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28 Settembre 2021 - 11:01
La campagna vaccinale obbligatoria-senza-dichiararlo-esplicitamente procede a tappe forzate (a fine mese avrà ricevuto la doppia dose l’80% della platea over 12 individuata dal Governo), ma i contagi del Sars-Cov2, perlomeno nel Vercellese, continuano ad essere molti; da sette mesi nella nostra provincia i “positivi” sono costantemente in numero superiore a quelli registrati nell’analogo periodo del 2020 (quando il vaccino ancora non era arrivato), e nel mese di settembre sono già 189. Circa un terzo di questi sono vaccinati, e fino al momento in cui hanno ricevuto l’esito del tampone erano inconsapevolmente “positivi” (e quindi contagiosi) ma, essendo dotati di green pass, hanno liberamente circolato in ospedali, case di riposo, scuole, ristoranti, teatri, ecc.
In aumento, rispetto al 2020, anche i decessi: l’anno scorso nel bimestre agosto-settembre erano stati 3; quest’anno, nello stesso periodo, già 7.
Si parte con la terza dose
Intanto è partita la campagna per l’inoculazione della terza dose, che tra fine settembre e ottobre coinvolgerà 1556 vercellesi: pazienti immunodepressi, o che hanno subito un trapianto o che possiedono una situazione clinica compromessa, secondo un elenco di patologie definite dal Ministero della Salute; tra questi anche chi ha malattie congenite, gli affetti da Hiv e coloro che sono in chemioterapia. I vaccini utilizzati sono Pfizer e Moderna. L’Asl ha iniziato a praticarla ai pazienti ricoverati nei reparti dell’ospedale Sant’Andrea: quattro che si trovano nel reparto di Malattie Infettive e dieci in Nefrologia (dializzati).
Alcune classi già in quarantena
Nel settore scolastico è inoltre partito il monitoraggio negli istituti, con il tracciamento dei contatti e la gestione dei casi positivi. Nel Vercellese, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, sono state poste in quarantena già quattro classi: una - un focolaio - in un asilo nido, due in una scuola d’infanzia e una in una scuola superiore.
Recupero delle prestazioni ambulatoriali
L’Asl Vercellese, nel tentativo di recuperare le prestazioni ambulatoriali e specialistiche (esami strumentali, ricoveri e prime visite) rinviate a causa della pandemia, sta stipulando una serie di accordi con strutture private, sia nel capoluogo che in provincia, allo scopo di velocizzare l’erogazione delle attività ed evitare che i cittadini debbano rivolgersi altrove, magari fuori dai loro territori di appartenenza. Convenzioni sono previste con il gruppo Cdc, che ha sede in città in piazza Solferino, con la Clinica Santa Rita e con la casa di cura “Mons. Novarese” di Moncrivello (Trompone).
I ricorsi dei sanitari contro l’obbligo vaccinale
Ci sono anche 28 operatori sanitari vercellesi e valsesiani tra le centinaia che hanno presentato ricorso al Tar contro l’obbligo vaccinale per chi lavora negli ambienti del settore legato alla salute; si tratta di lavoratori in ambito sanitario che non hanno effettuato la vaccinazione contro il coronavirus, e non hanno seguito gli inviti perentori emanati dalle direzioni generali delle Asl nel vaccinarsi, né tantomeno nel presentare apposita documentazione che giustificasse la mancata vaccinazione. L’Asl di Vercelli ha incaricato di assisterla al Tar lo studio legale Barosio di Torino.
Ad oggi sono nove i dipendenti sanitari che sono stati sospesi dall’Asl di Vercelli perché non si sono vaccinati contro il Covid nonostante l’obbligo di legge e i solleciti arrivati dalla direzione generale. I nove sospesi fanno parte di un gruppo iniziale di 24 dipendenti che avevano ricevuto un accertamento di inosservanza, parte dei quali si sono poi immunizzati.

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