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Parte da Ivrea una class action. Dieci euro per denunciare GTT

Parte da Ivrea una class action. Dieci euro per denunciare GTT

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Con sabato si sono chiuse le pre-adesioni e siamo arrivati a 100! Il costo pro-capite sarà, quindi, di 10 euro. In settimana provvederò con il legale incaricato a predisporre tutto il necessario per l’autentica delle firme e la preparazione dell’esposto da presentare in Procura. Grazie e Tutti .... si parte!”. A dare l’annuncio sul gruppo Facebook “Utenti GTT Cornuti e mazziati” è stato il 22 novembre scorso il promotore Andrea Occleppo, consigliere comunale a Pavone Canavese e figlio dell’intraprendente Rita Munari, conosciutissima a Ivrea per le tante battaglie civiche e morali portate avanti nell’ultimo decennio.  In realtà, calcolatrice alla mano, hanno risposto in 98, ma tra 98 e 100 non è che ci sia poi una così grande differenza “Nei prossimi giorni - ci dice Occleppo - l’Avvocato Alberto Bazzani metterà giù il testo e cominceremo ad organizzarci per l’autentica delle firme....” Insomma, una vera e propria “class action”, forse unica nel suo genere, almeno in Italia. Lo avevano detto che stavolta avrebbero fatto le cose seriamente e che sarebbero andati fino in fondo. Primi a dare la notizia, ci avevamo visto giusto. Perchè? Perchè a Ivrea e dintorni non se ne può più di corse che saltano, di attese infinite alle fermate, di autobus che prendono fuoco, di  disservizi uno dietro l’altro.  Perchè la gente è stufa di lamentarsi, di piangere sui social, di battere i pugni sul tavolo con sindaci e assessori quasi sempre “sordi”, a volte “ciechi”, a tratti “muti”.  Vogliono portare GTT in tribunale chiedendole i danni. Vogliono  farla piangere e non è detto che non ci riusciranno. Le adesioni sono state raccolte in pochi giorni ed è bastata una email con i propri dati anagrafici (Nome, Cognome, luogo e data di nascita) ed il proprio Comune di residenza. “I dati personali forniti – aveva precisato Occlepposaranno esclusivamente comunicati al legale incaricato per la redazione dell’esposto e del relativo mandato difensivo e non impegnano in alcun modo ad aderire alla presentazione dell’esposto ma sono necessari per la procura al Legale. …”. Le spese legali ammonteranno a circa mille euro e verranno suddivise tra tutti i firmatari dell’esposto. “A scanso di equivoci – aggiungeva Occleppo il sottoscritto non trarrà alcun vantaggio economico dalla presentazione dell’esposto e parteciperà per quota parte al riparto delle spese … Al momento dell’autentica della firma verrà consegnata ad ogni sottoscrittore una copia dell’esposto e la ricevuta della somma versata...”. Quel che si può dire è che quest’esperienza, quando finirà, potrebbe rappresentare una bell’apripista verso tutti gli erogatori di servizi. Da Gtt a Trenitali, dalle Asl ai Comuni. Dieci euro per denunciare “malcostumi” e “negligenze”. Dieci euro per portare sul banco degli imputati “amministratori” abituati ad alzare le spalle. Dieci euro per  renderci tutti consapevoli dei nostri diritti e dei nostri doveri. Non è detto, per esempio, che i cittadini non si muovano in questa direzione anche nella prima cintura torinese. Altra corsa, altro Comune, stesso e identico il problema degli autobus che non passano, saltano la corsa o arrivano in ritardo. Nei mesi scorsi i sindaci Francesco Grassi di Mappano e Renato Pittalis di Leini avevano scritto  una lettera a Gtt, all’Agenzia per la Mobilità Piemontese e alla Regione Piemonte per i problemi legati alla linea 46. L’antifona è identica: orari non rispettati, autobus stracolmi e chissenefrega delle norme anti covid. Qualche chilometro più in là, a Settimo Torinese da settimane c’è chi si chiede se la linea 49 esista ancora. A denunciarlo prima su Facebook e poi sulle colonne del nostro giornale era stata un’infermiera impiegata all’ospedale di Settimo Torinese.  “Scusate ma il 49 (autobus ndr) esiste ancora? – scriveva Simona in un post  Una mattina alle 5.30 una corsa è saltata, identica cosa il giorno precedente. Ma è successo anche alla fine del turno e cioè alle 15.30.”. Simona, aveva fatto i conti di quanto le è costato, da luglio ad oggi, il taxi per andare a lavorare o rientrare a casa quando l’autobus non c’era. “Tra taxi, passaggi extra e l’abbonamento Gtt praticamente inutilizzato – commentava – ci sto rimettendo lo stipendio, dovrei cambiare posto di lavoro?” 
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