oggi è testimone di giustizia ndr). Un giorno venne da me insieme a Roberto Catani di Legalità organizzata e mi dissero di non mollare, ma di continuare ad andare avanti. E immediatamente dopo Libera, il gruppo di Don Ciotti mi ha aiutato moltissimo, ma anche la comunità Dafne, insomma tutto il circuito della legalità. Le associazioni per la legalità possiamo dire che funzionano? Assolutamente si. Oggi sono vice presidente dell’associazione Legalità Organizzata e ne sono orgoglioso e lavoriamo per portare la cultura della legalità nelle scuole. Ed è nata dalla collaborazione tra la mia famiglia e quella di Pino Masciari. Cosa accade dopo la denuncia? Io per quasi dieci anni non riuscivo a lavorare, comprese le commesse estere, anche dopo le condanne (indagine San Michele ndr). L’estorsione si è conclusa con gli arresti del 2016. Oggi è in corso il dibattimentale. Ma non so quando arriverà e se arriverà la sentenza finale. Ma quello che possiamo dire oggi è che quelli sono la ‘ndrangheta e io la parte lesa, che quelli dovrebbero risarcirmi del danno che mi hanno fatto e se non lo fanno dovrebbe essere lo Stato a sostituirsi a loro. Poi ci sono delle leggi che prevedono modi e tempi, ma che sono integralmente disattese da chi le deve far rispettare. Quando la ‘ndrangheta è arrivata a lei, qual è stata la prima richiesta estorsiva? Mi ha chiesto di accettare una variante da 2 milioni di euro. Dopo più di dieci anni dalla prima denuncia, è stato risarcito? No anzi lo Stato vorrebbe che io iniziassi a restituire i soldi di tasse che mi ha sospeso negli anni in cui doveva sospendere. La legge dice che le tasse vanno sospese alle vittime di mafia per tre anni, dopo di che bisogna pagare, ma nel frattempo nei primi 90 giorni lo Stato ti deve risarcire. Un ordine parlamentare dice che tutte le vittime di mafia non ricevono nulla nei primi 90 giorni. Ma le vittime di mafia non le ricevono nemmeno dopo duemila giorni. Quindi una vittima prima riceve l’estorsione quindi il danno, poi riceve la sospensione delle tasse, ma poco dopo lo Stato te li richiede indietro. Quindi se un’azienda è piccola non ce la fa ad andare avanti? Assolutamente no, salta. La storia ci insegna che quasi tutte le vittime di mafia o falliscono o si uccidono. La vittima di mafia non chiede un premio, ma pretende che se gli sono stati riconosciuti dei danni, gli vengano pagati dalla mafia. Sappiamo che tutto ciò che viene confiscato alla mafia sarebbe necessario a pagare le vittime di mafia. Quindi mi chiedo se lo Stato confisca perché poi non ci paga? Ma quindi alla fine ne vale la pena denunciare? Una domanda che lasciamo lì. Lei e la sua famiglia è ancora sotto protezione? Si. Esiste un comitato di sicurezza che decide se bisogna alzare o abbassare il livello di protezione. E’ difficile vivere in questo modo? Devi abituarti a non pensarci. Devi vivere senza pensare che c’è. Ovviamente devo comunicare tutto, e ho dovuto rivedere le mie abitudine comprese quelle della mia famiglia. Nelle nostre città secondo lei c’è la legalità? Assolutamente no. C’è una illegalità diffusa. Ci sono delle cose che nella vita quotidiana vengono accettate anche dalla pubblica amministrazione e dal cittadino quasi come non lo fossero. Come anche l’illegalità grave come la malavita, poi esiste la corruzione. Sono sempre più preoccupato di questo. Oggi le vittime di mafia sono aiutate dallo Stato? Assolutamente no. Questa è la cosa imbarazzante, questa è la cosa che non mi fa dormire la notte. Io non mi sento difeso dallo Stato anzi l’esatto contrario. Per lo Stato tu sei quello che ha creato un problema. Quindi mi sta dicendo che la legge 6/2018 non dà sostegno alle vittime di mafia? No, sulla carta sì, ma concretamente no. Cosa chiede allo Stato? Di fa diventare legge: la vittima di mafia deve iniziare a pagare quando la vittima di mafia sarà rimborsata. Quindi far coincidere le date.                      
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori