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MONTEU DA PO. La resilienza del ristoratore Mencagli: “La mia cucina in strada, sulla Sp 590” (VIDEO)

MONTEU DA PO. La resilienza del ristoratore Mencagli: “La mia cucina in strada, sulla Sp 590”. L’idea gli è venuta “così”, dopo mesi a studiarsene di ogni per resistere a quest’emergenza che, oltre che sanitaria, è anche sociale. “Ci stavamo preparando a ripartire in zona arancione qualche giorno fa quando mi sono detto: ma riapriamo per cosa? L’asporto? E così ho deciso: proviamo a mettere la griglia di fianco alla strada e vediamo che cosa succede”. Che cosa succede s’è visto subito. Trenta persone in coda il primo giorno. Cinquanta il secondo. Cinquanta e più il terzo. Fabrizio Mencagli, ristoratore di Monteu da Po, conosciutissimo in tutto il chivassese per la sua paella di carne e di pesce e per le specialità della sua cucina, se n’è inventata un’altra delle sue. L’ultima, si spera, visto che dal prossimo 26 aprile i ristoranti dovrebbero aprire all’aperto, all’ora di pranzo e a quella di cena. Così, almeno, pare di capire dalle ultime notizie. Da quando è scoppiata la pandemia, Mencagli ha dato sfoggio a tutto il suo estro, la sua caparbietà, il suo coraggio e spirito di adattamento, per cercare di restare a galla con l’attività che dà da mangiare a centinaia di chivassesi ma anche, e soprattutto, alla sua famiglia. Prima l’asporto, a pranzo e a cena. Poi le serate estive all’aperto, nel parcheggio del bar/ristorante che s’affaccia sulla provinciale 590, a San Giovanni di Monteu da Po. Quindi di nuovo l’asporto. E, oggi, quando ormai tutte le carte sembravano giocate, ecco l’asso nella manica: “il Menck Drive”. La griglia piazzata di fianco alla provinciale. Il bancone con carne, pesce, verdure e condimenti,  sotto una tenda. Il cartello del menù a far ingolosire quanti si trovano a passare di qua all’ora di pranzo: panini farciti alla salamella, al capocollo di finocchietto, all’hamburger di chianina, al würstel, alla tometta, al tentacolo di polpo e al calamaro. C’è persino il panino vegano.  Per questo, il “Menck Drive” con un po’ di tam tam sui social e sulle chat di whatsapp è diventato nell’arco di un paio di giorni gettonatissimo. Sono contento dai - spiega Fabrizio Mencagli, ristoratore di 53 anni, mentre prepara i suoi panini speciali -. Sta andando bene: pensavo di fare 8, 9 panini ad ogni pranzo, alla fine ne stiamo preparando ad una media di cinquanta al giorno”. A dargli una mano il papà Renato, da cui ha ereditato la passione per la ristorazione e i segreti del mestiere, la figlia Veronica, la dipendente Cinzia. Sempre con il sorriso, tutti. E la battuta pronta. Anche se nell’ultimo anno la voglia di sorridere non è che sia stata mai a mille. “Nel 2020 abbiamo lavorato 6 mesi su 12 - spiega -. Sarebbe bello che ora lo Stato ci venisse incontro in qualche maniera, magari versando i contributi dei titolari di bar e ristoranti. Abbiamo avuto tantissime spese senza poter contare su entrate certe: sarebbe un bel gesto, no?”. “L’amministrazione comunale di Monteu da Po ha avuto l’idea di venirci incontro, a noi ristoratori - prosegue - annullando la Tari del 2020 a chi ha il nostro codice Ateco ed è stata una grossa mano.  E’ stato un periodo brutto, non posso negarlo. Ma dobbiamo guardare con fiducia al futuro”. “Qualche giorno fa mi ha chiamato un amico collega e, scherzando, mi ha detto: ma come ti sei ridotto - sorride e conclude Mencagli -? Io mi sono messo a ridere: preferisco rimboccarmi le maniche, farmi venire delle idee, affrontare con il piglio giusto questo momento di difficoltà piuttosto che tenere l’attività chiusa. Posso cucinare in strada? Bene, lo faccio. E’ un’iniziativa che mi tengo stretto e che proseguirò finché saremo in zona arancione. E poi mi auguro che presto le persone possano tornare a riprendere le vecchie consuetudini e a frequentare bar e ristoranti come una volta. Ci vorrà sei mesi, un anno, questo non lo so. L’unica cosa che so è che dobbiamo riaprire, altrimenti il mondo finisce”. 
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