Cerca

Pagine di storia

I tempi di Carlo Felice. Un libretto di lavoro

Testo di Lino Fogliasso. Un articolo tratto dalla rivista Canavèis dell'editore Baima e Ronchetti

I tempi di Carlo Felice. Un libretto di lavoro

A volte, trovandoci sommersi di scartoffie, moduli, procedure burocratiche e norme farraginose siamo portati a pensare ai “bei tempi andati” quando tutto pareva più semplice e sbrigativo.

Ma se abbiamo occasione di frugare tra le carte di tempi passati scopriamo che, anche molti decenni fa, le cose non erano poi tanto diverse, tenendo ovviamente conto che i mezzi di allora non avrebbero certamente prodotto una mole di burocrazia simile a quella dei nostri tempi.

Queste considerazioni sono scaturite dalla visione di un vecchio libretto di lavoro risalente all’anno 1829.

Il libretto, in ottimo stato di conservazione, ha la copertina rigida, foderata di pergamena ed inizia con 10 pagine che riportano in forma bilingue, italiano e francese, i 18 articoli del regolamento registrato dal Real Senato di Torino il 3 febbraio del 1829. Queste norme sono precedute dalla “pomposa” intestazione: CARLO FELICE per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e Gerusalemme, duca di Savoia, di Genova ecc; Principe di Piemonte ecc. ecc. ecc. Segue una parte introduttiva che ne illustra le finalità: L’esperienza avendo dimostrato l’utilità dell’obbligo di ottenere il così detto libretto a cui sono sottoposti in alcune Città de’ nostri Stati gli operai e le persone di servizio, vogliamo che il predetto obbligo sia esteso a tutti gli Stati di terra ferma… Sempre nella parte introduttiva vengono menzionate le contravvenzioni che sono applicate a norma del Regio Editto del 27 settembre 1822.

Viene altresì specificato che, se le multe non vengono pagate, scatta la pena del carcere. Relativamente a dette multe il regolamento prevede destinazioni dei pagamenti che ai nostri tempi sarebbero impensabili: …dette multe siano devolute per la metà al denunciatore, se vi sarà, e per ogni rimanente o per l’intiero all’ospedale od alle congregazioni di carità del luogo della contravvenzione.

Oggi potremmo concepire una norma che prevede la devoluzione di metà della multa al denunciante e che l’altra metà (o tutta la multa qualora non vi sia un denunciante) sia versata ad enti o istituti di beneficenza, lasciando a secco l’erario pubblico? Il regolamento, all’art.1 impone che: Tutti gli individui che prestano la loro opera o servitù… nelle case de’ privati, nelle manifatture, nelle botteghe, nei pubblici stabilimenti, nelle cucine, negli alberghi, nelle trattorie, osterie, locande, bettole, scuderie, dovranno sotto pena di una multa estensiva alle lire 50, o sussidiariamente del carcere estensivo a tre giorni, essere provveduti di un libretto…

Una multa di 50 lire era una vera stangata, basti pensare che, a quell’epoca, una giornata di lavoro agricolo generico era pagata mediamente 1 lira. Il libretto implicava anche un severo controllo sul lavoratore; egli, per ottenerlo, doveva produrre un certificato di buona condotta rilasciato dal sindaco, i maschi compresi tra i 18 ed i 30 anni dovevano altresì presentare un certificato che dichiarava l’assolvenza degli obblighi di leva.

Sul libretto doveva venire registrata la vidimazione del sindaco (per buona condotta), del datore di lavoro, dell’eventuale sindaco di altra località se il lavoratore si trasferiva fuori comune e dei vari ed eventuali altri datori di lavoro.

Questi ultimi, all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, dovevano registrare sul libretto se il servo o l’operaio avevano o no soddisfatto gli obblighi contrattuali. Coloro che lavoravano fuori comune e perdevano il posto di lavoro, entro un mese erano rimandati al loro paese di domicilio, ed ivi … se egli si troverà poi senza padrone nel proprio paese e non sarà in grado di far prova dei mezzi che ha per sussistere, sarà compreso nel numero delle persone sospette, e come tale dato in nota per essere sorvegliato.

Da allora sono passati oltre 180 anni ma questo modo di affrontare il problema della disoccupazione è tutt’ora attuale (anche se i soggetti non sono più i lavoratori extra comunali, ora si chiamano extracomunitari).

Il libretto in questione, intestato a certo Patrito Andrea minusiere nato a Pont Canavese il 5 giugno 1829, segue la sua vita lavorativa per ben 19 anni, dal 1846 al 1865. Del titolare del libretto sappiamo che era alto 36 once (circa 1metro e 55 – l’oncia equivaleva a 4,2867 centimetri), aveva capelli e occhi castani, bocca media, mento tondo, viso ovale e naso schiacciato.

Nel 1846 il sindaco di Pont dichiara, sul libretto, che il Patrito è imprendizzo (apprendista) presso i fratelli Valerio minusieri e falegnami in Pont. Sempre nel 1846 il minusiere Valerio sottoscrive: … di aver tenuto il Patrito Andrea in qualità di garzone il quale pendente il servizio non ha dato motivo di lagnanza e servito fedelmente. Nel 1949 l’ebanista Pietro Fabiano di Cuorgnè dichiara che il Patrito lo ha servito fedelmente per lo spazio di anni 2 e mesi 5. Sempre scorrendo le pagine del libretto, dove si alternano dichiarazioni dei vari datori di lavoro e dei sindaci, possiamo ricostruire la sua vita lavorativa di minusiere: da Cuorgnè a Verrès, poi a Torino dove rimane per 7 anni (dal 1849 al 1856) lavorando presso 6 botteghe; dal minusiere della Reggia caserma Revello Carlo, dal falegname Felice Bogetto, dall’ebanista Sandrone Lorenzo, da minusiere Vigliongo Giò Battista, dal minusiere Gariasso Pietro e dal minusiere Burzio Marco Antonio.

Il 22 agosto 1856 l’Andrea Patrito ritorna a Pont Canavese ed è assunto presso la Manifattura d’Annecy & Pont. Otto anni dopo viene riportata sul libretto l’ultima annotazione: Soddisfatti del suo servizio durato anni otto circa in qualità di minusiere gli abbiamo rilasciato questo ben servito. Pont 15 marzo 1865    

p. Manifattura d’Anneci e Pont - L. Enrico. Con queste righe termina la registrazione della vita lavorativa di Andrea Patrito. Egli ha 36 anni,19 dei quali trascorsi come minusiere.

è improbabile che abbia cessato di lavorare, vogliamo pensare che si sia messo in proprio, che abbia aperto una sua bottega e che abbia assunto dei garzoni ai quali, a sua volta, abbia potuto rilasciare attestati di “fedele e soddisfacente servizio”.     

Testo tratto dalla rivista Canavèis di Baima e Ronchetti che ringraziamo per la collaborazione

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori