PRASCORSANO. Si coopera con la Regione Piemonte sul traliccio che dovrebbe essere installato vicino alla Chiesa della Madonna del Carmine. Piero Rolando Perino, sindaco di Prascorsano, non lo vuole, e sta cercando in tutti i modi di trovare una quadra parlando coi funzionari regionali.. Già da diverso tempo è nota l'opposizione della Giunta Perino al traliccio che una compagnia telefonica vuole installare vicino alla Chiesa della Madonna del Carmine. Quest'ultima è un bene riconosciuto a livello nazionale per storia e per importanza culturale. Il sindaco ci tiene che nulla la deturpi esteticamente."C’è già un traliccio per radiocomunicazioni alto ventiquattro metri e installato nei primi anni duemila - chiarisce il primo cittadino-. Ora una nuova compagnia vuole montare un nuovo traliccio più in alto e che sarebbe invece di trentacinque metri. Così, mentre il primo era nascosto dalla flora boschiva, questo sarebbe completamente scoperto, anche per via dell'altezza".Paesaggisticamente sarebbe terribile: "È un’opera impattante esteticamente, e la Regione Piemonte lo sa. Ad autorizzare l’impianto saranno proprio i funzionari regionali ed è con loro che vogliamo fare un percorso. Fornire questo servizio è importante, non ci opponiamo alla tecnologia, ma bisogna farlo con le giuste modalità. Dalla Regione si sono dimostrati tutti collaborativi, hanno capito il punto. Vogliamo solo fare in modo che eventuali nuove installazioni siano condivise e non creino degli ecomostri che danneggiano i territori".
Dunque il problema, per ora, non si pone dal punto di vista dell'impatto delle onde elettromagnetiche. Su questo il Comune e la Regione non hanno ancora i dati. In questo momento la questione è paesaggistica, e per un piccolo comune che vuole preservare i propri beni culturali questo è un affare terribilmente serio.
Le parole di Perino, peraltro, somigliano a quelle con cui il consiglio comunale di Rivarolo si è opposto recentemente alla costruzione del parco fotovoltaico di Argentera: lì, come a Prascorsano, si lamentava la mancanza di condivisione delle strutture amministrative di grado più alto (Città Metropolitana, Regione) coi piccoli comuni periferici in merito alla realizzazione di grandi opere impattanti.
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