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IVREA. Stupro = pratica nordafricana? La Consulta per gli stranieri dice: “Questo no!”

IVREA. Stupro = pratica nordafricana?  La Consulta per gli stranieri dice: “Questo no!”

Nekkaz (Archivio La Voce)

No! Non ci sta il direttivo della Consulta per gli stranieri presieduta da Lekbir Nekkaz a sentir parlare di stupri collettivi giudicati a partire dall’etnia, dalla religione, dallo stato sociale ed economico di appartenenza degli autori. Il dito è puntato sull’ordine del giorno presentato dalla maggioranza veteroleghista al Consiglio comunale del 31 gennaio scorso per condannare la cosiddetta pratica della Taharrush Gamea, un’espressione in lingua araba che significa letteralmente ‘molestia collettiva’ e che indica, leggiamo da wikipedia “un’aggressione sessuale di massa ai danni di una donna, che può anche sfociare nello stupro…”. Il tutto prendendendo a pretesto le aggressioni avvenute a Milano, in piazza Duomo, la notte di Capodanno ai danni di almeno 12 ragazze in piazza Duomo  “Quei fatti - commenta la Consulta  - sono gravi e non vanno certamente trascurati, se ne deve parlare in tutti gli ambienti politici, amministrativi e istituzionali, ma vanno collocati in un discorso più ampio che è quello dell’aumento esponenziale della violenza e della garanzia universale dei diritti delle donne. Pertanto è apprezzabile aver messo all’ordine del giorno il tema della violenza sulle donne ma è inaccettabile utilizzare la cultura, tradizioni, religioni per relativizzare la gravità delle condotte e ricondurre fatti gravissimi alla semplificata contrapposizione tra un noi (buoni) ed un loro (cattivi)....” Insomma, “il reato commesso a Milano contro un gruppo di ragazze è esecrabile” ma “va condannato “tout-court” e dovrebbe generare una reazione unitaria da parte di tutte le componenti politiche volta a garantire sicurezza e dignità alle donne a partire dal riconoscere che sono reati riconducibili a comportamenti dettati dalla volontà individuale”. Per contro, secondo la Consulta degli strnieri l’O.d.G. presentato dalla maggioranza consigliare sembra, “voler relativizzare la gravità del reato a pratiche “tribali” riconducibili al Paese di origine degli aggressori e delinea misure di prevenzione, ad es. nei confronti delle scuole, che non hanno come obiettivo la condanna delle violenze sulle donne ma che “stigmatizzano” un particolare gruppo etnico, vanificando il vero obiettivo che si dovrebbe perseguire: garantire sicurezza e dignità a tutte le donne ...” Peraltro l’ordine giorno invitava sindaco e giunta a chiedere “agli organi rappresentativi delle Istituzioni territoriali, alle Prefetture e al Ministero dell’Interno di affrontare questa forma di violenza senza sminuirne l’importanza e la specificità per timore di essere accusati di islamofobia e razzismo”. Ma anche a “sollecitare moschee, centri di cultura e associazioni islamiche affinchè collaborino e intraprendano  a loro volta iniziative rivolte a giovani e famiglie al fine di delegittimare e prevenire simili comportamenti…”. “Io studio l’Africa e so di che cosa parlo….  – aveva inforcato la leghista Anna Bono portandosi a spalle tutta la maggioranza – La pratica è stata documentata per la prima volta in Egitto nel 2005, quando fu utilizzata dalle forze dell’ordine come strumento di repressione contro le donne che protestavano al Cairo in piazza Tahir....”. E secondo Bono esisterebbe un vero e proprio modus operandi che prevede la formazione di tre cerchi compatti di aggressori. “Un’azione di gruppo – aveva concluso Bono – deliberata e pianificata diversa dalla violenza sessuale individuale (….) Il senso di questa specifica violenza sessuale è esercitare il controllo sulle donne, umiliarle punirle perchè osano mostrarsi, uscire di casa senza gli uomini a cui appartengono, quindi dimostrandosi donne di nessuno, alla portata di tutti…”. 
Un ritorno delle guerre di religione, al medioevo
Uno spiegone a tratti senza alcun significato, considerando che non si capisce perchè mai una donna dovrebbe fare dei distinguo tra un tipo di violenza e l’altra se sempre di violenza si tratta. Evidente a tutti un malcelato odio nei confronti dello straniero o, come l’ha definita il consigliere comunale Francesco Comotto: “Un ritorno delle guerre di religione, al medioevo. Con questo ordine del giorno passa il messaggio che le molestie sessuali collettive siano un fenomeno legato a branchi di giovani immigrati nordafricani...”. Che è proprio quel che dice oggi la Consulta “Il rischio – aveva aggiunto il grillino Massimo Fresc – è che questo tipo di odg faccia più male che bene alla comunità. Come si fa a non temere di essere accusati di razzismo o islamofobia. Di razismo magari no, ma di islamofobia sicuramente sì…. E’ un’offesa alla cultura dell’Islam...”
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