RIVAROLO. Gli studenti e le studentesse dell’Aldo Moro di Rivarolo lo hanno occupato giovedì mattina. Avevano fatto sapere il giorno prima al Preside le loro intenzioni. Non sono gli unici (in tutta Italia le occu- pazioni e le proteste studentesche stanno prendendo piede da giorni) ma sono i primi in canavese. Dicono i rappresentanti di aver trovato solidarietà e collaborazione tra il personale scolastico, a parte qualche insegnante che ci teneva più degli altri a proseguire col programma. Tendenzialmente, però, “gli insegnanti si sono dimostrate persone meravigliose”. Il virgolettato è di Francesco, classe 2004, uno dei quattro rappresentanti di istituto all’Aldo Moro, che spiega come è cominciata e andata avanti l’occupazione: “Abbiamo fatto votare le classi sull’occupazione, e su 51 classi, 49 si sono dichiarate favorevoli. Il primo giorno, però, eravamo solo 150, mentre il secondo, venerdì, solo 70, che su un totale di 1200 studenti è sicuramente poco” spiega. “Ciononostante - prosegue - abbiamo steso una dichiarazione di occupazione, abbiamo organizzato dei laboratori e dei dibattiti e l’occupazione è stata l’occasione per parlare dell’alternanza scuola-lavoro”. Già, perché è proprio questo strumento, introdotto nel 2015 con la Legge 107 anche nota come “Buona Scuola” a essere la motivazione principale dell’occupazione studentesca. Già all’epoca l’arrivo della ri- forma aveva scatenatio l’ira di studenti e insegnanti. Le due categorie, infatti, venivano penalizzate a titolo differente dalla misura. Gli studenti per- ché costretti a lavorare gratu- itamente, talvolta svolgendo mansioni poco gratificanti, e gli insegnanti perché si vede- vano sempre più precarizzati e meno autonomi sul posto di lavoro. E così, ancora oggi gli studenti vogliono lanciare un messaggio chiaro non agli insegnanti o al Preside, con cui per l’appunto hanno un rapporto di collaborazione e di sostegno, ma al Ministero. “L’alternanza andrebbe ri- formata - spiega Francesco - perché può essere anche uno strumento utile, a condizione che il lavoro che viene svolto sia sicuro e gratificante”. Cosa che non si può dire per Lo- renzo Parelli e Giuseppe Lenoci, i due ragazzi recen- temente morti rispettiva- mente durante l’alternanza scuola-lavoro e lo stage. Alla base delle due morti potrebbe esserci della negligenza da parte dei loro datori di lavoro. E gli studenti non ci stanno, vogliono che la scuola sia uno strumenti utile e non un luogo in cui si rischia la vita. Per questo vogliono parlare col mondo del lavoro: “Abbiamo in programma un incontro con Confindustria e poi coi sin- dacati” chiarisce Francesco. Per intanto, i rappresentanti si accontentano di stimolare il dibattito tra i loro coetanei e di organizzare attività: “Giovedì e venerdì abbiamo svolto labora- tori fino all’una e poi dalle due alle cinque abbiamo svolto ati- vità sportive”. L’occupazione, dunque, si dimostra anche un modo per coltivarer la socialità e la cooperazione tra studenti. Ma anche un modo con cui af- fermare la propria presenza agli occhi degli istituti torine- sei, di solito più coinvolti e im- pegnati nei movimenti di pro- testa. Ma la continueranno? “Ancora non lo sappiamo, le le- zioni riprenderanno mercoledì. Io continuerei, ma non sarebbe male anche organizzare solo degli incontri” conclude Fran- cesco. Sta di fatto che solo il 25% degli studenti ha chiesto di continuare l’occupazione. Ciononostante, i più convinti non demordono e chiedono giu- stizia.