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SETTIMO TORINESE. L’associazione “Graziani” scende in piazza e l’avvocato Miraglia scrive a Papa Francesco

SETTIMO TORINESE. L’associazione “Graziani” scende in piazza  e l’avvocato Miraglia scrive a Papa Francesco

La mamma del bambino che vive in comunità mostra l’ultima immagine sul telefonino di suo figlio durante una gita

SETTIMO TORINESE. Giovedì 23 dicembre, l’antivigilia del Santo Natale, l’associazione Adelina Graziani manifesterà davanti al Tribunale dei Minori di Torino per ottenere la liberazione dei minori ingiustamente sottratti alle famiglie e in particolar modo anche per il bambino di Settimo ricoverato nella struttura in provincia di Alessandria. Ma non solo: l’avvocato Miraglia che segue la vicenda ha scritto anche a Papa Francesco per chiedere il suo intervento diretto. “Alessandro (nome di fantasia ndr) è il simbolo di questa lotta” ha detto a La Voce Rachele Sacco vice presidente dell’associazione Adelina Graziani.

Un presidio dinanzi al Tribunale per i Minori di Torino per dire basta ai maltrattamenti dei bambini nelle strutture di ricovero. L’associazione Adelina Graziani per i diritti del malato e contro la malasanità parteciperà al presidio e manifestazione organizzata per il 23 dicembre prossimo di fronte al Tribunale dei Minori per “ottenere la liberazione di un bambino ingiustamente sottratto ai propri famigliari e tenuto recluso contro la sua volontà in una struttura”.

“Il bambino sta subendo – si legge nella nota stampa – un abuso e ingiustizia che segnerà per sempre la sua esistenza. Noi chiediamo che venga immediatamente liberato e restituito agli affetti della mamma e della nonna e non tenuto recluso in una struttura per ‘ingrassare’ il business degli affidi e degli allontanamenti dove i bambini sono solo numeri e denaro. Noi diciamo basta a questa violenza”. Inoltre, lo studio legale Miraglia che difende la mamma del bambino fa sapere che è stata depositata una denuncia-querela presso la Procura della Repubblica “al fine di accertare eventuali responsabilità penali in ordine ai reati di maltrattamenti e lesioni personali a danni di minore”.

“Circa 20 giorni fa abbiamo provato ad entrare nella struttura dove è rinchiuso il bambino per verificare il suo stato di salute e accertare il trattamento a cui è sottoposto, ma purtroppo ce lo hanno impedito” ha concluso Rachele Sacco.

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