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Anche in appello la Procura chiede di condannare Rosso a cinque anni

Il processo al trinese ex assessore regionale di Fratelli d’Italia

Tribunale di Torino

Tribunale di Torino (foto archivio)

Anche al processo d’appello in corso al Tribunale di Torino, la richiesta di condanna per l’ex assessore regionale di Fratelli d’Italia Roberto Rosso, trinese, 62 anni, è la stessa dell’esito del primo grado: 5 anni per voto di scambio politico mafioso. Rosso – secondo quanto sostenuto dal sostituto procuratore Paolo Toso, pubblico ministero che condusse in prima persona le indagini insieme al Gico della Guardia di Finanza – avrebbe pagato due boss della’ndrangheta per ottenere voti in occasione delle elezioni regionali del luglio 2019. I due sono Francesco Viterbo e Onofrio Garcea, membri della’ndrina Bonavota trapiantata a Torino che per lo stesso reato in concorso con Rosso sono già stati condannati in via definitiva avendo scelto il rito abbreviato. La dazione di denaro da parte del politico trinese, in due tranches, ammonta a 7900 euro consegnati a faccendieri vicini ai mafiosi, e da loro a destinazione finale.

Roberto Rosso, 62 anni

Per Toso «Rosso è colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio, ma anche irragionevole». 

La conferma della condanna di primo grado è stata chiesta anche per l’imprenditore Mario Burlò, che si era visto comminare una pena di 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Difeso dai legali Maurizio Basile e Antonio Ingroia, Burlò – cosi come Rosso, peraltro – respinge ogni addebito. Ma secondo la Procura i suoi rapporti con le cosche ebbero inizio diversi anni fa, quando una società dell’imputato avrebbe finanziato un investimento del boss De Fina, anche lui condannato nel corso del primo grado che è stato celebrato al Tribunale di Asti.

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