Nel maggio 2013, quando è ancora consigliere di minoranza. Insieme ai colleghi Fabio Assaloni, Rocco Muscedra e Marinella Bracco scrive alla Regione e al Governo: “Da diverse fonti informative, sembra che non si possa scongiurare la presenza di amianto, di uranio e altri inquinanti nelle rocce formanti lo smarino che si vuole stoccare per una quantità di 850.000 metri cubi nella cava di Torrazza Piemonte”. Il mese dopo vota a favore della delibera di consiglio, proposta del sindaco Simonetta Gronchi, che reca le stesse identiche parole: “Da diverse fonti informative… “.
Ecco tutta la verità
In contrasto con tante pronunce precedenti, nel consiglio comunale del 27 dicembre il sindaco Massimo Rozzino ha espresso parere favorevole alla messa a deposito definitivo dello smarino della Valsusa nella grande cava di Torrazza (DCC n. 54 del 27/12/2019).
Il sindaco ha detto sì allo smarino: lo ripetiamo perché continuano a circolare informazioni inesatte. Ad esempio, secondo La Nuova Periferia della settimana scorsa, Rozzino avrebbe dichiarato: “Non ho mai detto di sì all’arrivo delle rocce di scavo ma solo alla modifica del progetto”. Tante grazie, ma a quale progetto si riferisce il sindaco? Proprio a quello che prevede “il conferimento del materiale di scavo… nel sito di Torrazza”, come si legge nella delibera del consiglio. Cioè il materiale di scavo comunemente detto smarino o marino. Proveniente da dove? Dalla “Nuova Linea Ferroviaria Torino – Lione”, quella che tutti chiamano TAV della Valsusa. E perché un nuovo progetto o “modifica del progetto”? Perché il CIPE, cioè il governo, quando nel 2015 approva l’ennesima versione del progetto TAV, esige che per il sito di Torrazza la società costruttrice TELT fornisca approfondimenti, chiarimenti, nuovi documenti, ecc. La società TELT esegue, apporta delle modifiche, e, ottenuta l’approvazione del governo, manda tutto al Comune di Torrazza e gli chiede di esprimersi a favore in modo ufficiale. E il sindaco, seguito da sette consiglieri, il 27 dicembre ha proprio deliberato “di esprimere parere favorevole… alla nuova soluzione progettuale” proposta da TELT. In più si è impegnato a modificare il piano regolatore per adattarlo al deposito dello smarino.
Quindi, un SÌ allo smarino grande come una casa, o meglio come una cava. Un SÌ a un progetto “modificato” ma non nella sostanza, perché la quantità di smarino in arrivo non cambia: sono sempre 850.000 metri cubi, per adesso, solo che saranno stoccati nel lato Est della cava invece che nel lato Sud-Ovest; e che, al posto di un binario, dalla ferrovia Torino – Milano partirà verso la cava un nastro trasportatore.
Certo vorremmo saperne di più di questo progetto “modificato”, ma non lo possiamo sapere, perché non è stato allegato alla delibera e non è stato messo in pubblicazione. Tanto che ci chiediamo se almeno l’hanno visto i consiglieri che il 27 dicembre l’hanno approvato… I consiglieri Baesso, Memmo, Lisa, Palandri, Bucci, Crema e Losurdo conoscevano con esattezza ciò che stavano approvando? Noi ci siamo dovuti accontentare di una sintesi, quella contenuta nella VIA redatta dal Ministero dell’Ambiente: questo documento era sì allegato alla delibera e pubblicato nell’albo pretorio, ma è solo una sintesi, un estratto di passi dal vero e proprio progetto.
Perché TELT ha voluto avere in mano il parere favorevole del Comune e l’impegno ad adeguare il piano regolatore? Si dice sempre che “tanto la TAV te la fanno comunque”, ti passano sulla testa, qualunque “parere” si azzardi a pronunciare il sindaco di un piccolo Comune, perché questo parere non conta nulla. Ma forse non è proprio così, forse in questa circostanza la legge richiede l’assenso del Comune. In ogni caso, la questione è di sostanza, di soldi, oltre che di forma. Prima di tirarli fuori, TELT vuole assicurarsi che il Comune non si metta di traverso, non tiri in lungo con l’adeguamento del piano regolatore, non cerchi cavilli per rallentare le operazioni. Sono tanti i soldi che TELT deve spendere. Allora si parlava di una trentina di milioni: per espropriare i terreni sui quali posare i quattro binari di svincolo e il nastro trasportatore, poi per costruire i binari e il nastro, e prima ancora per comprare l’area per lo smarino dal proprietario della cava “gestita dalla società COGEFA e di proprietà della società FI.FA (già società Goretta)”, ecc. ecc. Insomma, prima di “cacciare il grano” TELT ha voluto assicurarsi che il Comune fosse favorevole. E il Comune, con la delibera del 27 dicembre, questa rassicurazione gliel’ha concessa.
QUANDO ROZZINO ERA CONTRARIO ALLO SMARINO E PURE AL TAV
Il parere favorevole del 27 dicembre ha fatto scalpore perché Rozzino, a parte qualche esitazione e contraddizione che a suo tempo avevamo rilevato, si era sempre dichiarato contrario. Colpisce, ad esempio, la battagliera promessa - fatta agli elettori nelle elezioni di maggio 2019,appena sette mesi prima - di continuare a opporsi alla “scellerata eventualità di deponia dello smarino”, l’impegno a lottare per giungere a “ottenere un no definivo”.
Colpisce pure il passo del DUP 2020-2022 approvato dal consiglio comunale poco dopo: “Opposizione all’utilizzo della cava Cogefa come deposito dello smarino di scavo della progettata galleria TAV Torino Lione”.
Ma l’opposizione di Rozzino era cominciata molto ma molto prima. Risaliamo al maggio 2013, quando è ancora consigliere di minoranza. Insieme ai colleghi Fabio Assaloni, Rocco Muscedra e Marinella Bracco scrive alla Regione e al governo: “Da diverse fonti informative, sembra che non si possa scongiurare la presenza di amianto, di uranio e altri inquinanti nelle rocce formanti lo smarino che si vuole stoccare per una quantità di 850.000 metri cubi nella cava di Torrazza Piemonte”. Il mese dopo vota a favore della delibera di consiglio, proposta del sindaco Simonetta Gronchi, che reca le stesse identiche parole: “Da diverse fonti informative… “.
Appena diventato sindaco, il 1° luglio 2014, Rozzino scrive alla Regione e conferma l’opposizione del Comune: “Alla luce delle osservazioni sopraindicate esprimo, come rappresentante di questa Amministrazione comunale il parere negativo a qualsiasi ipotesi di allocazione nel territorio di Torrazza Piemonte del materiale di risulta della realizzazione della Nuova Linea Torino-Lione”. Il 2 febbraio 2016 scrive di nuovo alla Regione, nonché a Città Metropolitana e Governo, per ribadire con le medesime parole “la contrarietà a qualsiasi ipotesi di allocazione nel territorio di Torrazza Piemonte del materiale di risulta della realizzazione della Nuova Linea Torino-Lione”.
Dal punto di vista della forma, noi avevamo una riserva: non capivamo perché il sindaco non avesse trasformato quelle lettere in due delibere. Come faceva il suo predecessore Simonetta Gronchi, che dal 2011 al 2013 aveva manifestato il parere negativo con delibere di giunta e di consiglio. Chiedemmo a Rozzino una spiegazione e non ci convinse.
Però dal punto di vista del contenuto le due lettere erano molto dure. Condividevano con la Comunità Montana Valle di Susa, quella tenacemente No Tav di Sandro Plano, un dubbio: era veramente possibile separare le sostanze pericolose dal resto dello smarino? Secondo TELT era possibile: l’amianto sarebbe stato separato accuratamente dal resto del materiale scavato e poi portato in Germania in discariche specializzate. Perciò a Torrazza sarebbe arrivato solo smarino “pulito”. Invece i tecnici della Comunità Montana non ci credevano. E Rozzino nemmeno: “Parimenti debbono essere pienamente condivise da questo Ente le osservazioni formulate dalla Comunità Montana Val di Susa e Val Sangone sull’utilizzo della tecnica di scavo mediante fresa che renderebbe impossibile una stratigrafia, mescolando di fatto le rocce e le terre con materiali inquinanti”.
Per la Comunità Montana era ben difficile, se non impossibile, con le tecniche in progetto, mettere da parte l’amianto sia durante lo scavo sia dopo. Durante “lo scavo con TBM, tanto più se scudata, l’analisi ed il campionamento del fronte di scavo è di fatto escluso, possibile solo con perforazioni poste a ventaglio in avanti ed esterne al fronte di scavo. Dopo lo scavo, erano bensì previsti “i campionamenti ‘a posteriori’ eseguiti… sulla roccia già scavata in uscita dalla TBM. Però “la procedura proposta di incapsulamento al fronte in contenitori sigillati ‘a posteriori’, solo cioè dopo il riconoscimento su campioni di roccia di concentrazioni di amianto superiori alla norma di legge, è assolutamente insufficiente a garantire la sicurezza dello scavo stesso e la non dispersione di fibre di amianto nel luogo di scavo e nei luoghi di conferimento dello smarino”.
Senza contare che la Comunità Montana indicava altri rischi a carico di Torrazza: la dispersione delle polveri di silicato durante il trasporto dello smarino e le operazioni di stoccaggio in sito. E il convogliamento delle acque di pioggia sul sito nella roggia dei Mulini o roggia Natta, che poi va a irrigare i terreni agricoli di Torrazza e di Verolengo. Ne riparleremo.
Insomma, c’erano tante ragioni per allarmarsi. Così il sindaco, nella lettera del 2016, comunicava alle autorità “l’estrema preoccupazione di cui questa Amministrazione deve farsi portavoce non solo per i possibili danni economici e, soprattutto, alla salute dei propri concittadini, ma anche per l’allarme sociale che tale progetto di sito di deposito ha ingenerato nella popolazione e che potrebbe anche scaturire, come verificatosi in altri territori della Regione, anche in deprecabili problemi di ordine pubblico”.
Parole pesanti. Nel settembre 2017 le posizioni del sindaco si avvicinano ulteriormente a quelle della Comunità Montana Valle di Susa: con una delibera di giunta esprime addirittura parere contrario alla nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino – Lione. Proprio al TAV, non solo allo smarino. Con una delibera immediatamente successiva nomina consulenti gratuiti del Comune i tecnici che hanno redatto le “osservazioni” della Comunità Montana. Tra loro storici e noti oppositori del TAV come Luca Mercalli, e un bel numero di professori No Tav del Politecnico: Angelo Tartaglia, Claudio Cancelli, Alberto Poggio, e altri. Firma questa delibera anche l’assessore Raffaella Lisa, che due anni dopo, come consigliere comunale, diventa favorevole allo smarino…
Abbiamo raccontato questa lunga storia di opposizione allo smarino perché fossero chiare le ragioni del nostro stupore, e il motivo per cui domandiamo di nuovo al sindaco Massimo Rozzino: perché il 27 dicembre scorso cambia idea, accoglie la proposta di TELT, e esprime parere favorevole al deposito dello smarino a Torrazza?
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