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Alto Canavese

Sette beni culturali riprendono vita

Grazie ai fondi del PNRR. I Comuni coinvolti, oltre a Castellamonte, sono Borgiallo, Cuorgnè, Ingria, Sparone, Ribordone e Valchiusa

Castellamonte

La conferenza stampa di presentazione del progetto di riqualificazione dei sette beni culturali

Sono sette i beni culturali del territorio alto-canavesano che hanno ottenuto l’inserimento nel Bando  del PNRR riservato alla “Tutela e valorizzazione del paesaggio rurale”. 

Sono stati presentati in una conferenza-stampa tenutasi nel giardino del Castello di Castellamonte, uno dei siti che di questo finanziamento beneficeranno. Ad essere restaurata sarà la cappella, dedicata all’Assunta e decisamente bisognosa di interventi. Come sia rientrata nel Piano di Ripresa e Resilienza lo ha spiegato il suo proprietario  Tomaso Ricardi Di Netro: “Il bando ha una particolarità: di essere aperto, come quello relativo ai Giardini Storici, anche alle persone fisiche. Per questo abbiamo potuto parteciparvi con successo. Si tratta di una grande responsabilità ma anche di un’opportunità importante, visto che questi beni sono solitamente esclusi dai contributi”. 

Il proprietario del Castello e l'archtietto

I comuni coinvolti, oltre a Castellamonte, sono Borgiallo, Cuorgnè, Ingria, Sparone, Ribordone, Valchiusa. 

Intervenendo brevemente, ora gli amministratori comunali ora i progettisti, hanno spiegato di cosa si tratta. 

A BORGIALLO ci si occuperà dei “Sentieri tra arte e natura” con il recupero delle pitture murali in particolare nella cappella di San Carlo. 

A CUORGNÈ e SPARONE l’intervento riguarderà le case-forti: rispettivamente quella di Torre Pietra in Località Vernetti e di Onzino, lungo la strada che collega Sparone ad Alpette. 

L’intenzione è quella di creare un circuito delle case-forti: ottima idea davvero per un patrimonio storico-artistico tanto importante quanto poco conosciuto (innanzitutto dalle popolazioni locali) e fino a non molti anni fa del tutto trascurato dalle pubbliche amministrazioni. 

A RIBORDONE sarà oggetto di restauro il “crotin” di Località Boscalera. L’architetto Davide Querio ha spiegato cosa si farà ad INGRIA: in una baita oggi in stato di rudere verrà creato un Museo dell’Arrotino.

Querio e Monteu – ha detto – erano frazioni di arrotini ambulanti, che in autunno partivano per il piano, spostandosi all’interno del Piemonte, in Lombardia, anche in Liguria per poi tornare a casa nella bella stagione quando c’era bisogno di loro per lavorare  nei campi. Anche la mia era una famiglia di arrotini e mio padre è stato l’ultimo a svolgere questo mestiere, oggi quasi sparito. Le parti dell’edificio ancora esistenti verranno recuperate mentre quelle crollate verranno chiuse con vetrate che consentiranno di osservare l’interno anche nei periodi di non apertura del museo (trattandosi di una località isolata, è chiaro che l’apertura sarà limitata)”. 

Anche a VALCHIUSA verranno restaurate due baite in stato di abbandono in Borgata Cantoncello, a 1200 metri di quota, per ospitare testimonianze sulla vita di un tempo.

150 mila euro per ridare vita alla cappella del Castello di Castellamonte

La cappella del Castello di Castellamonte vista da dentro

La cappella del Castello di CASTELLAMONTE, alla quale sono stati destinati quasi 150.000 euro (150.000 meno un centesimo) sorge in posizione decentrata rispetto al resto del complesso ed ha una caratteristica che il proprietario Tomaso Ricardi Di Netro ha fatto notare alla conferenza stampa di presentazione dei progetti sul PNRR: “Il paese è nato intorno al castello ma ciò che si vede dal basso non è la parte difensiva - più arretrata - bensì proprio la cappella, che acquista pertanto una valenza particolare”. 

Ha quindi spiegato che questo tipo di edifici “presenta sempre problemi di manutenzione perché l’attenzione si concentra sulla parte principale del complesso. Si tratta però di beni fatti per la collettività e il restauro va in tale  direzione: fra gli aspetti positivi del vincolo vi è il riconoscimento della sua valenza nazionale. Da quando ci sono io, ovvero nell’ultimo quindicennio, il castello è stato aperto in molte occasioni e per alcuni anni ha ospitato una sezione della Mostra della Ceramica. A lavori conclusi, penso ad un’inaugurazione con celebrazione della messa… la prima dopo qualche secolo, ed il Vescovo di Ivrea ha dato la sua disponibilità”.

Ha ringraziato per il suo sostegno la Regione (in  particolare l’assessore alla Cultura Vittoria Poggio, il consigliere regionale Andrea Cane,  gli uffici che gestiscono i bandi)  e poi l’amministrazione di Castellamonte e le tante associazioni che hanno inviato lettere di sostegno: il FAI, l’Associazione Dimore Storiche, Genius Loci, Terra Mia, l’Associazione Costantino Nigra, il Consorzio Turistico Alto Canavese. Ha anche ringraziato il custode del castello, il signor Paolo, che se ne occupa dal 1991 con passione e dedizione.

Intervenendo dopo di lui, Cane ha affermato: “E’ già un successo essere qui a parlare di territorio e di questo progetto fa parte anche Ingria, il comune in cui sono consigliere. Oggi avrei dovuto partecipare all’inaugurazione di tre ambulatori sociali veterinari  ma, come sempre, il territorio viene prima.  Mi fa piacere poter rilevare che, quando si diceva che con il PNRR la Regione aveva aperto i cassetti per tirar fuori la lista della spesa, non era così”. 

L'esterno della cappella del Castello di Castellamonte

Ha anche voluto sottolineare l’importanza di  valorizzare “i luoghi legati alla religione. Mi fa piacere che si sia parlato di dire la messa in questa cappella”.

Di fronte ai ringraziamenti di Ricardi Di Netro per il sostegno ricevuto dal Comune, il sindaco Pasquale Mazza ha rilanciato: “Sono io a ringraziare te per aver organizzato quest’ incontro nel posto più bello di Castellamonte… e all’ombra. L’anno scorso, all’inaugurazione della Mostra della Ceramica, avevo sbagliato a scegliere il luogo e siamo rimasti per tre ore sotto il sole!”. 

Dopo questa battuta auto-ironica ha proseguito sottolineando l’importanza, per far crescere il territorio, di valorizzarne la storia. 

Il progetto di restauro è stato curato dall’architetto Maria Luce Reyneri di Lagnasco, che ha elencato i problemi dell’edificio e gli interventi previsti, precisando che “per mia deformazione, voglio sempre mantenere i luoghi così come ci sono stati consegnati dal passato”. Che bella cosa sarebbe se questa <deformazione> fosse più diffusa fra i suoi colleghi!

Entrando nello specifico, ha spiegato: “Prima si provvederà alla messa in sicurezza e verrà ripassato il tetto per eliminare le infiltrazioni. Vi è un serio problema dovuto all’umidità di risalita per cui porteremo le acque piovane il più lontano possibile dai muri della cappella, raccogliendole in una cisterna interrata, in base ai principi della Sostenibilità. Poi ci occuperemo del prospetto esterno e della facciata, che è esposta e soggetta a dilavamento. All’interno il pavimento in cotto presenta una deformazione  su uno dei lati e penso che la macchina d’altare, ora in condizioni di semi-crollo, ci riserverà delle sorprese. Poi penseremo alle parti lignee: balconata, serramenti. Almeno una delle ante della porta è di recupero, aspetto storicamente molto interessante. In tutti gli interventi utilizzeremo materiali naturali”. 

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