«Sono una utente della linea ferroviaria Aosta-Ivrea-Chivasso-Torino, in particolare dalla Stazione di Ivrea, da più di 30 anni. La situazione non è mai stata ottimale tale per cui, nel corso di questi anni non mi sono mai azzardata a prendere appuntamenti con i clienti del mio studioprima delle ore 10.00 ed a volte non sono neppure riuscita a rispettarli. Considerato che prendo un treno poco dopo le ore 7.00, mi sembra già questo un dato significativo...”. Con queste parole inizia la lettera di una “pendolare stanca”che in queste ore sta spopolando sul web.
Capita tutto questo in occasione dell’entrata in vigore del nuovo orario invernale che porta in dote gli ennesimi tagli alle fermate intermedie.
Funzionerà, anzi no, sta già funzionando più o meno così.
Il treno delle 6.24 è stato anticipato alle 6,15. Ferma a Strambino, Caluso e Montanaro ma bisogna cambiare a Chivasso (6,52) per arrivare a Torino Porta Susa alle 7,18..
Il treno delle 6.50 che fermava a Strambino, Mercenasco, Candia, Caluso, Rodallo, Montanaro è stato soppresso.
Poi ci sono i treni rossi della Valle d’Aosta (già al centro delle critiche per il costante sovraffollamento) uno all’ora da Ivrea a partire dalle 6.41. Non faranno fermate intermedie (solo a Chivasso) per velocizzare il collegamento Aosta-Torino, a tutto vantaggio dei cittadini valdostani.
Insomma a nulla sono servite le polemiche del consigliere comunale del Pd Andrea Benedino. A nulla è servito il tavolo tecnico tra gli assessori regionali Marco Gabusi e Erik Lavevaz.
Come dice quel proverbio: non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.
“La situazione è nota - scrive su Facebook Fabrizio Dulla, un altro consigliere comunale del Pd - le cause pure, la regione piemonte non vuole spendere e appaltare quella linea. Lascia fare alla Valle d’Aosta. Ora credo che la misura sia colma.Se fossi il sindaco di Ivrea mi incatenerei a Palazzo Lascaris... Ma.... Già so che piegheranno la testa ai padroni...”.
Mai dire mai, considerando che si sta per entrare in campagna elettorale (il mandato termina nel 2022) e Stefano Sertoli ha già manifestato ai più la sua voglia di ricandidarsi.
“Nel corso di tutti questi anni- continua la pendolare - ho vissuto situazioni inenarrabili alle quali purtroppo il pendolare si adegua quasi con rassegnazione. Ciò non significa che non ci sia un profondo rammarico e consapevolezza della totale indifferenza e soprattutto mancanza di concretezza nel trovare delle soluzioni da parte delle autorità competenti (...). La mancanza di sensibilità deriva evidentemente dal fatto che coloro che dovrebbero tutelarci, garantirci dei servizi adeguati, sicuri, celeri, puliti non abbiano la più pallida idea di cosa significhi utilizzare i mezzi per raggiungere il proprio posto di lavoro. Detto ciò, devo aggiungere che negli ultimi anni ho potuto constatare un ulteriore progressivo peggioramento del servizio, con utilizzo di convogli inadeguati, ritardi sistematici che impediscono di affrontare serenamente i cambi treno a Chivasso. Tutti questi aspetti si aggravano oggi nel contesto della pandemia da COVID-19, quando solo un servizio pubblico efficiente può riuscire a ridurre realmente il rischio di contagio. Non entro nel merito della soppressione delle fermate intermedie in quanto, se venissero reintegrate nei treni diretti, renderebbero la situazione ancora più disagiata. Occorre introdurre ulteriori trenicheraccolgano gli utenti alle fermate intermedie e non penalizzare i treni diretti che sono già pieni di gente. Sono inutili i continui annunci sul treno che occorre tenere la mascherina ben posizionata e molti utenti la tengono sotto il naso. Non parliamo, poi, dell’affiancamento al treno di pullman. Probabilmente non è stato preso in considerazione di cosa significhi e di quanto tempo necessiti un pullman per arrivare al centro di Torino in orario di entrata negli uffici. Mi permetto di dire che si tratta di una soluzione assolutamente senza senso che, oltretutto, implica dei costi inutili. Questa situazione non è più accettabile e nemmeno lo è la scelta di molti utenti di abbandonare il servizio pubblico a favore dell’auto privata, andando ad incrementare l’inquinamento atmosferico...”.
Morale? C’è chi ipotizza una seconda “class action” da aggiungere a quella in corso contro GTT.
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