Piccole città ma con grandi associazioni (e ambizioni). È il caso di dirlo: gli Amici del Calcare di Gassino, associazione locale costituita da volontari, rientrano a pennello in questa descrizione. A seguito della partecipazione alla festa patronale della settimana scorsa, è stato proprio il presidente Pierpaolo Porporato a parlare del lavoro messo in atto da questa realtà gassinese.Allora, Amici del Calcare? Come mai questo nome? Quando è nata l’associazione?L’associazione è nata nel novembre del 2014, quando un gruppo di gassinesi ha pensato di dare vita a un progetto per rivalutare il calcare di Gassino, denominato anche “marmo di Gassino”, materiale non solo tipico della nostra zona, ma fondamentale nella costruzione di molti dei palazzi barocchi di Torino.Quali sono le vostre principali attività?Da un lato c’è un lavoro di rivalutazione delle caratteristiche del calcare, dato che al momento non esiste un censimento delle opere costruite a Torino e dintorni con questo materiale. Per noi rivalutare è un insieme di molte attività: raccogliere documenti, memorie e curiosità, censire ciò che rimane delle zone di cava e dei siti geologici, organizzare serate divulgative. Il nostro lavoro ha anche una valenza paleontologica, poiché all’interno delle cave di calcare sono stati ritrovati molti fossili risalenti all’Olocene, parliamo di circa 50 milioni di anni fa.Ecco, le cave. Dove si trovano di preciso questi siti?Ci sono solo 3 o 4 affioramenti di questo tipo in Italia: il principale è in Veneto, e possiamo dire chequello di Gassino a pari di importanza viene subito dopo. I siti al momento si trovano in dei boschi; le cave qui erano ben 11 e si sviluppavano nella collina sopra Gassino, oltre il cimitero, e in quella che va verso verso Sciolze. In quelle cave è stata estratta un’enorme quantità di materiali per costruire parti di edifici nel torinese e dintorni, basti pensare alla Basilica di Superga.Cosa hanno fatto a Superga? Ci sono anche edifici con questo materiale a Gassino?L’ingresso della Basilica di Superga è interamente in calcare di Gassino, anche il cortile del Rettorato dell’Università di Torino e il portale di Palazzo Carignano. A Gassino, in calcare, abbiamotutta la parte bianca esterna della chiesa parrocchiale, l’altare della Chiesa dello Spirito Santo e anche molti edifici in centro. L’anno scorso, peraltro, abbiamo inaugurato all’interno del palazzo comunale un’esposizione di oggetti costruiti con questo materiale.L’associazione è su base volontaria, quanti siete in tutto?Sì, siamo tutti volontari: la promozione di questo progetto è essenzialmente a carico nostro. Abbiamo circa una ventina di iscritti e un nostro comitato costituito da 5 o 6 persone, tra geologi, studiosi e ricercatori universitari del Politecnico, loro non sono propriamente iscritti ma rappresentano il cuore delle attività scientifiche.Beh, una realtà non da poco. Guardando al futuro, quali sono i prossimi progetti in cantiere?Allora uno dei primi step sarà la realizzazione di un ecomuseo a Gassino dove un tempo sorgevano le cave, di modo che quando si sente parlare del “calcare di Gassino” si possa almeno andare a visitare un sito dove una volta avvenivano le estrazioni. Inoltre molta gente adesso si sta interessando ai cammini e noi vorremmo inaugurare il “Cammino del Calcare di Gassino”: si tratterebbe di un percorso di uno o due giorni nella città di Torino per visitare i luoghi in cui questo materiale è stato utilizzato. In seguito si salirebbe a Superga passando da Baldissero, San Mauro e Castiglione dove ci sono tutta una serie di ex cave e si concluderebbe visitando Gassino e il sito presente sulle colline. A breve avremo un incontro per formalizzare il progetto e speriamo di presentarlo in autunno o primavera. Questo materiale è un’eccellenza architettonica del nostro territorio ed è giusto valorizzarla.
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