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Sanità
15 Novembre 2022 - 19:25
Nel pubblico mancano medici e infermieri. Crescono le liste d’attesa (divenute ormai chilometriche) e i direttori generali non sanno più a che santo votarsi per smaltirle. Parliamo di visite, esami di laboratorio e strumentali, cioè della quotidianità.
La domanda è: che cosa succederà in Piemonte quando tutta la sanità privata sarà in mano a pochi grandi operatori?
Dal Policlinico di Monza, all’Humanitas?
Molto semplicemente che saranno loro a decidere tariffe e prestazioni nell’ottica del profitto, mandando letteralmente in tilt i bilanci regionali e delle singole aziende ospedaliere. All’orizzonte già si intravedono i primi segnali (con i medici dei pronto soccorso gestiti da cooperative a 125 euro l’ora), ma oggi, per fortuna è ancora tutta un’altra storia.
Ci sono i “grandi” ma ci sono le piccole strutture accreditate in cui lavorano medici e professionisti che han deciso di sottostare, a malincuore e facendo grossi sacrifici, alle tariffe imposte dalla Regione.
Una sorta di tanti piccoli villaggi di Asterix e tra questi il Malpighi di Chivasso accreditato fin dal lontano 2003.
Finchè esisteranno loro, anche i “grandi” si adegueranno.
Tecnicamente funziona così.
Ogni anno la Regione assegna agli operatori “accreditati” dei budget e l’attività viene inderogabilmente svolta in base ad un tariffario che risale al lontano 1996 (Tariffario Balduzzi).
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Quando finisce il budget, delle due l’una: o il paziente paga per intero la prestazione o aspetta l’anno successivo.
Capita poi a volte che la Regione e l’Asl, per smaltire gli arretrati, assegnino ulteriori fondi e quest’anno lo han fatto.
Fin qui la premessa.
Resta il “guadagno” che sotto certi punti di vista fa a pugni con il comune sentire.
Tenetevi alla sedia. Le tariffe dicono infatti che per una prima visita (cardiologica, ematologica, urologica ecc....) l’azienda ospedaliera (e succede così anche all’Asl To4) verserà alla struttura accreditata la bellezza di 20 euro e 70 centesimi. Metti che la struttura tenga il 30% per pagare la gestione generale, al medico ben che va ne rimangono poco meno di 15, a cui poi dovrà detrarre le classiche ritenute d’acconto e infine l’aliquota Irpef. Calcolatrice alla mano meno di 10 euro a visita.
Ancora peggio se si tratta di seconda visita. Il tariffario, infatti, parla di 12 euro e non è una fake news e neppure una nuova offerta low- cost di Ryanair.
Al Malpighi il direttore Giovanni Bo non ne fa un cruccio...
“Appena l’Asl ci ha chiesto di essere aiutata abbiamo aperto le nostre agende e dato la disponibilità ad un extra budget di 141 mila euro - commenta - Ci siamo messi disposizione del Centro Unico di prenotazione per una lunga serie di esami dignostici e visite speciliastiche. Abbiamo eseguito 3.537 prestazioni... Inutile nascondere che stiamo facendo i salti mortali. Siamo dotati delle migliori strumentazioni presenti sul mercato ma costano migliaia di euro anche nella costante manutenzione...”.
Capita tutto questo perchè al Malpighi di Chivasso han deciso di fare della sanità una sorta di missione.
“La maggior parte dei medici con cui lavoriamo la pensano come noi - sottolinea Bo - Non fosse così non esisteremmo. Con quelle tariffe abbiamo però difficoltà a trovare dermatologi e oculisti... questo sì. Figuriamoci se vengono a lavorare per 20 euro a visita...”.
Nella Foto Giovanni BO
Medico di famiglia per 40 anni, Bo era finito alla ribalta sui giornali qualche anno fa per una battaglia senza “se” e senza “ma” al progetto di un inceneritore a Volpiano. Poi è arrivato li Malpighi e non ha più rilasciato un’intervista che sia una.

In tanti, in questi anni, avrebbero voluto comprarci. Lo han fatto con metodi piuttosto spicci e garibaldini ma abbiamo sempre detto no.
“Il Malpighi funziona perchè tutti, dai soci al personale che sta in reception, sono e vogliono continuare ad essere una grande famiglia dedita al bene delle persone.... In tanti, in questi anni, avrebbero voluto comprarci. Lo han fatto con metodi piuttosto spicci e garibaldini ma abbiamo sempre detto no. Sarebbe interessante capire da dove arrivano questi soldi. Resisteremo all’offensiva dei grandi gruppi fino a che saremo capaci di chiudere il nostro bilancio in positivo e quindi poter utilizzare gli eventuali utili per il continuo rinnovo ed ammodernamento degli apparecchi tecnologici che è esattamente quello che facciamo...Qui nessuno ci guadagna...”.
Bo in verità una soluzione ai tanti mali che affliggono la sanità in Italia e in Piemonte ce l’avrebbe.
“Il pubblico si occupa dei ricoveri e il privato di tutta la diagnostica e delle visite, ma non a questi prezzi. Genereremo comunque dei grossi risparmi...”.

Uno dei macchinari utilizzati al Centro diagnostico Malpighi
Tra gli ultimi acquisti un mammografo con tomosintesi per la diagnosi di tumore al seno.
“Lo abbiamo acquistato per dare una mano all’Asl To4 che oggi ne ha in dotazione solo una a Strambino per la prevenzione Serena....”.
E se è innegabile che il Malpighi sia diventato per migliaia di cittadini un punto di riferimento, molto lo si deve alla presenza costante, da 35 anni a questa parte, del direttore sanitario Piero Spilinga.
“Nel settore privato esistono due sanità - ci dice - Ci sono le strutture accreditate che svolgono un servizi pubblico. E poi ci sono i grandi gruppi. L’accreditamento ci fa sanità pubblica...”.
Spilinga sottolinea tante cose e tra queste una in particolare, quel budget della Regione fermo dal 2016.
“Con queste cifre non si può crescere - stigmatizza - lo possono fare i soggetti che hanno grossi finanziatori alle spalle, noi no.”.
In ogni caso il Malpighi rappresenta un miracolo, reso possibile da un giusto mix, di attività in “accreditamento” e di “libera professione”.
“Al Malpighi sia chiaro non stiamo cercando lo scontro con l’Asl To4. Tutt’altro. Tra noi e loro - ci racconta il direttore amministrativo Antonio Distinto - Esiste un confronto costante...”.
A fare da collante un gruppo coordinato dalla Capo ufficio dell’accettazione Daniela Cosenza.
Sono ragazze che non si risparmiano.
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