La procura di Torino ha aperto un’inchiesta su un appalto bandito dalla Asl3 (Rivoli, Susa, Pinerolo e Venaria) e mercoledì scorso i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria, su indicazione dei PM Enrica Gabetta e Gianfranco Colace, hanno eseguito delle perquisizioni e notificato due avvisi di garanzia per turbativa d’asta all’indirizzo del direttore generale Franco Boraso (che peraltro è anche già stato direttore generale dell’Asl To 4) e di Antonio Marino rappresentante legale di Althea, società di apparecchiature biomediche.
Gli investigatori nutrono dei dubbi sulle modalità con cui sarebbe stata applicata la nuova normativa del codice degli appalti nella parte che prevede il partnerariato fra pubblico e privato.
Nei giorni successivi a Palazzo di Giustizia sono state ascoltate alcune persone informate dei fatti e tra queste Lucia Mollica, una dirigente dell’Asl.
Il partenariato pubblico-privat consente a un’azienda di proporre agli enti pubblici dei progetti o degli acquisti ripartendosi i rischi. Nei primi mesi del 2018 l’Asl To3 aveva aggiudicato il bando per la concessione di servizi di risonanza magnetica per gli ospedali di Rivoli e Pinerolo e di Tac per quello di Venaria, compreso di personale, formazione e manutenzione. Base d’asta: più di 57 milioni di euro. L’unica società a farsi avanti è stata l’Althea con un ribasso dello 0,4 per cento circa.
I primi a nutrire dei dubbi sull’appalto in questione erano stati il consigliere regionale Gianpaolo Andrissi (M5S) e il Movimento lista civica per Collegno, che alcuni mesi fa avevano presentato un esposto alla Corte dei Conti.
Secondo gli esponenti della lista civica, nel caso di Collegno sono emerse delle “criticità” e “valutazioni economiche che all’apparenza appaiono poco giustificate” ancora più se confrontate con “altre realtà sanitarie piemontesi e nazionali”.
Finita qui?
Neanche per idea. Si aggiungono le polemiche divampate in Consiglio regionale in seguito ad un’interrogazione del grillino Davide Bono su un’altra gara per l’acquisto di apparecchiature informatiche.
Anche in questo caso il dito era puntato sull’Asl To3 e sul direttore Flavio Boraso.
“I vertici dell’azienda - aveva denunciato Bono - hanno effettuato una gara, con una sola ditta partecipante Venco Spa, per apparecchiature informatiche e servizi di gestione per 60 mesi per un totale di 6,3 milioni di euro. Il tutto con un prezzo doppio rispetto ad una gara del tutto analoga indetta precedentemente da SCR (Società di Committenza regionale) che vedeva aggregate diverse Aziende sanitarie (TO1, TO2, TO4, AOU Città della Salute e AO Mauriziano) nell’ottica di ottimizzare i costi. Le due gare pare abbiano gli stessi servizi: personale on site e servizio di pronta disponibilità. L’azienda diretta da Boraso parrebbe aver ignorato la gara e i prezzi SCR, preferendo procedere in solitaria...”.“Grazie alla nostra interrogazione - aggiunge Davide Bono - l’ASL TO3 avrebbe però “constatato l’anomalia dei prezzi offerti dalla ditta”, per cui i Pc più performanti sarebbero costati di meno di quelli meno performanti. Senza però spiegare perché avrebbe comunque proceduto ad acquistare i pc meno performanti a prezzo più alto, avrebbe concordato con la Venco Spa una miglioria delle caratteristiche dei PC acquistati da 4 ad 8 Gb di memoria Ram. Una variazione che di certo non compensa i maggiori costi sostenuti e non giustifica un iter quanto meno paradossale....”.
E se l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, ha di fatto giustificato questa operazione, dando copertura politica, toccherà, forse alla magistratura fare luce sull’uso che è stato fatto dei soldi dei cittadini...
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