Quando nel maggio 2019, concluso il primo mandato Massimo Rozzino si ricandida a sindaco di Torrazza, diffonde un programma elettorale nel quale ricorda il lavoro svolto per opporsi alla “scellerata eventualità di deponia dello smarino” e fa una promessa: “il forte rumore sulla TAV di questi giorni ci dice che dobbiamo continuare su questa strada per ottenere un no definivo”. Immaginiamo un no definitivo dalla autorità competenti, in primo luogo dal governo. Nel volantino del programma compaiono in foto i candidati consiglieri.
Eppure, il 27 dicembre, appena sette mesi dopo, “udita la relazione del sindaco” Rozzino, in consiglio comunale le stesse persone in bella mostra nel volantino elettorale esprimono parere favorevole proprio alla deponia dello smarino nell’ex cava Cogefa. Come è possibile che i consiglieri non si siano accorti della contraddizione? Sono otto quelli che esprimono parere favorevole: Rozzino, Annamaria Memmo, Alberto Baesso, Raffaella Lisa, Luca Palandri, Serena Bucci, Claudia Crema, Antonio Losurdo. Assente il vicesindaco Marinella Bracco. Assenti pure i due consiglieri, Luigi Corna e Rocco Muscedra, che sono rimasti contrari allo smarino: dopo avere ribadito la loro contrarietà, e avere esortato i colleghi alla coerenza, avevano lasciato l’aula.
Dunque, perché questo cambiamento di giudizio sulla deponia dello smarino? La deponia che sette mesi prima, in campagna elettorale, avevano bollato addirittura come “scellerata”, che vuol dire “criminosa”. Vedi il vocabolario Treccani: “Scellerato: di atto, pensiero, comportamento, che procede da animo malvagio o si prefigge un fine criminoso”.
Non solo. In estate il consiglio approva il DUP 2020-2022 (“Documento unico di programmazione”), che ribadisce: “Opposizione all’utilizzo della cava Cogefa come deposito dello smarino di scavo della progettata galleria TAV Torino Lione”. Però nel consiglio comunale di fine dicembre cambiano idea e approvano la deponia dello smarino nell’ex cava. Perché?
Una risposta, una spiegazione, potrebbe essere questa: in settembre era giunto sul tavolo del sindaco un nuovo progetto di TELT, la società costruttrice del TAV della Valsusa, che modificava quello precedente per quanto riguardo il Comune di Torrazza. Ma bastano queste modifiche per trasformare un parere contrario in favorevole? Non sono modifiche radicali. Intanto, la quantità di smarino da mettere a deposito nell’ex cava non cambia: è sempre pari a 850.000 metri cubi (per ora… sappiamo come vanno le cose con le discariche…). Le modifiche sono due: 1) invece che lungo il confine Sud-Ovest della cava, lo smarino verrà depositato lungo il lato Est; 2) al posto della bretella ferroviaria che avrebbe dovuto collegare, in parte sottoterra, la Torino – Milano alla cava, verrà installato un fascio di nastri trasportatori. Tutto qui?
Sì, tutto qui. Le modifiche riducono almeno l’impatto ambientale sull’atmosfera? E parliamo solo dell’atmosfera, non del suolo né delle acque. In una recentissima intervista il sindaco Rozzino dice di sì: l’utilizzo di nastri trasportatori ridurrà l’emissione di anidride carbonica e polveri sottili. Esatto, è proprio ciò che nella VIA afferma il Ministero dell’ambiente. Solo che, poche righe dopo, il Ministero avverte che vi sarà un peggioramento, seppure lieve, delle qualità dell’aria: un peggioramento dovuto all’impiego di mezzi pesanti che producono gas di scarico.
Questo avvertimento è condiviso dalla Commissione edilizia del Comune, riunita non si sa in quale giorno ma presumiamo nel mese di dicembre. Esaminato il nuovo progetto, la commissione evidenzia la “necessità di adottare particolari sistemi di abbattimento delle polveri soprattutto nei punti di carico e spaglio del materiale”. Ma TELT ha recepito il suggerimento della Commissione edilizia? È riuscita, in pochi giorni, prima del consiglio comunale, a introdurre nel progetto le modifiche suggerite dalla Commissione e a farle approvare dal Ministero? E poi a farle pervenire in Comune in tempo per consentire alla giunta e ai consiglieri di leggerle con calma e ponderazione? Ne dubitiamo.
La Commissione edilizia si è dunque riunita pochi giorni prima del consiglio comunale. Ciò suscita delle domande riguardo alla tempistica: da quanto tempo il sindaco Rozzino interloquiva con TELT per valutare le modifiche? Se lo faceva da parecchio tempo, ci si chiede perché non abbia periodicamente informato i cittadini e il consiglio. Se l’ha fatto solo pochi giorni prima del consiglio comunale, ci domandiamo come abbia potuto in così poco tempo, insieme agli assessori e ai consiglieri, analizzare approfonditamente il nuovo progetto.
TELT scrive di avere avviato un’interlocuzione con il Comune di Torrazza dal 2015, all’inizio del primo mandato del sindaco Rozzino. Dal 2015? E il sindaco non ha comunicato nulla a cittadini e consiglio comunale per quattro o cinque anni?
Invece nella delibera approvata dal consiglio il 27 dicembre leggiamo che TELT ha sottoposto la nuova soluzione progettuale al Ministero dell’ambiente solo il giorno 8 settembre e ne ha dato comunicazione al Comune con una lettera protocollata il 24 settembre. Poi il Ministero approva la nuova soluzione, e TELT solo il 3 dicembre chiede formalmente al Comune di esprimere parere favorevole e impegnarsi a modificare il piano regolatore. Solo il 3 dicembre, dunque, la versione ufficiale, definitiva, col bollo del governo, arriva in Comune. E in soli 24 giorni il Comune esamina il malloppo e lo approva in consiglio comunale. Scriviamo il malloppo perché avevamo visto le versioni precedenti: decine di elaborati ad alto tasso di contenuto tecnico e scritti nell’impervio linguaggio degli ingegneri. Il Comune le ha fatte vagliare da un gruppo di esperti, un ingegnere, un geologo, ecc.? A quanto pare, il sindaco non ha nemmeno convocato la Commissione consiliare ambiente, composta dai consiglieri Losurdo, Baesso e Memmo.
Del resto, che cosa mai avrebbe dovuto esaminare la Commissione ambiente? Si dirà: il progetto, la nuova soluzione progettuale. Ma il progetto dov’è? Non si trova nell’albo pretorio del Comune, perché non è allegato alla delibera del 27 dicembre. La delibera non indica dove trovarlo, nemmeno con un link. Il progetto è riassunto nel documento del Ministero che lo approva: ma si tratta appunto di un riassunto, di citazioni di passi. Mentre sembra doveroso che un Comune, prima di esprimere parere favorevole a un intervento così importante e discusso, abbia l’agio di studiare con attenzione gli elaborati definitivi, non i riassunti.
Ci sarebbero ancora numerose domande da porre. Per ora fermiamoci qui. Nel frattempo cercheremo di acquisire il progetto, quello vero e definitivo, l’introvabile e misteriosa “nuova soluzione progettuale” approvata a tempo di record, fra Natale e Capodanno, da una parte del consiglio comunale. Non è opportuno che il consiglio revochi prudentemente la delibera di approvazione per avere il tempo di condurre, magari con l’ausilio di esperti, un supplemento di analisi?
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