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A Torino il “No paura day” con Liccione, Spatari, Squillace e Tinuzzo

A scaldare gli animi sui social, nella tarda notte di giovedì scorso, ci ha pensato lei Chiara Tinuzzo, la mamma “no vax” di Ivrea che nel 2019 inscenò una protesta davanti ai cancelli di Villa Girelli, denunciando poi la cooperativa Alce Rosso per aver vietato l’accesso alle sue figlie non vaccinate (Per inciso il giudice Matteo Buffoni diede poi ragione alla scuola riconoscendo «la piena legittimità del provvedimento...”)  E’ un post che fa discutere destra e sinistra. Dice «Migliaia di persone a Torino al grido di ‘No green pass’. In memoria della Torino Medaglia d’oro della resistenza». Che cosa c’entrano i partigiani con i vaccini? Le reazioni non si fanno attendere, compresa quella del segretario cittadino del Pd Luca Spitale “Mi urta questo post, e lo scrivo senza paura. Il partigiano è morto per la libertà altrui, i presenti vogliono che la gente muoia per la propria libertà. Esattamente il contrario della resistenza, è la forma più vile dell’egoismo....”. Non era ancora stato detto tutto. Da Aosta a Ragusa, da Lecce a Pordenone. In un’ottantina di città italiane sabato scorso è scesa in piazza la galassia negazionista. Una iniziativa lanciata via internet arrivata a 48 ore dell’exploit di Torino, dove il “No Paura Day” ha raccolto migliaia di persone in piazza Castello. Risalendo un passo alla volta le catene di Telegram si scopre che la mobilitazione si inserisce in un elenco assai più vasto di manifestazioni chiamato “World wide demonstration”, dal nome di un movimento internazionale a cui hanno aderito oltre 180 località sparse in giro per il mondo. La declinazione italiana cade in coincidenza con l’arrivo del Green Pass, su cui naturalmente si concentrano gli strali degli attivisti: il “passaporto schiavitù”, come viene definito. Ma ci sono anche le solite prese di posizione “contro l’obbligo vaccinale, la truffa Covid, la dittatura”.  Il raduno a Torino sarebbe stato organizzato da un gruppo “apartitico” di cittadini, operativo dallo scorso ottobre, che non nega l’esistenza di una pandemia, ma contesta le politiche dei governi e denuncia le condizioni in cui, fra un lockdown e una restrizione, versano varie categorie di lavoratori. Altre associazioni germogliate negli ultimi mesi hanno aderito e il risultato è stata una manifestazione che è andata oltre le aspettative. I volti della protesta torinese sono ormai piuttosto conosciuti. C’è per esempio quello di Mario Liccione, di Settimo Torinese, 31 anni, operaio alla Esselunga, con un passato in Fratelli d’Italia. Ha promosso diversi «No Paura Day» e posta fotografie con il cancello di Auschwitz e la scritta “Il vaccino rende liberi”. Lui l’organizzatore della della prima manifestazione torinese contro il lockdown che finì con la devastazione di alcuni negozi in centro.  Poi c’è Ugo Mattei, giurista, docente universitario di diritto privato, candidato sindaco alle prossime comunali a Torino per una lista civica. Un uomo di sinistra che vuole “esserci per non lasciare la piazza alla destra». S’aggiunge l’avvocato Maurizio Giordano, da Moncalieri, che ha creato un sito (comicost.it) per fornire ai titolari di locali istruzioni su come aggirare le multe per il mancato rispetto della normativa anti Covid e segue le vertenze legali degli infermieri No Vax. Nel suo curriculum scrive: “querela contro il Presidente del Consiglio e le istituzioni politiche piemontesi per la pessima gestione dell’emergenza Covid”.  Sul palco e tra il pubblico a Torino anche una rappresentanza della Torteria di via Orti a Chivasso messa sotto sequestro dal 30 aprile scorso. C’è l’infermiera dell’Asl To4 Barbara Squillace e la titolare Rosanna Spatari. Ogni tanto la Digos riconosce qualche simpatizzante di Forza Nuova. Giovedì sera sono mancati gli anarchici, che pure dalla scorsa estate battono il tasto della necessità di ribellarsi alle imposizioni dello Stato. Il giorno dopo la sindaca Chiara Appendino è intervenuta per spiegare che “il green pass non è una limitazione di libertà, ma un ampliamento, non una forma di chiusura ma di riapertura che altrimenti non sarebbe possibile. A chi parla di ‘dittatura’ , vorrei dire la scelta che rivendicate, di fatto, ritarda e rende più difficoltoso quel ritorno alla normalità che noi tutti auspichiamo avvenga il prima possibile”. Poi, l’invito: “Vaccinatevi: io l’ho fatto, fatelo anche voi”.  Parole che da una chat un tizio ha accolto nei seguenti termini: “quando la vedo la prendo a schiaffi”. La rissa a Torino, giovedì scorso, è stata soltanto verbale quando, in un paio di occasioni, dei passanti con la mascherina si sono intrufolati fra i manifestanti.  Intanto sui social, specialmente sui canali Telegram si trova un po’ di tutto: dati spaventevoli sugli effetti dei vaccini, vignette contro i ‘Covidioti’, i link verso gli articoli degli odiati “media di regime” affiancati a notizie abbastanza strampalate di testate inesistenti, sfoghi e prese di posizione di semplici cittadini arrabbiati o preoccupati, paginate complottiste, video di virologi e serissimi interventi di avvocati, ormai diventati delle vere e proprie star, che dissertano di Costituzione e di diritti violati. Forse siamo arrivati alla frutta. 
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