CHIVASSO. “Da quando ho conosciuto il pugilato non ne sono più uscito. E mai avrei immaginato di arrivare ad insegnare a così tanti ragazzi e di conoscere un sacco di campioni”. A parlare è Angelo Fabiano, cuore pulsante della “Boxe Chivasso”.
AngeloFabiano oggi ha 57 anni: è nato in Calabria, ma è arrivato in Piemonte quando aveva soli 5 anni. Mamma, papà, due sorelle e tre fratelli, una famiglia numerosa, la sua.
L’incontro con il pugilato è arrivato dopo la fine delle scuole medie, grazie ai suoi vicini di casa.
“La vecchia società era in via Paleologi e fu fondata dal maestro Salvatore Miele, che fu il primo, negli anni ‘70, a crearne una in Italia. Ha sfornato diversi campioni, fra cui Luciano Renzi, Giuseppe Mercuri, Francesco Gallo, Maurizio Lupino e Alessandro Crisafulli - racconta -. La palestra chiuse intorno al 1985/1986 e io, insieme a qualche amico dilettante, ho cominciato ad allenarmi dove capitava. Ci siamo tesserati in un’altra società, poi loro hanno smesso di boxare mentre io ho continuato. Ho fatto 14/15 match a livello dilettantistico, ma l’agonismo non faceva per me. Ero bravo, ma non ero da ring. Tra l’altro in passato il pugilato era molto più duro di oggi: attualmente è molto cambiato, anche perché molti ragazzi non sono più quelli di una volta. Hanno fretta, non hanno voglia di soffrire, sono molto accuditi dai genitori… il ring te lo devi guadagnare, ci va tempo. Tutti possono fare pugilato, ma il pugilato non è per tutti. Prendere pugni fa male, ci vanno grinta, coraggio e cuore per stare sul ring”.
Nel ‘92 Angelo Fabiano ha smesso di combattere per diventare tecnico, prendendo i patentini e facendo corsi di aggiornamento. “Da tecnico mi sono tolto le più belle soddisfazioni. Trasmetto ai ragazzi la mia passione” afferma.
All’epoca Nicola Costantino, ex pugile di alto livello, gli propose di riaprire la “Boxe Chivasso”. Questo avvenne nell’aprile del 1994, prima in via Brandizzo e poi, nel 2008, nell’attuale sede di via Baraggino presso il Campus delle Associazioni, casetta 21, dove hanno una palestra di 250 metri quadrati.
“Negli anni abbiamo cresciuto un sacco di atleti, come Alessio Furlan, Stefano Abatangelo, Massimiliano Costantino, Ibrahim Kamouni e Angelo Salemme ad esempio, che sono diventati tutti dei professionisti - racconta Angelo Fabiano -. Ci tengo, in generale, a ringraziare tutti gli atleti che ci sono stati e anche quelli che verranno. Veder crescere i ragazzi, guardarli negli occhi, essere un po’ psicologi e diventare anche più di un padre per loro è impagabile. La soddisfazione più bella è che oggi, a differenza di una volta, ci sono un sacco di bambini e bambine che si avvicinano a questo sport. Una cosa di cui vado fierissimo è di essere riuscito a portarne, in diverse annate, alcuni fino alle mini olimpiadi e, in aggiunta, in occasione delle competizioni del 2019 il CONI ha premiato la ‘Boxe Chivasso’ con la stella di bronzo al merito sportivo, per i 25 anni di attività”.
A proposito di giovani, Angelo Fabiano è diventato responsabile regionale giovanile del Piemonte. “Abbiamo un bellissimo settore giovanile” afferma.
Una vita in palestra, dalla mattina alla sera, quella del nostro intervistato. E una società dove il direttivo è composto da ragazzi cresciutici dentro.
Il presidente è Gianluca Timossi, il vicepresidente Stefano Giordanese, il direttore sportivo Francesca Cavallaro, la segretaria Michela Ferrari e i tecnici Ibrahim Kamouni, Angelo Salemme, Romano Bruno, Francesco Coscarelli ed Angelo, ovviamente.
“Mi sono voluto circondare solo di amici, persone che sanno come sono fatto. Siamo davvero una bella squadra” dichiara soddisfatto.
Alla “Boxe Chivasso” ci sono corsi per i più piccoli, dai 5 ai 13 anni. Loro combattono senza contatto, perché quello comincia successivamente; le botte fanno male e bisogna essere maturi per approcciarvisi. Dai 13 ai 40 anni ci sono gli agonisti. Dai 13 ai 65 anni ci sono, in aggiunta, i corsi per gli amatori, che praticano gym boxe e sono ugualmente agonisti.
“Un enorme grazie vorrei dirlo all’atleta Pietro Marino e a Francesca Cavallaro, che appena possono mi aiutano con i bimbi. Sono davvero bravi e si sanno far voler bene” precisa fiero.
”Il pugilato è peggio di una droga”, ci racconta Angelo Fabiano. E’ uno sport duro, che richiede sacrifici, ti fa arrabbiare, ma se non ce l’hai non stai bene. Ti insegna a non mollare, e col tempo arrivano le soddisfazioni. Ci spiega anche che già solo salire sul ring è una vittoria, perché non tutti possono farlo.
“Il pugilato è la mia passione, non il mio lavoro. Nella vita ho lavorato in diverse aziende nel settore logistico, ma non ho mai lasciato la boxe. Fare il tecnico non è molto remunerativo, anzi è più facile che capiti di metterne di tasca propria di soldi, ma vedere i ragazzi crescere riempie di soddisfazioni: questa è la vera vittoria, non il denaro - afferma -. Sono soddisfattissimo della mia vita. Spero solo che si decidano a far riaprire tutte le palestre come prima e che vada tutto bene. Desidero che chi mi circonda sia felice, perché questo mi fa stare bene. Vedere le persone felici mi rende felice”.
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