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Carnevale Ivrea

La Lega torna alla carica con il generale Bombonato e qualcuno spiffera il nome della Mugnaia

La Fondazione dello storico carnevale sarebbe più propensa a consegnare sciabola e feluca a Marcello Feraudo

La lega torna alla carica con il generale Bombonato e qualcuno spiffera il nome della Mugnaia

In un comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi la Fondazione dello storico carnevale, come tutti possono andare a leggere, aveva colto l'occasione per ricordare che ogni notizia riguardante la manifestazione, riportata dalla stampa o da altri media, ivi compresi i nomi dei personaggi maschili, non era da considerarsi ufficiale fino a quando a scriverla non fossero stati loro stessi. Il tutto con il dito puntato sui "presunti" papabili alla carica di Generale

E siccome i giornali vanno a caccia di notizie e non aspirano certo a fare i "lacchè" o gli addetti stampa, o i segretari, ce n'è una fresca fresca e fa riferimento ad un dibattito scatenatosi, martedì scorso, durante una riunione di giunta. Hai voglia a dire che la politica dovrebbe farsi gli affari suoi (e ne ha un mucchio sulla scrivania) o star fuori dai giochi carnascialeschi. Quelli del centrodestra, a quanto pare, continuano a volerci stare dentro con entrambi i piedi, come i vecchi pestatori di uva in tempo di vendemmia. "Lo facevano anche gli altri...." han cominciato a dire... "Con tutti i soldi che spendiamo, ci mancherebbe ancora" ha stigmatizzo uno. Così è se vi pare...

Nella foto Bombonato è con l'assessore Giuliano Balzola e con il parlamentare Alessandro Giglio Vigna

Nella foto, Alberto Bombonato è con il parlamentare Alessandro Giglio Vigna ad un raduno della Lega di alcuni anni fa...

Morale? Si son messi a disquisire su uno dei candidati definendolo un "comunista" e poi, "zac!" (senza alcun riferimento al Movi) eccoli pronti a scatenare l'inferno con il nome di Alberto Bombonato. Sì, proprio lui! Di nuovo lui. La "Lega Salvini Premier" (con mandato a trattare del senatore Alessandro Giglio Vigna, non presente alla riunione, trattandosi di giunta) vorrebbe consegnargli la sciabola e la feluca che gli eran state "ritirate".

Perchè? "Perchè ha sofferto molto, poveretto.... E poi perchè piange.... Porca la miseria!", queste le motivazioni

Al sindaco Stefano Sertoli, a sentire questa cosa qua, pare sia andato un caffè "amaro" per traverso ma non ne abbiamo le prove e neppure un video. Fatto sta ed è che avrebbe roteato gli occhi in segno di disappunto, aggiungendo che su Bombonato lui avrebbe messo un veto. Se sia vero o non sia vero non si sa, ma questo è!

Da qui in avanti una lunga carambolata di nomi. Su tutti uno, quello di Marcello Feraudo, 38 anni, osteopata, giocatore di basket nel Montalto Dora, figlio di Anna Rosa Esposti, Violetta 1986 e  marito della Mugnaia 2018 Francesca Olivero, aderente al gruppo Cuj dal vin. Ed è proprio sulla sua appartenenza a "Cuj dal vin" che si sarebbero alzate le barricate, colpevoli loro d'aver fatto girare, nel febbraio del 2020, una lettera anonima sull'osteria del generale (qualcuno se la ricorda?). Ora dire che fossero stati loro ci va un bel coraggio considerando che era anonima, accusare Feraudo ancor di più.

Francesco Olivero, mugnaia 2018. Moglie di Marcello Feraudo

In ogni caso, posto che su Feraudo la Fondazione pare avesse già deciso, fuori dalla riunione di giunta, sindaco, assessori, segretari cittadini di partito e consiglieri comunali, han cominciato a chiacchierare come non ci fosse un domani. E meglio di Feraudo sarebbe stato Alberto Borsetto dell'associazione carri da getto. Che il diavolo porti via Davide Sabolo del circolo ufficiali. Perchè non il valletto Flavio Casarin o l'ex consigliere comunale azzurro Tommaso Gilardini o Marco Liore esponente del Terzo Polo che "almeno questi sono della nostra parte".

Insomma una questione politica...

E non era ancora finita lì. Pensa un po' te, il centrodestra, ad un certo punto, nelle tante chat, si è pure messo a discutere della Mugnaia, quasi che a conoscerne e a spifferrare il nome dia a chi lo pronuncerà per primo una sorte di leadership....

Ecco appunto: io lo so ma non lo dico...

Perchè Bombonato no?

Semplicemente perchè per essere stato "designato" e poi "rimosso" dalla carica di Generale dell'edizione del 2020, ha fatto ricorso al TAR (Tribunale amministrativo regionale) contro la Fondazione delle storico Carnevale. La controversia s'è conclusa nel luglio del 2021 con una sonora bocciatura.

“La decisione della Fondazione – scrivevano i giudici  – era motivata dalla ragione di porre la manifestazione carnevalesca al riparo anche solo dal dubbio che uno dei partecipanti, cui è stata attribuita una carica di particolare rilievo, potesse avere tenuto nei confronti di un altro partecipante un comportamento non solo ben poco consono alla dignità del personaggio, ma anche penalmente rilevante”.

Del “Cerimoniale”, più volte richiamato da Bombonato nella denuncia, i giudici se ne erano fregati, più  concentrati sulla gravità degli addebiti contestati "incompatibili con lo spirito della manifestazione, sia per la risonanza, anche mediatica, che ha avuto l’episodio e dunque per la necessità di porre celermente il Carnevale al riparo da ogni polemica sia, in ogni caso, per la natura giocosa del ruolo attribuito…”.

Il Tar aveva anche ritenuto legittime le difese della Fondazione dello Storico Carnevale (avvocati Celere Spaziante e Carlo Emanuele Gallo) sul potenziale rischio di ordine pubblico nel caso Bombonato non fosse stato sostituito nella carica di Generale.  

Per la cronaca, a Bombonato, denunciato per molestie telefoniche da una Vivandiera era succeduto il Generale dell’anno precedente Vincenzo Ceratti

Chiuso questo capitolo, resta aperto, il procedimento in tribunale a Ivrea

Bombonato, difeso dall’avvocato Alberto Villarboito, dopo aver ricevuto un decreto di condanna (pena pecuniaria di 750 euro), richiesto dal Pm Lea Lamonaca e firmato dal Gip Fabio Rabagliati, che per inciso gli avrebbe evitato il procedimento giudiziario, ha  presentato ricorso. 

Nella querela, la vivandiera, difesa dall’avvocato Manuel Peretti, fa riferimento non solo ai messaggi ricevuti e giudicati inappropriati, ma anche ad atteggiamenti che le avrebbero procurato un forte disagio, tanto da generare un clima estremamente pesante che non le avrebbe consentito di proseguire la sua avventura carnevalesca. Una volta presentata la denuncia, infatti, la vivandiera aveva lasciato l’incarico.

“Nessuna intenzione di innescare, da parte mia, un rancoroso e conflittuale risentimento nei confronti dell’uomo – aveva scritto in una lettera aperta – ma solo un tentativo di ottenere rispetto al mio essere donna, al mio essere persona, per me e per tutte le donne. Tengo a sottolineare quanto sia importante da parte di ciascuno di noi chiedere aiuto, come ho avuto la possibilità di fare io”.

La vicenda

In ogni caso, a prescindere da come finirà, si tratta di una gran brutta storia, gestita malissimo dalla Fondazione e dal suo presidente Piero Gillardi. Per capirne la gravità basta ripercorrere quelle incredibili giornate a cominciare dal 1° febbraio 2020 quando il sito internet www.giornalelavoce.it diede per primo la notizia (tenuta nascosta) delle dimissioni “per motivi famigliari” di una delle quattro vivandiere individuate attraverso il bando di arruolamento dello Stato Maggiore.

“Mi ha telefonato il presidente della Fondazione Piero Gillardi per chiedermi quale procedura adottare – si nascose dietro ad un dito il Notaio Pierluigi Cignetti – gli ho confermato che era sufficiente nominare  una delle altre due che avevano fatto domanda… tutto qui…!”.

“Questa a me non sembra una notizia..” si accodò il Generale designato Alberto Bombonato.

E invece, due giorni dopo,  la vicenda finì su tutti i rotocalchi italiani con lo stesso identico racconto di una vivandiera che si era dimessa nel totale silenzio degli organizzatori intenti a non far trapelare nulla. E si scoprì anche che, prima di abbandonare il campo, la ragazza aveva informato Gillardi e il sindaco. I giornali lo scrivono e succede un patatrac. Evidenti le resistenze, sia del cda della Fondazione, sia del sindaco, a dare troppo credito alla storia, un po’ per quell’insano maschilismo che governa la festa, un po’ per il danno di immagine che si sarebbe arrecato alla manifestazione.

Gran finale con il sindaco che se ne lava le mani e affida a Gillardi il compito di risolvere in fretta la “frittata” peraltro considerandolo colpevole per essersela fatta sfuggire di mano quando ancora poteva essere gestita.

Bene! Bravo! Bis! E cosa fa Gillardi? A leggere il suo comunicato  viene ancora oggi la pelle d’oca. Parla di “campagna social”, di “rumors”, di “disagio”, di “mancata conoscenza”, di “informazioni” non verificate. Insomma: tutto sbagliato. Eppure la questione era un’altra. Cioè la “non” reazione della Fondazione di fronte alla denuncia di una ragazza e questa “sì” che era una notizia verificata e pure di interesse pubblico.

Perchè ci sono cose che si possono scrivere fino ad un certo punto ma ce ne sono altre da urlare a squarcia gola a cominciare dall’obbligo morale di gestire il Carnevale con il dovuto rispetto ai tanti soldi che si spendono, in gran parte soldi pubblici (qualcosa come 800 mila euro).

Nella foto il presidente della Fondazione dello storico carnevale Piero Gillardi è con Alberto Bombonato

Cosa avrebbero dovuto fare il presidente della Fondazione Piero Gillardi di fronte ad una serie di inopportuni messaggi via whatsapp? Chiamare i personaggi coinvolti. Verificare i racconti e, di fronte ad una conferma, chiedere al Generale di fare subito un passo indietro con una motivazione qualsiasi, non importa quale.

Solo così si sarebbe evitato il gossip e il danno d’immagine alla ragazza ma soprattutto al Carnevale.  Solo così Gillardi avrebbe dimostrato di essere idoneo a gestire un ente e una manifestazione che proprio per l’investimento di cui sopra è da considerarsi una cosa seria.

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