in foto, il Sindaco di Leinì, Renato Pittalis, nel suo ufficio mentre decide qualche tema da copiare e poi rilanciare sui social
Come al solito il Sindaco di Leinì, Renato Pittalis, è stato il primo, il primo a copiare. È già successo tante altre volte: con il programma elettorale, copiato, per il bonus traporti, copiato pure quello dalla minoranza.
Anche sulla questione della revoca della scorta a Pino Masciari il copione è il medesimo: il primo cittadino si è distinto per la sua “umiltà” nel non riconoscere quanto fatto da altri attori politici e non politici della sua città.
Eh già, perché a Leinì, prima ancora della presa di posizione del Sindaco, si era già espressa Libera il 24 ottobre.
“Lo scorso 13 ottobre - si legge in un comunicato dell’associazione, diffuso da giorni e gioni - è stata revocata la scorta al testimone di giustizia Pino Masciari, alla moglie e ai due figli. Pino Masciari vive da anni sotto scorta perché non ha accettato di piegarsi alla criminalità organizzata e, anzi, ha denunciato alle forze dell’ordine i ricatti cui la ‘Ndrangheta sottoponeva la sua attività, e molte altre, denunciando anche le collusioni con parte della politica locale.Per il suo coraggio ha subito furti, incendi, danneggiamenti e minacce; le sue imprese non hanno più potuto lavorare e lui stesso con la sua famiglia è stato costretto a lasciare la propria casa e la propria terra, e a vivere sotto scorta. Nonostante la situazione difficile che si è trovato a vivere ha continuato incessantemente a fare testimonianza. Lo scorso 13 ottobre, come detto, la sua scorta è stata revocata. E, dal momento che anni addietro gli è stato conferito il titolo di cittadino onorario di Leini, auspichiamo che il Comune prenda una posizione netta e inequivocabile, facendo sentire la propria voce nelle sedi competenti (come hanno già fatto altri gruppi, enti e privati cittadini) affinché Masciari e la sua famiglia possano avere la sicurezza di cui hanno diritto, e possa continuare a svolgere la propria opera a favore della legalità”.
Dopo Libera era arrivato anche il Pd, il 25 ottobre.
“Preso atto dell’intervento del presidio di Libera di Leini, intitolato a “Pio La Torre”, e della comunicazione del Movimento Cinque Stelle di Leini, anche il circolo cittadino del Partito Democratico vuole prendere posizione, dal momento che le battaglie di legalità e giustizia non hanno colore né bandiera, nei confronti del provvedimento che ha colpito il testimone di Giustizia Pino Masciari. Masciari, che con coraggio e determinazione, ha rifiutato di piegarsi alle richieste della ‘Ndrangheta, denunciando le pratiche della criminalità organizzata e contribuendo a portare a galla i legami con parte delle istituzioni colluse con questo mondo, è stato privato della sua scorta - commenta il segretario LucaTorella - Una scorta che garantisce l’incolumità sua e della sua famiglia.Dal momento che Masciari ha anche ottenuto la cittadinanza onoraria del Comune di Leini, non volendo che questo atto resti una mera formalità, riteniamo cogente che l’Amministrazione e tutte le Istituzioni politiche locali si attivino con forza presso tutte le sedi competenti affinché il provvedimento di revoca della scorta possa essere annullato, e Masciari possa continuare ad essere testimone, in piena sicurezza, dei valori della legalità, della giustizia, dell’antimafia”.
Dopo tutte le prese di posizione arrivate in città (per non parlare di quelle esterne a Leinì, della Regione e di altri Comuni), arriva lui, RenatoPittalis, il 26 ottobre, con un post su Facebook, raccontando la vicenda come se l’avesse scoperta lui.
“E’ stato lo stesso Pino Masciari - scrive - a portarmi a conoscenza dell’avvio del procedimento di revisione che potrebbe portare alla revoca della scorta per sé e per la famiglia, chiedendomi di interessare le Istituzioni affinché ciò non avvenga. Ho scritto immediatamente al Prefetto di Torino, Raffaele Ruberto, al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e al Capo Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il capo della Polizia Lamberto Giannini, alle cui dipendenze è posto l’Ufficio centrale interforze sicurezza che gestisce, appunto, il servizio di protezione. La mia voce si unisce, quindi, a tutte quelle provenienti da altre Istituzioni e dalla società civile per chiedere che lo Stato resti al fianco di Pino Masciari e della sua famiglia: la loro scelta di fedeltà alle Istituzioni e ai principi di questo Paese, legalità e democrazia, sia la stessa che facciamo anche noi, restando insieme a loro”.
Ora, qui nessuno mette in dubbio la bontà e l’importanza dell’iniziativa ma almeno per una volta, almeno una, il primo cittadino potrebbe riconoscere il lavoro fatto anche dagli altri in città, in primis quello di Libera, invece che appropiarsi di un tema, copiarlo e farlo proprio come se nessuno se ne fosse mai interessato prima.
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